Canone Rai: paga solo chi ha la tv. Esclusi pc e tablet

Il governo si corregge, l’obbligo salta per le connessioni web

LA NOTIZIA IN PILLOLE

  • PAGANO il canone i possessori di televisori, radio (ma non le autoradio) e apparecchi in grado di ricevere programmi televisivi con i sistemi tradizionali, cioè l'antenna sul tetto, la parabola per il satellite, un collegamento via cavo.
  • PAGANO il canone anche gli utilizzatori di computer che abbiano collegato un box di ricezione che usa anche in questo caso i sistemi tradizionali: tipico è l'esempio delle antenne che si attaccano all'ingresso Usb.
  • NON PAGANO il canone i possessori di computer, di tablet, e di smartphone: la regola vale anche se si ricevono programmi televisivi tramite internet, compresi gli streaming in diretta dei programmi Rai.
  • NON MENTIRE: dichiarare falsamente che non si possiede un televisore o una radio per non pagare il canone sarà un reato in base al decreto del 2000 relativo alle autocertificazioni

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Soltanto chi possiede un apparecchio televisivo o una radio dovrà pagare il canone Rai che, a partire dal primo gennaio prossimo sarà diluito in sei rate da 16,66 euro sulle bollette per la fornitura dell’elettricità. Ne potranno invece chiedere l’esenzione gli utilizzatori di computer, tablet e smartphone, tutti strumenti che attraverso collegamenti in rete, quindi senza antenna sul tetto, parabola o cavo possono ricevere non solo la televisione pubblica in diretta, ma anche l’intera offerta “free” del panorama televisivo italiano.

Sì, avete capito bene: nonostante che il ministero dello Sviluppo Economico non avesse mai confermato questo aspetto, una serie di roventi polemiche si erano già scatenate attorno all’idea di usare come forma di controllo, insieme alla fornitura elettrica, la presenza di un collegamento Internet: in sostanza, si parlava di un canone che diventava di fatto anche una tassa sul web, visto che avrebbe costretto a versare l’importo (ora ridotto a 100 euro rispetto ai 113,50 per il 2015) anche se si dichiarava di non avere radio e tv.

Il chiarimento. La notizia, anzi il chiarimento, è arrivata ieri nel corso di un’intervista rilasciata a Radio 24 dal sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli: «In sostanza, rimane l'impianto della normativa in vigore e cioè che è il possesso di un televisore il requisito per il pagamento del canone, non degli altri device - ha spiegato -. Nella norma abbiamo solo aggiunto una presunzione del possesso del televisore che è il contratto di fornitura elettrica per l'abitazione in cui si è residenti. In futuro vedremo come prendere in esame l'evoluzione tecnologica». Frase, quest’ultima, che più che alla cancellazione di una norma mai emanata (la vicenda è inserita nella Legge di Stabilità ancora da approvare) fa pensare ad un rinvio legato alla modifica di una normativa risalente agli anni Novanta e legata all’analogico, con il digitale che era ovviamente marginale: tanto per fare un esempio, il canone è attualmente dovuto da un possessore di computer solo se quest’ultimo è collegato ad un apparecchio in grado di ricevere programmi televisivi per via tradizionale, ma non dal web.

Il paradosso. Ovvio che tutto questo rischia di creare una situazione paradossale in cui basta prendere un buon monitor senza possibilità di ricezione (se ne trovano dai 300 euro in su) e piazzarlo al posto del televisiore che non si ha o di cui ci si sbarazza. L’altro passaggio è il collegamento di un tablet tipo iPad su cui scaricare l’app della Rai che prevede anche la visione dei programmi in diretta, oppure di un computer o magari di uno di quei box da poche decine di euro tipo Android Tv che trasferisce i contenuti dal web allo schermo. Ovviamente, come sottolinea il sottosegretario Giacomelli, visto che il canone verrà inserito per default, si dovrà fare la dichiarazione di non possedere né radio né tv, ma dovrà essere assolutamente veritiera, «perché - sottolinea il rappresentante del governo - mentire sarà un reato, non perché abbiamo modificato qualcosa, ma in base al decreto del 2000 sulle autocertificazioni».

Toscani virtuosi. È emerso intanto che, a fronte di un’evasione record, con il nuovo sistema di riscossione gli introiti dovrebbero salire a 2,2 miliardi rispetto agli 1,7 del 2015. Dati recenti evidenziano tra l’altro quanto siano virtuose le province toscane con Livorno al terzo posto in Italia come pagamenti (l’86,98% degli abitanti della provincia versa il dovuto) seguita a ruota da Pisa e Pistoia. In coda, invece, Catania, Crotone e Napoli, tutte al di sotto del 50 per cento.