La tomba di un faraone e l'Antico Egitto ricostruito nel sottoscala della scuola Carducci

Lirvono, pareti affrescate, geroglifici, un sarcofago: sono gli insegnanti, insieme a studenti e genitori ad aver costruito il laboratorio

LIVORNO. A vederla da fuori, la scuola Carducci di Banditella, con quelle mura tutte uguali in mattoncini rossi, le linee rigide ed essenziali, l'architettura spoglia e un po' fredda, non sembrerebbe affatto poter custodire un tesoro spettacolare e sgargiante come quello che ospitano i suoi sotterranei.

Un po' come le basiliche paleocristiane, che da fuori hanno veste austera e monacale ma una volta varcata la soglia possono abbagliare con gli ori dei mosaici tra i più belli al mondo. Così alla scuola di Antignano-Banditella grazie al certosino lavoro di ingegno e creatività dei maestri Francesco Del Zoppo e Paola Geri, dei loro alunni e dei preziosissimi genitori, che con il benestare della dirigente Camilla Pasqualini hanno trasformato uno scantinato qualunque in una vera e propria macchina per viaggiare nel tempo.

Un ambiente della tomba egizia

Pareti affrescate a geroglifici e pitture egizie che riproducono la Tomba di Sethi I, faraone tra i più grandi ma semisconosciuto ai giorni nostri: una grande sala centrale con quattro colonne interamente decorate e la riproduzione della camera funeraria, un piccolo labirinto in cartongesso tutto affrescato, dai corridoi stretti e dai cunicoli così bassi che per percorrerli ci si deve chinare; al suo interno il sarcofago e la mummia, oltre a un suggestivo tesoro. A disposizione dei bambini anche una porzione di muro che ogni anno viene imbiancato così che tutti possano provare l'ebbrezza della pittura. Che sotto al grande atrio d'ingresso ci sia qualcosa di insolito e un po' misterioso è chiaro a tutti, fin dal primo giorno di scuola, fin dalla prima volta in cui ci si accorge della rampa di scale che porta al piano interrato, chiusa da un cancellino che impedisce l'ingresso ma non la vista, rivelando un inizio di pareti affrescate e minuziose miniature.

E così, da quattro anni a questa parte, da quando al maestro Del Zoppo è venuta l'idea di dare nuova vita ad un polveroso non-luogo, i corridoi della scuola Carducci di Banditella hanno iniziato a brulicare di leggende: «C'è una tomba, nella scuola c'è una tomba!», sussurrano con occhi sognanti i bambini più fortunati, quelli che sono riusciti a strappare un lembo di verità ai più grandi. Perché per scendere le scale e entrare nel regno di Sethi I bisogna avere almeno 8 anni ed essere arrivati in quarta elementare, la classe in cui si cominciano a studiare gli antichi egizi. «Ogni anno, il primo giorno di scuola, facevo il conto alla rovescia perché sapevo che ero sempre più vicino a scoprire tutto», racconta con gli occhi ancora pieni di meraviglia Otto Giannetti, che nella Tomba è sceso un anno fa insieme alla propria classe.

Il sarcofago (foto concessa dalla scuola)

«Sapevamo che ci fosse qualcosa di strano, ma certo non ci immaginavamo che fosse così bello», gli fa eco la compagna Flavia Soldati. «Farli venire qui è un modo per coinvolgerli ed appassionarli a quello che studiano- spiega il maestro - prima di portarceli ricreiamo i profumi della terra bagnata e dell'incenso e accendiamo uno stereo che riproduce i rumori degli scavi archeologici. E' un percorso aperto anche ai bambini della altre scuole livornesi, basta prenotarsi sul sito del Cred», spiega la preside Camilla Pasqualini. La visita guidata della tomba, unica in Toscana nel suo genere, può essere unita a laboratori pratici di disegno murario, scrittura in geroglifici su papiri creati dai bambini, cucina a freddo delle pietanza dell'antico Egitto curati dalle docenti Marica Bellucci e Carolina Conti. «Ogni anno cerchiamo di arricchire la proposta educativa- spiega ancora Del Zoppo- uno dei grandi intoppi, purtroppo, è la mancanza di fondi». A dimostrazione dell'alta qualità del percorso educativo anche la menzione, nel 2013, del sito specialistico egittologia.net e l'interesse della Fondazione Amiotti di Milano, che nel 2014 premia il progetto della scuola livornese attribuendogli il podio del "Concorso Nazionale Didattica del fare, fare per includere".