Caso Aamps, il procuratore dopo l'annuncio del sindaco: l’inchiesta va avanti

Livorno, indagini prorogate a dicembre. Ecco i nuovi retroscena che emergono all'indomani della scoperta di Nogarin di essere indagato per abuso d'ufficio

LIVORNO. «L’indagine va avanti». All’indomani della “scoperta” del sindaco Filippo Nogarin di essere indagato anche per il reato di abuso d’ufficio, bastano quattro parole - le sole - del procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco per capire che la maxi inchiesta “Città Pulita”, che cerca di far luce sulle presunte irregolarità nella gestione di Aamps tra il 2012 e il 2016, non si ferma.

Anzi. Andrà avanti almeno fino al prossimo mese di dicembre quando scadranno i primi sei mesi di proroga richiesti nel maggio scorso dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini, titolari del fascicolo.

Diciotto, fino ad oggi, le persone finite del registro degli indagati con ipotesi di reato che vanno dalla bancarotta al falso in bilancio, dall’abuso d’ufficio all’induzione a dare o promettere utilità, fino alla malversazione ai danni dello Stato.

Una vicenda giudiziaria che ha coinvolto, tanto per dare rendere l’idea dell’ordine di grandezza dell’indagine, due sindaci, Nogarin e il suo predecessore Alessandro Cosimi, l’attuale assessore al bilancio Gianni Lemmetti, due rappresentati della vecchia giunta targata Pd, tutto il consiglio di amministrazione ancora in carica della società dei rifiuti e ancora, ex manager di Aamps, dipendenti della stessa azienda, dirigenti e funzionari del Comune. Tutti, uno alla volta , tra la fine di aprile e il 7 maggio hanno mostrato l’avviso di garanzia. E l’ultimo a farlo è stato proprio l’attuale primo cittadino, nonostante le lettere delle Procura fossero partite negli stessi giorni.

GLI ALBORI. I primi accertamenti penali sono iniziati a metà del 2014 all’interno degli uffici dal nucleo di polizia tributaria della Finanza sulla scia del dossier degli 007 del ministero dell’Economia che alla fine del 2013 (giunta Pd) avevano messo in evidenza dieci ombre sulla gestione di Aamps; in particolare riguardo all’uso dei soldi pubblici, fino all’approvazione del bilancio 2012 e ai premi erogati ai manager. La prima iscrizione in Procura risale invece all’anno successivo. E quella degli investigatori, almeno all’inizio, è stata una corsa a ritroso per acquisire i documenti e gli atti legati alla società dei rifiuti, a cominciare dai bilanci, dal 2012 in poi. Infine, a partire dalla fine del 2015, le indagini sono andate di pari passo con l’evolversi delle vicende legate ad Aamps, soprattutto tenendo sotto controllo le mosse della giunta M5S a livello societario (assunzioni, siluramenti di Cda e approvazione dell’ultimo bilancio) con la richiesta di concordato preventivo in continuità presentata in Tribunale.

LE PERQUISIZIONI. C’è però una data che ha strappato il velo della segretezza investigativa portando sulla scena pubblica la maxi inchiesta Aamps.

È quella del 5 aprile scorso quando una ventina di finanzieri entrarono di buon mattino in Comune per acquisire fascicoli e computer nelle disponibilità di amministratori e dipendenti pubblici.

E ancora oggi quel documento con il simbolo della Procura stampato sopra è l’unico che è trapelato dagli investigatori. Una sorta di stele di Rosetta per orientarsi nelle ipotesi di reato sulle quali, almeno fino alla primavera scorsa, stava indagando la Procura. A cominciare dalla malversazione ai danni dello Stato con riferimento all'utilizzo del contributo a fondo perduto corrisposto per conto della Regione ad Aamps da Ato Costa nel giugno del 2014 per 1.035.600 euro; omissione d’atti d’ufficio in concorso per aver omesso di comunicare alla Regione o all’Ato le eventuali anomalie connesse all’utilizzo di quel contributo corrisposto nel giugno del 2013 per un importo complessivo di 1.035.600 euro; false comunicazioni sociali per i bilanci di Aamps per gli anni 2012 (approvato il 10 maggio 2013), 2013 (approvato il 23 maggio 2014, poco prima delle elezioni amministrative) e 2014 (approvato il 19 novembre 2015); abuso d’ufficio sulla Tia in relazione all’erogazione della somma di 1,6 milioni di euro da parte del Comune a fronte di fatture emesse da Aamps; falso in bilancio (per il 2012, 2013 e 2014) e bancarotta in riferimento all’assunzione dei 33 precari del gennaio scorso quando era stata già avviata la richiesta di concordato preventivo in continuità e abuso d’ufficio per quello che riguarda sulla revoca Cda datato 7 gennaio 2016.

IL FUTURO. Mercoledì 12 ottobre con l’annuncio del sindaco di essere indagato per un secondo reato l’inchiesta è tornata di attualità. Ma in questi mesi come conferma il procuratore capo, «l’indagine è andata avanti».

Il nucleo della polizia tributaria della guardia di Finanza ha acquisito altri e atti e ne ha verificato la correttezza. E pare che anche nelle ultime mosse qualcosa per gli investigatori non sia stato fatto a regola d’arte. Vero è che molto del futuro dell’inchiesta dipenderà dall’ok o meno da parte dei creditori alla richiesta di concordato e alla eventuale successiva omologa da parte del Tribunale fallimentare. Nel caso in cui arrivi l’ok infatti molti reati cadrebbero, al contrario arriverebbero quasi sicuramente in un’aula di tribunale.