Bacci: «Se perderemo 86 milioni il responsabile è Nogarin»

«L’investimento di Iren occasione unica, ma i 5 Stelle pensano alle nomine Ospedale, rifiuti, porto e gas: come un Re Mida al contrario sta respingendo tutto»

LIVORNO. Oggi alle 15.30 in Comune è in programma l’assemblea dei soci Asa: all’ordine del giorno c’è solo la nomina del nuovo consiglio di sorveglianza, ma in ballo in realtà c’è l’aumento di capitale proposto dal socio privato Iren che ha messo sul tavolo 25 milioni per far partecipare Asa alla gara delle reti del gas e un investimento totale da 86 milioni sul territorio. In cambio Iren chiedeva di arrivare al 51% di Asa (dal 40%), ma poi ha accettato la proposta del sindaco di Collesalvetti Bacci di fermarsi al 49%, lasciando la maggioranza ai Comuni (ma modificando parte dello statuto).

Se Iren non avrà una risposta positiva, il 10 giugno venderà il suo 40% alla romana Acea. E Livorno e provincia perderanno un maxi-investimento in infrastrutture, l’azienda una massiccia capitalizzazione, i Comuni una valorizzazione della loro partecipazione.

La soluzione Bacci sembrava aver convinto anche il sindaco Nogarin e quelli di Volterra e Suvereto, inizialmente contrari sotto lo slogan dell’acqua pubblica. Ma nelle ultime ore c’è stata una frenata improvvisa e Livorno rischia di perdere una pioggia di soldi e le risorse utili ad esempio a spostare il Rivellino dalla Venezia e avere il depuratore nuovo.

Sindaco Bacci, lei è il primo sostenitore dell’aumento di capitale di Iren. Davvero il territorio rischia di perdere questo maxi-investimento?
«Siamo molto preoccupati. Ancora una volta sta passando un messaggio che è diventato il leit motiv dell’amministrazione livornese: la priorità è nominare persone di fede 5 Stelle compresi i trombati alle elezioni. Solo dopo vengono le strategie. E’ evidente che Nogarin è impegnato a lottizzare tutto quel che è lottizzabile. Ma qui in ballo c’è lo sviluppo dei territori che invece è messo in secondo piano».

Ma la nomina del consiglio di sorveglianza era in programma da tempo...
«A inizio maggio Nogarin si è presentato in conferenza dei sindaci dicendo che doveva fare le nomine. Tutti gli abbiamo detto che era opportuno capire che mandato dare al nuovo cds, visto anche che lui stesso aveva aperto all'investimento di Iren. Abbiamo deciso di sfruttare l'assemblea del 10 maggio per chiedere ad Iren conto del suo piano. L'assemblea c'è stata e abbiamo avuto conferma della volontà di investimenti nel settore idrico, con la possibilità di partecipare alla gara del gas. Abbiamo contrapposto l’esigenza fondamentale di mantenere pubblica la governance e abbiamo chiesto una proposta che tenesse insieme investimenti, aumento di capitale e regia pubblica. Lunedì 23 la proposta è arrivata, martedì avremmo potuto discuterla e far partecipare al confronto Iren e i vertici Asa, ma Nogarin ha voluto tenere tutti fuori. E discutere solo delle nomine. Dovevamo parlare di futuro del territorio, degli investimenti, ma non c'è stata possibilità».

E adesso?
«Domani (oggi, ndr) secondo Nogarin si faranno solo le nomine e noi porteremo le nostre. Ma insisteremo per parlare dell'investimento, i nomi vengono 20 volte dopo. Non ci interessano, tra l'altro l'unica cosa chiara è che sono figure a 5 stelle come Di Gennaro, lo Steve Jobs di Aamps».

Perché spinge tanto per Iren?
«Iren avrebbe creato le condizioni per avere un ruolo strategico in acqua e gas non solo a livello territoriale ma anche regionale. Oggi l'unica alternativa è la dismissione delle sue quote ad un altro privato. In questo caso (con l’avvento di Acea, ndr) diventeremmo un'appendice geopolitica di un sistema già consolidato che non ha alcun interesse nel gas, dove invece potremmo continuare a dare ai tanti occupati del settore una garanzia di tipo pubblico, che un qualunque altro accordo sindacale non darebbe».

Se Iren se ne andrà invece, Asa non parteciperebbe alla gara e rischierebbe di perdere anche il 75% di rete che adesso gestisce...
«Esatto. Ma perderebbe anche altri 60 milioni di investimento sul territorio. Un episodio che ci mette per l'ennesima volta di fronte a un dato: questo sindaco non vuole prendere in considerazione alcun tipo di investimento che possa interessare Livorno. Sul settore sanitario sarebbero stati investimenti pubblici e invece ci teniamo un ospedale da terzo mondo, nei rifiuti, in Asa. Per fortuna in porto c'è un'autorità indipendente dal Comune, altrimenti sarebbe stato bocciato il piano regolatore e la darsena Europa. E menomale il gruppo Pd ha detto che nell'interesse della città il Prp doveva essere votato, di fronte all'irresponsabilità del M5s che si è astenuto privandosi della possibilità di avere un ruolo sulla scelta strategica più importante della città. Un segnale devastante, a cui potremmo sommare l'azione di disincentivi fatta dal sindaco davanti agli investitori».

Il sindaco di Suvereto Parodi sostiene che Iren andrà di fatto al 53% e la governance sarà privata.
«Iren ha semplicemente detto che vogliono valorizzare il bilancio di Asa dentro il loro bilancio consolidato e dunque devono avere una sorta di golden share, ma ciò non impedisce alla parte pubblica di esercitare il ruolo strategico quando si discute di investimenti».

Ma la maggioranza di Asa in mano pubblica non è a rischio in questo modo?
«Per noi è imprescindibile la maggioranza pubblica e su questo Iren ha dato massima disponibilità. Perché buttare all'aria un'operazione del genere non lo capiamo. Se salterà l’investimento il nome del responsabile è uno solo, sia chiaro a tutti».

Non c’è un fronte su cui salva l’amministrazione 5S?
«In questi mesi Livorno è attraversata da opportunità di crescita irripetibili. Non mi ricordo prima di cifre del genere che giravano rispetto a porto, acqua, sanità. Una congiuntura astrale positiva e irripetibile che cozza con un Re Mida alla rovescia che tutto quello che potrebbe essere valorizzazione lo rimanda al mittente. Si campa di reddito di cittadinanza».

Lei però il reddito di cittadinanza non l’ha fatto...
«Non l’ho fatto perché non ho tagliato i servizi. Facile farlo tagliando 300mila euro di servizi e dando per sei mesi 500 euro a 100 persone».

Parlava di Aamps: è convinto anche Retiambiente sia la soluzione?
«Lo dice la legge che definisce gli ambiti ottimali. Tra l’altro la sede dell’Ato è a Livorno, si sarebbe potuto far diventare Aamps capitale di Retiambiente. Era una battaglia che doveva essere dei 5 Stelle perché si sarebbero ridotti 14 carrozzoni come li chiamano loro a uno. E invece niente. Anzi, i livornesi si sono visti aumentare la Tari del 14%: in cambio di che? Mi chiedo quali sono le opportunità di investimento che il Comune intende cogliere».

Sui rifiuti con Livorno avete in ballo la partita del Biscottino e lo spostamento di Lonzi.
«Venivo da difficoltà enormi a dialogare col precedente sindaco di Livorno. Ho chiesto a Nogarin di metterci al tavolo ma non c'è possibilità di dialogare su nulla. Ho proposto di lavorare insieme ai nuovi piani strutturali, per dare una prospettiva unitaria ai territori vista la presenza di porto e retroporto, per creare un mix integrato di sistemi. La risposta è stata imbarazzante: l’unica cosa che volevano decidere insieme erano le altezze delle ringhiere tra Stagno e Livorno».

E su Lonzi invece?
«Registro la teoria di scaricare su realtà vicine i problemi di un territorio. Da tempo dico che il Biscottino non produce nulla e deve dare risposte sostenibili e legate al mio programma. Una valorizzazione dell'asset per esempio potrebbe far sì che una raccolta differenziata fatta sul territorio abbia un costo minore. Abbiamo sempre proposto di fare un avviso pubblico ma non siamo mai riusciti ad arrivare all'obiettivo: se l’unico obiettivo di Livorno è delocalizzare Lonzi non ci stiamo».