Inchiesta Aamps, ristrutturando il debito si evita la bancarotta al sindaco Nogarin e all'assessore

Dopo gli avvisi di garanzia il cda dell’azienda sta prendendo in considerazione anche l’ipotesi di abbandonare il concordato preventivo in continuità. Come aveva chiesto l’indotto

LIVORNO. C’è un’ipotesi a Cinque Stelle per dare una soluzione a quel pasticcio politico che sta diventando il caso Aamps a livello nazionale e contemporaneamente far uscire i suoi due rappresentati più in vista dalle sabbie mobili della giustizia. Come? Abbandonando per la società dei rifiuti partecipata dal Comune al 100% la strada del concordato preventivo in continuità presentato a fine gennaio al tribunale fallimentare di Livorno e virare sull’ipotesi della ristrutturazione del debito così come era stato richiesto, ma per altre ragioni, dalle aziende dell’indotto.

Un colpo di biliardo, finora ritenuto poco praticabile, che adesso - forse dopo gli avvisi di garanzia ricevuti dal sindaco Filippo Nogarin e dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti - è stato ripreso in considerazione. Anche perché nel caso in cui la sponda centrasse il castello permetterebbe di far cadere l’accusa di bancarotta fraudolenta contestata sia al primo cittadino pentastellato che al suo braccio destro in giunta.

«Per correttezza - rileva Federico Castelnuovo, presidente del cda di Aamps da gennaio - certe scelte non vanno anticipate sui giornali ma nelle sedi adeguate. Posso solo dire - spiega mentre è al lavoro nel suo ufficio proprio sulla spa livornese - che stiamo operando alacremente per salvare l’azienda. È vero, possiamo ancora scegliere tra le due strade e che entrambe le opzioni sono aperte. Come sceglieremo? Cercando di garantire una proposta che sia accettabile per i creditori, che tuteli gli utenti e la continuità aziendale».

A livello societario, in questa corsa in cui si intrecciano finanza, politica e giustizia, la scelta della ristrutturazione cambierebbe le carte in tavola solo per i creditori. Con il concordato incasserebbero subito una percentuale del credito (quanto è da vedere), mentre con l’altra opzione i debiti di Aamps verrebbero spalmati nel tempo a patto che la società sopravviva.

Per il resto l’azienda dei rifiuti che ad oggi ha un rosso di circa 35 milioni di euro, continuerebbe la propria attività salvaguardando anche i posti di lavoro. Ma a livello penale le cose cambierebbero eccome. Perché i pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Massimo Mannucci contestano a Nogarin e Lemmetti proprio la bancarotta fraudolenta «per aver assunto trentatré precari quando la giunta aveva già dato mandato al Cda» - siamo a fine novembre 2015 - «di presentare la richiesta di concordato». Dunque da quella data in poi - come recita il codice che regola la legge fallimentare - i denari di Aamps dovevano servire a garantire prima di tutto i creditori.

Tutto semplice allora? Manco per sogno. Perché il piano, nel caso venisse davvero messo in moto, si scontrerebbe con tre scogli. Il primo è rappresentato dai creditori, perché se per avviare il concordato basta l’ok della maggioranza, per la ristrutturazione la percentuale dei consensi aumenta al 60% «al momento del deposito e della pubblicazione dell’accordo».  Altro intoppo quello della Procura che nel momento in cui fosse interpellata dal tribunale potrebbe esprimere parere negativo. Infine la ristrutturazione prevede che vi sia «il superamento della crisi di liquidità», e dunque va verificata la situazione di Aamps.

IL COMMENTO:

Il Movimento 5 Stelle alla prova della purezza perduta di Cristiano Meoni