La moglie del georgiano ucciso aveva un amante: indagato ex parà livornese

Omicidio a Livorno: si tratta di un ex carabiniere di 64 anni. Le telecamere lo hanno ripreso la sera del delitto mentre seguiva la vittima. «Ucciso per gelosia»

LIVORNO. È un ex carabiniere paracadutista del Tuscania di 64 anni, è in pensione, ha una passione ventennale per il ballo e la notte del 6 febbraio avrebbe ucciso per gelosia; non accettava l’arrivo in Italia del marito dell’amante e la contemporanea fine della storia d’amore con la donna con la quale aveva avuto una relazione stabile negli ultimi anni: la moglie della vittima.

È questo l’identikit dell’unico indagato per il delitto di Zviadi Khurtsidze, 40 anni, il cittadino georgiano in Italia con un passaporto lituano falso ucciso con due coltellate in via Roma mentre tornava a casa, al numero 326.

A 41 giorni dal ritrovamento del cadavere dell’ex calzolaio, le indagini per risalire al responsabile dell’omicidio hanno preso una direzione precisa; c’è il movente passionale, il sospettato non ha un alibi che tenga: «Quella sera sono rimasto a casa da solo», ha raccontato durante l’interrogatorio. E poi ci sono diversi indizi a suo carico. A cominciare da una carriera militare che gli permette di conoscere le regole base del corpo a corpo e un video che secondo gli investigatori lo ritrarrebbe alle 19,05 del 6 febbraio, dunque due ore e mezzo prima del delitto, mentre segue la vittima in via Zambelli. «Lo ha pedinato - spiega chi indaga - fino a casa degli amici in via Ascoli e dopo otto minuti si vede che torna indietro compiendo la strada al contrario».

Secondo la ricostruzione della Procura, a questo punto avrebbe poi atteso il quarantenne all’incrocio tra via Vannucci e via Roma fino alle 21,45, orario del delitto. Tutti elementi, però, che per adesso non sono abbastanza forti per costruire un quadro probatorio inattaccabile davanti a un giudice: le immagini delle telecamere sono sgranatissime, non ci sono testimoni se non una signora che ha sentito le urla della vittima, i test del dna sull’indagato e sugli abiti che gli sono stati sequestrati non hanno portato a una compatibilità di profili e l’arma del delitto non è stata mai trovata. Sintetizzano dalla procura tracciando il profilo dell’ex militare: «È furbo ed è stato fortunato, per adesso...». Dunque nessun complotto internazionale, nessuna vendetta professionale, ma un delitto che sarebbe nato per gelosia. Perché l’ex militare che vive appena fuori Livorno, da cinque anni aveva una relazione stabile con la moglie della vittima (la donna nel procedimento non è indagata ma potrebbe essere parte offesa ndr), un rapporto tutt’altro che nascosto, tanto che i due, nonostante la presenza del marito in Italia a partire dall’ottobre scorso, avevano passato il Natale insieme.

Ma non solo. Perché da quello che è emerso dalle indagini della squadra mobile coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Petralia, anche i parenti della donna conoscevano il sessantaquattrenne. Ma nonostante questa apparente normalità in una relazione extraconiugale, il rapporto tra l’ex militare e la donna si era interrotto - come avvenuto anche altre volte in passato - intorno alla metà di gennaio. Il motivo? La presenza del marito al fianco della moglie. L’ex carabinieri, infatti, avrebbe voluto che lei troncasse la relazione, ma quest’ultima, nonostante un rapporto coniugale non facile, continuava a stare sotto lo stesso del marito. Dalle indagini, infatti, sono emersi diversi dissidi tra i due amanti, tanto che al culmine di una di queste litigate il paracadutista in pensione avrebbe addirittura chiesto l’amicizia a tutti gli amici di Facebook della donna, compreso il marito.