Muore in casa a 38 anni Matteo Fantolini, il fotografo della felicità

L'ex cestista livornese è stato trovato senza vita nella casa di Pinerolo dove si era trasferito. Lascia un figlio e la compagna, disposta l’autopsia

LIVORNO. «Sono Matteo, padre di Gabriele. E sono prevalentemente un fotografo di matrimonio. Ho viaggiato, tanto. E tornerò a farlo con mio figlio non appena sarà più grande. Per adesso conduco silenziosamente il mio viaggio nelle celebrazioni religiose, in tutto il mondo e di ogni credo...».

I progetti di oggi e i sogni di domani che Matteo Fantolini portava con sé e aveva affidato anche alla sua biografia, si sono spenti venerdì 16 dicembre quando la compagna l’ha trovato senza vita nella casa dove viveva, a Pinerolo, in provincia di Torino. A portarsi via la sua voglia di vivere a soli 38 anni è stato molto probabilmente un infarto. È questa la voce che si è sparsa tra gli amici che da due giorni lo piangono a Livorno dove era nato, cresciuto e dove spesso tornava, soprattutto in estate, per assaporare una boccata di salmastro.

Per scacciare via ogni sospetto sulle cause della morte è stata disposta l’autopsia sul corpo del giovane fotografo, anche per verificare eventuali malformazioni genetiche. In Piemonte da sabato sono saliti anche i genitori di Matteo, mentre per il momento è difficile sapere quando e dove si svolgeranno i funerali.

Scrivono da Pinerolo per raccontare il lutto della scomparsa Matteo che in Piemonte aveva costruito la sua seconda vita: «La stima degli amici, i tanti messaggi scritti sul social network con il cuore in mano rappresentano una formidabile dimostrazione di cordoglio che servirà ad anestetizzare un poco il dolore di chi gli ha voluto bene. A stroncarlo alla soglia dei 38 anni potrebbe essere stato un infarto, la certezza arriverà solo dall' autopsia. A trovarlo è stata la sua ex compagna, la donna che gli aveva regalato un bambino che adesso ha quattro anni. Matteo sognava reportage, cercava storie da raccontare, amava le profondità degli abissi marini. Dietro l'obiettivo vedeva il mondo degli altri e sapeva scattare al momento giusto. Lui era il fotografo dei matrimoni, dei momenti lieti, il suo obiettivo catturava quegli attimi di vita che poi, conservati nell' album dei ricordi, accompagnano per tutta la vita».

A Livorno la notizia della sua scomparsa si è sparsa tra sabato e ieri. «Aveva mille interessi - racconta uno degli amici livornesi che oggi lo piange - e una voglia di vivere contagiosa». Dopo la fine della scuola e gli anni passati a giocare a basket tra le giovanili di Libertas e Junior Basket, la scelta di fare le valigie per andare incontro al mondo. «Aveva vissuto a Milano - ricorda un altro dei vecchi compagni - poi aveva preso il brevetto come istruttore subacqueo e con quello in mano aveva fatto tappa nei paradisi degli abissi, a cominciare dall’Egitto e le Maldive. Poi una decina di anni fa l’incontro con la madre di suo figlio e il ritorno in Italia dove ha conosciuto anche un’altra passione: quella per la fotografia, in particolare raccontando il giorno più bello della vita di due persone.

Un momento - scrive sempre nella sua biografia «durante il quale i partecipanti osservano la mortificazione della carne come forma estrema di devozione alle rispettive divinità. Fede, passione, ritualità, tradizione e mille altri fattori si mescolano in un estasi di odori e suoni e musiche e canti, ovunque, nel mondo. “I Believe...” è l'unica risposta. I Believe». Sì, crederò.