Una maglietta fascista scatena l'agguato ai parà

In piazza Sforzini l'aggressione a un gruppo di parà per la maglietta fascista indossata da uno dei militari

I militari aggrediti per ritorsione da venti ragazzi. "Ci hanno tagliato le ruote dell'auto, siamo stati accerchiati, ci urlavano fascisti e bastardi"

LIVORNO. È finita con un agguato a tre paracadutisti da parte di una ventina ragazzi con il volto nascosto dai caschi e le spranghe in mano la notte di provocazioni politiche, vendette, danneggiamenti e violenze che si è consumata tra piazza Sforzini, quartiere Ardenza, e le stradine intorno alla Baracchina rossa, cuore della movida.

Molti particolari della vicenda devono essere ancora chiariti. Ma due avvenimenti sono certi ed è probabile che uno sia la conseguenza dell’altro. Il primo è che tra le 22 e le 23 di giovedì sera, nella piazzetta di Ardenza, alcuni militari hanno avuto da dire con un una decina di giovani livornesi, soprattutto ragazze. A far scoppiare il battibecco, la maglietta indossata da un parà, e in particolare la frase scritta sul retro della t-shirt: “Apri gli occhi che l’acqua è salata”, verso di una canzone degli “Zetazeroalfa” gruppo romano e band ufficiale del centro sociale di destra CasaPound. Tra livornesi e militari sono volate parole grosse, provocazioni e minacce, ma senza che la situazione degenerasse.

Passano un paio d’ore, sono circa le una e mezzo e al centralino del 113 arriva una telefonata. «Siamo tre paracadutisti e siamo appena scampati a un agguato sul viale Italia. Erano in venti, prima ci hanno tagliato le ruote dell’auto e poi ci hanno aggrediti gridandoci contro: via i fascisti e bastardi». Possibile, ovviamente che ci sia stato uno scambio di persone. E che i tre ventiquattrenni, due pugliesi e uno romano che stavano festeggiando il congedo dopo un anno di corso, si siano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche perché agli agenti delle volanti hanno giurato che «prima non c’è stato nessuno diverbio, lite o scaramuccia che possa giustificare quello che ci è capitato successo».

La maglia degli "Zetazeroalfa" in vendita su ebay a 50 euro

Eppure c’è un particolare che non torna nella ricostruzione. I tre parà hanno parcheggiato la loro Nissan Micra nera in una stradina parallela, alle spalle del mare, a due passi dai giardinetti. Indossano pantaloncini corti con la risvolta, scarpe alla moda e magliette griffate, nessuna traccia, dunque, della t-shirt finita al centro del precedente battibecco. Ma nonostante siano uguali a decine di loro coetanei che bazzicano i locali della costa, evidentemente non sono passati inosservati. Così mentre i tre sono all’interno del locale, qualcuno li nota. C’è di più: chi li ha poi aggrediti è capace di riconoscere l’auto sulla quale sono arrivati in Baracchina, trovarla e squarciare due ruote con un coltello per mettere fuori uso il veicolo e creare un diversivo per poi entrare in azione.

Il momento buono per fare i cattivi arriva poco dopo, quando i militari lasciano il locale e tornano all’auto. «Abbiamo messo in moto, ma appena siamo partiti ci siamo accorti che qualcosa non andava». Le ruote sono a terra e la fiancata è rigata. L’agguato da parte del branco scatta nel momento in cui i tre paracadutisti della Vannucci scendono dall’utilitaria.

«Ci hanno lanciato addosso bottiglie di vetro, erano armati e hanno provato ad accerchiarci. Per fortuna siamo riusciti a scappare arrivando sul lungomare, da qui abbiamo chiamato la polizia». A questo punto gli aggressori si sono allontanati lasciando sul prato le loro armi, in particolare gli agenti hanno sequestrato un tubo e notato diversi vetri rotti per terra.

Comincia da qui e dalla denuncia firmata nella notte, l’indagine della Digos che da un lato dovrà verificare la veridicità della versione dei paracadutisti e dall’altro risalire agli autori dell’aggressione e all’eventuale movente, per finire con il chiarire se esiste un collegamento tra i due episodi. In mano gli investigatori hanno più di una carta. Una su tutte un testimone che ha visto alcuni degli aggressori fuggire a bordo di un’auto. Ha descritto il modello dell’auto, il colore e buona parte della targa.