Omicidio di via Roma, gli avvocati di Ceci: «Serie di indizi, ci difenderemo»

Livorno, gli avvocati in carcere per il primo colloquio con l’ex parà accusato di aver ucciso a coltellate il marito dell'amante per gelòsia

LIVORNO. «Si tratta di un’accusa basata su una serie di indizi, leggeremo con attenzione quello che scrive il giudice e poi ci difenderemo»

Gli avvocati Francesco Gristina e Marco Talini, hanno passato il pomeriggio di ieri a leggere le 56 pagine di cui è composta l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto del loro cliente, l’ex carabinieri paracadutista in pensione Agostino Ceci. «Prima di fare qualsiasi dichiarazione», insiste Talini dobbiamo avere il maggior numero di informazioni sull’impianto accusatorio». Oltre a leggere gli atti firmati dal pubblico ministero e dal giudice per le indagini preliminari, il secondo passo che faranno i due avvocati sarà quello di andare a parlare con il proprio assistito in carcere. L’appuntamento è fissato per questa mattina, mentre in agenda non è stata ancora fissato l’interrogatorio di garanzia in programma venerdì 22 aprile.

Nei mesi scorsi, Ceci era andato davanti al pubblico ministero Gianfranco Petralia spiegando la sua estraneità al delitto. «Io e la moglie della vittima - ha ammesso - per cinque anni abbiamo avuto una relazione, ma è da gennaio che non ci sentiamo più. Se conoscevo il marito? Solo tramite Facebook. La sera di sabato 6 febbraio? Sono rimasto a casa. Ero da solo. No, non c’è nessuno che lo possa confermare, ma ricordo che i miei vicini avevano degli ospiti a cena, li ho sentiti chiacchierare fino a tardi. E prima? La sera precedente ero andato a ballare e sono rientrato tardi, quindi ho dormito più del solito, poi nel pomeriggio sono venuto a Livorno in macchina, sono stato all’orto e poi sono tornato a casa». L’ex carabinieri ha anche spiegato che «la nostra storia non era un segreto per nessuno. Ho conosciuto in questi anni anche i suoi parenti, ma era un continuo tira e molla».

Gli agenti della squadra mobile in quella circostanza hanno fatto vedere all’indagato il video registrato in via Zambelli il giorno dell’omicidio nel quale sono convinti che sia lui, alle 19,05, a seguire il quarantenne che due ore e mezzo più tardi sarà trovato morto. «Non sono io quella persona», ha ripetuto.