Al livornese Federico Conforti l'Oscar italiano del cinema

Federico Conforti

A Federico Conforti, 35 anni, livornese, è stato assegnato - insieme a Andrea Maguolo, romano - il David di Donatello per il miglior montaggio: hanno lavorato insieme a "Lo chiamavano Jeeg Robot"

LIVORNO. Ce l’ha fatta a vincere quella sorta di Oscar made in Italy che è il David di Donatello: Federico Conforti, livornese, 35 anni, si è aggiudicato il prestigioso premio per il miglior montaggio insieme al collega romano Andrea Maguolo, classe 1981. Hanno lavorato a “Lo chiamavano Jeeg Robot”, in pole position fra i film nella serata cult trasmessa da Sky, con la conduzione di Alessandro Cattelan (con il padre di Federico al bar Civili a fare il tifo per il figlio in lizza per questo riconoscimento superstar).

Il tandem di montatori ha lavorato anche in pellicole come “La foresta di ghiaccio” firmata da due anni fa da Claudio Noce con Emir Kusturica  e Ksenia Rappoport fra gli interpreti (qui il link alla scheda della carriera di Federico Conforti in Imdb, la "bibbia" per quanti lavorano nel cinema).

Sono riusciti a battere una concorrenza assai qualificata: hanno prevalso su colleghi come Jacopo Quadri (in lizza con “Fuocoammare”, vincitore dell’Orso d’Oro al festival di Berlino), come Cristiano Travaglioli (che aveva dalla sua il carisma sorrentiniano di “Youth”), come Consuelo Catucci (“Perfetti sconosciuti”), come Patrizio Marone (“Suburra”).

La pellicola montata dalla premiata ditta Maguolo-Conforti ha fatto registrare una partenza sprint nel susseguirsi delle premiazioni: è andata subito in “fuga” che ha incassato ben quattro premi sui primi  sei assegnati. Al di là di quello assegnato aio due montatori, ha conquistato anche altri allori nel David edizione 2016: c’è riuscito con Luca Marinelli come “migliore attore non protagonista” (premiato per la prima volta ma già alla terza candidatura) e con Antonella Truppo come “miglior attrice non protagonista” e con Gabriele Mainetti come miglior produttore.

Federico aveva confessato in una intervista al Tirreno di aver saputo della nomination in modo un po’ singolare: l’ha chiamato l’altro montatore, Andrea Maguolo, ma alla prima telefonata non ha risposto rimandando il colloquio alla mattina successiva. Quando pochi istanti più tardi, l’ha richiamato, ecco un attimo di paura: dev’essere accaduto qualcosa di terribile se insiste a chiamarmi a un orario nel bel mezzo della notte.

“Corri, guarda su internet”, gli ha detto l’amico e collega: era la nomination. Federico ora vive a Los Angeles con la fidanzata americana (“l’ultimo film che ho montato in Italia è “Né Giulietta né Romeo” di Veronica Pivetti”). Nell’intervista Conforti racconta: “Mi è capitata questa bella occasione di venire a vivere e lavorare qua, e me la sono presa. Una volta, in Italia c’era tanto lavoro, facevamo cinema di genere, negli anni ’60 e ’70 sperimentavamo un sacco e ci prendevano da esempio, poi tutto ha iniziato a ristagnare, la macchina del cinema a bloccarsi. In Italia, ora, a parte, rare, sudate eccezioni, si fanno soprattutto commedie. Produttori e distributori non rischiano quasi più investimenti non sicuri. Sarebbe bello, invece, dire ai ragazzi: “Provate a buttare un sasso dove l’acqua è ferma e guardate che succede”. Che è quello che abbiamo fatto noi, con tanti sforzi, anche personali e individuali, per “Lo chiamavano Jeeg Robot””

Il passato di Conforti? I primi passi li fa nella compagnia teatrale del professor Sacripanti al liceo scientifico: è l’occasione per entrare in contatto con “I Licaoni”, videomaker di grande talento, con la “Q-Z film”. Poi la laurea al “Cmt” a Pisa: “Tanta utile teoria, ma nessun tipo di pratica. E quando ti scontri col mondo del lavoro, la pratica ti serve”, raccontava lui al Tirreno.  A Roma, dopo un corso alla New York Film Academy, la solita tiritera dei curriculum, l’uno dietro l’altro, e la solita risposta di tante porte chiuse, l’una dopo l’altra. Finché si apre quella  di Andrea Maguolo: in quel piccolo Magui Studio ecco che Federico inizia a fare la gavetta. E, al tempo stesso, ad arrangiarsi con una infinità di lavoricchi come accade a tanti altri giovani: addetto al parcheggio, ma anche attacchino di manifesti e venditore di caffè in cialde, solo per citarne alcuni.

IL TRAILER DEL FILM

 Ma nel frattempo si faceva le ossa fra clip, filmati, documentari: ore e ore e ore per inseguire la propria passione. Dura e difficile: “Per neppure due ore di pellicola – spiegava al nostro Claudio Marmugi - ci sono più di 50-60 ore di materiale girato. A volte anche di più. E’ una gioia immensa lavorare ad un film che pagheresti per vedere al cinema. Non capita spesso. Quando ho capito che il “mio” Jeeg avrebbe lasciato il segno? Quando ho visto che è piaciuto anche ai miei genitori”.

Fabio Conforti, padre di Federico, al bar Civili fa il tifo per il figlio alla cerimonia dei David di Donatello trasmessa in diretta tv (Marzi Pentafoto)

Aveva 16 candidature il film girato da Gabriele Mainetti, ex attor giovane e ex autore di cortometraggi “Tiger Boy” e come “Basette”, ora al debutto come regista di lungometraggi: il record di nomination era già di per sé uno standard di consenso e di apprezzamento inaspettato, visto che la pellicola di Mainetti ha dovuto vedersela con un gigante come il premio Oscar  Paolo Sorrentino con “Youth - La giovinezza” (con 14 nomination) così come “Non essere cattivo” firmato da Claudio Caligari, scomparso prematuramente (con 16 candidature).

Sul red carpet della cerimonia dei David si è affacciata anche la mobilitazione per Giulio Regeni, il giovane studioso assassinato in Egitto: l'hashtag #VeritaperGiulio spunta un po’ ovunque su spille da giacca, braccialetti e adesivi. E’ una campagna alla quale, come anticipato dall'Huffington Post, hanno aderito alla campagna Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Giuliano Montaldo, Marco Giallini, Anna Foglietta e Paola Cortellesi.