Meningite, i misteri del ceppo aggressivo

L’istituto superiore di sanità ammette: non sappiamo perché corre così tanto. Resta da spiegare l'esplosione di casi in Toscana

LA MENINGITE IN CIFRE

  • 88 casi in Italia a giugno 2015
  • 24 casi in Toscana a giugno 2015
  • 31 casi in Toscana a settembre 215
  • 6 decessi in Toscana di cui 5 da meningococco C
  • 27,3% la percentuale dei casi in Toscana rispetto all'Italia a giugno 2015
  • 27 anni l'età media dei casi in Toscana
  • 130mila le vaccinazioni nel 2015 a pazienti tra 11 e 45 anni in Toscana

LA MENINGITE IN TOSCANA OGGI E DIECI ANNI FA

2002: 22 casi (di cui 3 da meningococco C)
2004: 27 casi (di cui 11 da meningococco C)

2005: 36 casi (di cui 17 da meningococco C)
2015: 31 casi (di cui 26 da meningococco C)

* aggiornato al mese di settembre
(fonti: Istituto superiori di Sanità, Regione Toscana)
 

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«Non si riesce a capire». Un attimo di silenzio. Riflette, poi Giovanni Rezza riprende a parlare. Pesa le parole. Già tre mesi fa, in una relazione, come direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità ha scritto: «In Toscana da gennaio si è osservato un incremento importante di casi di meningite. E sicuramente l’aumento inatteso dei casi in un’area limitata della regione ha costituito un fatto anomalo».

L’ANOMALIA TOSCANA. Non c’è dubbio. Nel 2015, la Toscana è l’anomalia in Italia. Il picco. Non è questo il mistero. Su 88 casi italiani segnalati al sistema di Sorveglianza nazionale, 24 erano toscani: quasi 1 su 3. Neppure il ceppo, a differenza del passato, era sconosciuto: la maggior parte dei casi, era di meningococco C, stesso genotipo, assai aggressivo. Le domande senza risposte sono altre. Sono due, sempre le stesse, ormai da mesi: perché questa esplosione di casi in Toscana e «perché questa circolazione così rapida della malattia», aggiunge Rezza che da mesi studia il fenomeno per conto della Regione.

LA DIFFUSIONE RAPIDA. «Quanto alla provenienza - spiega l’esperto - c’è chi ha ipotizzato che si tratti di un ceppo importato, di un focolaio epidemico che sarebbe attraccato in Toscana con una nave a Livorno. Tuttavia un ceppo analogo è comparso già l’anno scorso anche in Liguria. Quindi non darei per scontato l’arrivo in Toscana tramite nave. Anche se più che l’origine, in questo momento, il vero interrogativo, lo ripeto, è un altro: dobbiamo capire perché il ceppo, virulento, si è messo a correre così velocemente». Al punto da aver contagiato già 31 persone e da aver causato 6 decessi (di cui 5 da meningococco C).

IDENTIFICAZIONE PRECOCE. L’andamento della malattia lascia intendere che il 2015 possa essere l’annus horribilis della meningite per la Toscana. Perfino peggiore del 2005 quando i casi di meningiti batteriche segnalati al Sistema nazionale di sorveglianza furono 36 di cui solo 17 (circa la metà) di meningococco C. Addirittura un quarto rimasero di ceppi rimasero non identificati. Al contrario di oggi: la Toscana, in sostanza, dall’inizio dell’anno è stata in grado di identificare tutti i ceppi dei casi di meningite che si sono manifestati. E non ha potuto fare altro che constatare che la maggior parte appartiene al batterio più aggressivo. «In effetti - osserva Rezza - la Toscana si è mossa molto bene sin dall’inizio della comparsa del problema. Ha compiuto uno sforzo enorme per l’identificazione precoce dei casi, fondamentale per la programmazione delle terapie e delle campagne vaccinali. Infatti dalla primavera non ci sono stati ulteriori decessi, malgrado la gravità dei casi».

IMMUNITÀ DI GREGGE. Gran parte del merito - ribadisce Rezza - è proprio delle campagne di vaccinazione nelle quali la Toscana ha investito milioni «proteggendo soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti che abbiamo scoperto essere fra i soggetti più a rischio. Le ragioni, in questo caso, sono abbastanza chiare: o questi soggetti non sono stati vaccinati da bambini oppure hanno visto ridurre, negli anni, l’effetto protezione del vaccino». Portando la Toscana ad avviare le campagne di vaccinazione (o rivaccinazione) degli adulti. «Di fronte alla domanda “Quanto a lungo dura la vaccinazione della meningite” - dice Rezza - mi sento di dire che la protezione da adulto ci copre più a lungo, è migliore».

Ecco, quindi, spiegato l’appello dell’assessore alla Sanità Stefania Saccardi a vaccinarsi. «Dove c’è stata una vaccinazione di massa - evidenzia Rezza - in Toscana i risultati si sono visti. In zone come Empoli, in provincia di Firenze stiamo assistendo a quella che definiamo “l’immunità di gregge”. In pratica, l’alto numero di persone protette dal vaccino riesce ad allontanare la malattia».

ALLARME SULLA COSTA. Che, però, si indirizza verso zone «come la costa, Versilia e ora Pisa, finora meno colpite. E probabilmente meno attente alla prevenzione». Invece, ora c’è da insistere con le vaccinazioni - avverte Rezza - perché siamo alle porte con «i mesi freddi, quando i contatti negli ambienti chiusi aumentano e il rischio di contagio cresce». Sebbene code di meningite e casi ci siano stati in Toscana anche a giugno e settembre, in mesi caldi. «Sono code che ci si possono attendere quando la circolazione della malattia è rapida, intensa. A maggior ragione è bene proseguire con le vaccinazioni, senza timori delle controindicazioni». Il vaccino anti-meningite, infatti - assicura Rezza - è «piuttosto innocuo, ha effetti collaterali quasi inesistenti. Al massimo, ma davvero in casi rari, può portare qualche linea di febbre. Al contrario, la malattia che combatte è seria. Quella sì che è grave. E deve essere contrastata».