Delitto di via Roma, l'ex amante:«Ho paura che Agostino ora uccida anche me»

Tamila Khurtsidze parla per la prima volta a tre mesi dal delitto del marito «È vendicativo, ora che è uscito dal carcere spero che mi proteggano»

LIVORNO. Il dolore l’ha ferita una prima volta la notte del 6 febbraio scorso quando i poliziotti hanno bussato alla porta di casa: «È successa una cosa molto brutta», hanno detto. Poi il senso di colpa le ha massacrato l’anima quando la Procura ha indagato l’ex amante per il delitto del marito. Infine, ora che Agostino Ceci è stato rimesso in libertà dopo ventitré giorni trascorsi in carcere, è la paura a mangiarsi i pensieri e gli occhi di Tamila Khurtsidze, vedova di via Roma, 40 anni, due figli che vivono in Georgia e un lavoro come badante in città.

«Se come sostengono gli investigatori ha ammazzato mio marito - dice senza mai pronunciare il nome dell’ex militare in pensione - significa che è pazzo. E uno così può fare qualsiasi cosa. Ecco perché ho paura per la mia vita, ho paura che mi faccia del male perché è uscito sul giornale che io ho aiutato la polizia ad incastrarlo...».

Prima di incontrarla, l’unica immagine della donna era dentro una foto sfocata mentre esce dalla porta del palazzo al numero 326 di via Roma: lo sguardo fisso e la mano di un agente sulla spalla che la guida verso la macchina della polizia. Indosso un giubbino di jeans imbottito e tagliato alla moda, una tuta con scritte pastello e il capriccio delle stringhe colorate.

Cento giorni dopo l’omicidio, dolore, senso di colpa e paura ne hanno mutato l’aspetto rendendola quasi irriconoscibile rispetto a quella donna. Per capirlo basta sederle davanti, nello studio del suo avvocato, e ascoltarla dentro ad abiti scuri mentre ripercorre, singhiozzando, la relazione extraconiugale con l’ex paracadutista scarcerato venerdì, la notte dell’omicidio, il ricordo del marito e il futuro suo e quello dei figli.

Cominciamo dalla fine, come ha saputo che il suo ex amante era stato scarcerato?

«Mi ha chiamato al telefono la mattina dopo il mio avvocato. Per fortuna quando me lo ha detto avevo una sedia vicino a me, altrimenti sarei svenuta. All’inizio non ci credevo, poi ho solo pensato alle conseguenze. Alla mia incolumità. Da venerdì scorso ho paura, lui è vendicativo, non è equilibrato. Io non sapevo che qualche anno fa era stato condannato per aver bucato per ottanta volta le gomme dell’auto alla donna con la quale aveva una relazione. Credo che una persona che si comporta in questo modo sia capace di tutto».

Eppure lei ha avuto una relazione con Ceci per cinque anni. In questo periodo di tempo ha mai assistito a episodi di violenza?

«No, in cinque anni non ha mai dato segnali di aggressività. Anzi. Si è sempre comportato come una brava persona. L’unico episodio chi mi ha dato da pensare risale a due anni fa quando sono tornata in Georgia per andare a trovare i miei figli. Lui per farmi uno sgarbo ha pubblicato su Facebook le nostro foto insieme. Ma quello che ha fatto a mio marito cambia tutto. Perché se ammazzi una persona innocente sei capace di fare di tutto. E io mi aspetto di tutto. Anche perché dalle indagini è venuto fuori che per un mese, dopo il delitto, è passato in auto dove lavoro. E quella non è una strada che lui percorre di solito e con quella frequenza».

Come vi siete conosciuti?

«Sono arrivata in Italia cinque anni fa. E sono venuta a Livorno perché qui vive una mia cugina. È stata lei ad aiutarmi quando non sapevo la lingua e cercavo lavoro. È proprio per via del primo impiego che ho trovato, facevo da badante a una signora molto gentile che viveva a Montenero, che ho conosciuto quell’uomo: aveva l’orto vicino alla casa ed era molto legato alla signora dove lavoravo».

Torniamo alla sera del delitto. Lei dov’era quando suo marito è stato ucciso all’angolo tra via Roma e via Vannucci?

«Ero a casa ad aspettarlo. Ci eravamo sentiti verso le 21,20. Io ero al lavoro e sono tornata a casa in bicicletta. Ricordo che faceva freddo. L’ho chiamato per dirgli che stavo tornando e lui mi ha risposto che era a casa di alcuni nostri amici georgiani. Ero contenta che fosse uscito. Da quando era arrivato in Italia aveva solo lavorato. Quindi ho pensato che un momento di svago gli potesse fare bene. Ecco perché gli ho detto di fare con calma. A quel punto ho acceso il computer, mi sono connessa, e ho iniziato a parlare su Skype con i miei figli. Alle 22 però ho iniziato a preoccuparmi perché non lo vedevo tornare. Ho preso il cellulare e ho cominciato a chiamarlo. Non so quante telefonate ho fatto, forse dieci, forse di più. Il telefono squillava ma lui non ha mai risposto. Poco dopo sono arrivate le ambulanze, ricordo il rumore delle sirene sotto casa. Dentro di me ho sentito come un brutto presagio. Per un attimo, quando hanno bussato alla porta, ho pensato che fosse Zviadi, ma lui le chiavi le aveva. Infatti era la polizia. All’inizio mi hanno solo detto che era successo qualcosa di molto grave...».

Durante il primo interrogatorio al quale è stata sottoposta in Questura quella stessa notte non ha però fatto alcun riferimento alla sua relazione extraconiugale con Agostino Ceci?

«È vero, la prima sera non ho detto niente. Pensavo fosse una cosa privata che non avesse niente a che fare con quello che era successo. Mi sono detto che era impossibile che fosse stato lui. Tanto che all’inizio ho creduto che mio marito fosse stato ucciso perché aveva visto qualcosa al lavoro che non avrebbe dovuto vedere. Poi però le cose sono cambiate. E ho capito».

In che senso sono cambiate?

«Quando gli investigatori che ringrazio per tutto quello che hanno fatto per me, mi hanno spiegato che la persona con cui ho avuto una relazione era indagata, tutto si è chiarito. Mio marito era una persona onesta, era qui da poco, e non aveva nemici. Non conosceva nessuno a Livorno, a parte due ragazzi georgiani a cui si era molto legato. In più lui era l'unico che poteva avere un movente».

Secondo gli investigatori, ad accendere la rabbia dell’ex carabiniere paracadutista sarebbe stata la sua decisione, a gennaio, di interrompere la vostra relazione. Ci racconta che cosa è successo in quel periodo?

«Prima è necessario fare una premessa però».

Prego.

«Mio marito è venuto in Italia a fine novembre per cercare di riallacciare il nostro matrimonio. Era quello che volevano anche i nostri figli. All’inizio però non ha funzionato. Addirittura a dicembre abbiamo litigato e io sono andata via di casa. Sono tornata, qualche settimana dopo per il bene dei nostri figli. E per lo stesso motivo ho deciso di interrompere definitivamente l’altra relazione».

E da quel momento non ha più sentito Ceci?

«No. Non l’ho più sentito».

In questa storia nessuno ha mai raccontato chi era suo marito, Zviadi Khurtsidze...

«Era un padre meraviglioso. Ma stare in Italia non gli piaceva. Una volta mi ha chiesto: “Come hai fatto a stare qui per cinque anni senza i tuoi figli?”. Ora penso che a luglio avrebbe compiuto quarant’anni e invece non li festeggerà mai. Ecco perché adesso l’unica cosa che voglio è solo la giustizia per il padre dei miei figli. Loro hanno solo me e io voglio lavorare tranquilla».

Ha deciso che cosa farà? Tornerà dai suoi figli in Georgia oppure resterà in Italia?

«Ancora non so che cosa farò della mia vita».

Si sente in colpa per quello che è successo?

(Piange e gli occhi si gonfiano)

E adesso che cosa desidererebbe?

«Alla procura chiedo di potermi sentire al sicuro. E soprattutto di scoprire la vera faccia dell’assassino. Perché non è giusto ammazzare una persona innocente in quel modo».