Conforti, il livornese dell'Oscar italiano: ho pianto un'ora dalla gioia

L'intervista da Los Angeles a 24 ore dalla consegna del David di Donatello per il montaggio del film Lo chiamavano Jeeg Robot: ringrazio l'Italia e la mia città e vi racconto i miei progetti

LIVORNO. A 24 ore dal David di Donatello per il montaggio di "Lo chiamavano Jeeg Robot" (il film rivelazione dell'anno che si è portato a casa ben sette statuette - tra cui miglior regia esordiente ed interpreti) parla da Los Angeles, dove vive e lavora, il livornese Federico Conforti (premiato con Andrea Maguolo), trentaduenne, raggiunto "al volo" via internet per farci raccontare le sue impressioni a caldo, a poche ore da una vittoria (a suo dire) inaspettata, che lo ha lasciato "in shock", e seguita in streaming da casa.

"Davvero una grande emozione", spiega Federico, ragazzo solare e alla mano, un vero "bimbo livornese" (gli amici lo chiamano "Cencio"), schietto e determinato.

"Non mi vergogno a dire che ho pianto per un'ora dalla contentezza, ad ogni premio assegnato al nostro film saltavo in casa da solo davanti al mac dove seguivo la diretta". Poi è arrivato il "suo momento", quello del miglior montaggio. I candidati erano agguerritissimi e in lizza c'erano grandi nomi del cinema italiano (Jacopo Quadri per il montaggio di "Fuocoammare", vincitore dell'ultimo Orso d'Oro al Festival di Berlino, Consuelo Catucci per il cult "Perfetti sconosciuti" e Patrizio Marone per il solido "Suburra"). Alla fine l'hanno sputata loro: Andrea Maguolo e Federico Conforti per "Lo chiamavano Jeeg Robot". Continua Federico: "Quando Andrea è salito sul palco non riuscivo a crederci: vedere il mio maestro salire a ritirare il premio e ringraziarmi per l'aiuto è stato incredibile ("Il mio pensiero va a Federico Conforti, che ci sta, spero, guardando da Los Angeles", ha detto un altrettanto emozionato Maguolo, ndr)". Chiediamo allora a Federico quali sono e quali saranno i suoi progetti, anche alla luce di questo premio.

"Parlare di un 'effetto David' forse è prematuro. Qua ho lavorato sul film di Valerio Esposito, 'Calico Skies', un film americano indipendente - molto interessante - che si sta facendo largo nei Festival. Collaboro con Bruno Miotto (autore di cortometraggi, nato a Ivrea, da anni negli Stati Uniti, ndr), insieme abbiamo chiuso da poco una serie chiamata "We are all made from stars" che verrà distribuita a breve. Sempre a Los Angeles ho conosciuto un grande talento che abita qua da molti anni, Mauro Borrelli, col quale abbiamo collaborato ad spot e spero, in futuro, di tornare a lavorare con lui per qualche progetto più grosso. Sul mio futuro non voglio dire troppo, anche un po' per scaramanzia. Mi domandi se "Jeeg" mi porterà lavoro in Italia: lo spero. Se capita, perché no? Si prende e si torna". Domandiamo, in conclusione, a Federico se vuole aggiungere qualcosa che fotografi questo momento. "Che devo dire? Grazie. Grazie a tutti quelli che da Livorno e dall'Italia hanno tifato per me. Grazie e ancora grazie". E come hanno scritto sulla sua bacheca di Facebook gli amici: "Vai Cencio, ti si vòle un gran bene, sei il re del montaggio, te lo meriti tutto".