Da via Ascoli a via Roma, gli ultimi seicento metri di Vitali incontro alla morte

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Livorno, abbiamo ripercorso la stessa passeggiata di Vitali Kimpis la sera de delitto:  circa sette minuti a piedi nel cuore del quartiere Fabbricotti prima di essere ucciso sulla soglia di casa

LIVORNO. Seicento metri e sette minuti a piedi nel cuore del quartiere Fabbricotti tra strade deserte che portano il nome di un giurista e due eroi della Resistenza. Sono queste le unità di misura della morte, distanza, tempo e contesto dell’ultima passeggiata di Vitali Kimpis, il quarantenne ucciso tra le 21,40 e le 22 di sabato 6 febbraio con due coltellate mentre rientrava nell’appartamento al terzo piano di via Roma 326 dove viveva con la moglie e con un’altra coppia di connazionali.

A distanza di una settimana dal delitto, abbiamo fatto anche noi la strada che la vittima ha percorso per tornare a casa prima di essere aggredito. «Quella sera - hanno raccontato i testimoni - Vitali è venuto da noi per prendere una macchinetta con cui doveva tagliarsi i capelli». L’appartamento degli amici della vittima è in via Alfredo Ascoli, giurista a cavallo tra Ottocento e Novecento, una strada incastrata tra il viale della Libertà, a sud, e l’Aurelia, a nord.

In casa, quella sera, era in corso una cena con sette, otto persone. Il tempo di prendere quello che doveva, un saluto e poi di nuovo in strada. «Per cena avrebbe aspettato la moglie che lavora come badante». È dal portone di un palazzone con tante finestre che sembrano occhi chiusi che l’uomo è uscito intorno alle 21,35. Indosso un piumino e in mano quella scatola con stampato sopra il marchio Rowenta e dentro la macchinetta appena presa in prestito.

In questo momento dov’è l’uomo che pochi minuti dopo si trasformerà in un assassino? Ha seguito la sua vittima da prima, da quando è uscito dal suo appartamento, oppure lo sta aspettando sotto casa sapendo dell’imminente rientro? È una svolta a destra quella che il quarantenne si trova costretto ad affrontare per lasciarsi alle spalle via Ascoli e imboccare via Zambelli.

Il marciapiede di sinistra costeggia una zona militare, al termine della cancellata c’è una stradina stretta e nascosta intitolata a Enzo Fregosi, il carabinieri caduto a Nassirya il 13 novembre 2003. Sono più o meno le 21,40 e Kimpis tira dritto mentre da via Roma 326 esce una ragazza di una ventina d’anni che porta fuori il cane, sarà lei, venti minuti più tardi a trovarlo agonizzante sulla soglia del palazzo. Duecento metri dopo via Zambelli sbuca sul viale della Libertà, a destra e a sinistra ci sono due passaggi pedonali che portano dall’altra parte, in via Paolo Vannucci, come Zambelli eroe della Resistenza.

Nei giardinetti forse il padrone di qualche cane porta fuori il suo fedele amico. Vitali ha davanti un lungo rettilineo. L’incrocio con via dei Pini, che sbuca al parcheggio scambiatore di viale della Libertà allungherebbe la strada. Ecco perché gli agenti della squadra mobile sono abbastanza sicuri che la vittima abbia tirato dritto per altri cento cinquanta metri, sempre lungo via Vannucci fino a quando la strada non si piega a sinistra diventa l’ultimo tratto di via Roma.

Pochi metri ecco il numero 322, altri dieci metri e si intravede il civico successivo, il 326, la sua destinazione. Sono le 21,45 al massimo le 21,50. Poi arriva il buio vero: due coltellate e l’agonia. Fino alle 22 quando la ragazza col cane scopre un uomo agonizzante sulla soglia. Alle spalle l’ultima passeggiata e il mistero di chi l’ha interrotta a pochi metri da casa.

Livorno: ucciso sulla porta di casa, l'ultima passeggiata prima della morte