«Una maxi azienda della costa Asa e Gaia si uniranno per questo»

Il numero uno di via del Gazometro: «E’ l’unica operazione possobile per non farsi mangiare da Acea Noi guardiamo alla riserva idrica delle Apuane, a Gaia sarà utile la nostra dimensione patrimoniale»

LIVORNO. Fabio Del Nista, presidente di Asa, ci dica la verità: sul dossier riguardante la fusione tra Asa e Gaia, svelato dal Tirreno e al vaglio del sindaco Nogarin, c’è la sua firma?

Diciamo che lavorando da qualche anno sulla tematica dell’acqua e dell’acqua pubblica, mi sono chiaramente guardato intorno e l’idea di un’unione con Gaia la ritengo un'ipotesi. Non semplice, non scontata, ma fattibile. Sarebbe sicuramente la strada per rafforzare il ruolo della costa nel settore acqua.

Dunque è una sua proposta?

Sì, è una mia idea ma una cosa deve essere chiara: l’azienda e i suoi amministratori continuano a fare ciò che dicono i soci. Non ho mai messo il carro davanti ai buoi, né ho intenzione di farlo. Lavoro per Asa e il mio ruolo è quello di suggerire tutte le azioni migliori per la crescita di una società di cui conosco bene le potenzialità.

Appunto: ma ad Asa conviene un’operazione del genere?

Asa in questo momento sta superando - non voglio dire che abbia superato - i propri problemi di ordine finanzario. E guardarsi intorno, cercando di ampliare non in termini di conquista ma di sinergia il proprio raggio d'azione, è normale. Soprattutto guardando a chi problemi di rifornimento idrico non ce l'ha, a differenza nostra.

Si riferisce al bacino delle Apuane di proprietà di Gaia?

Certo, quella è la vera riserva d’acqua della Toscana. Ogni azienda deve cercare di essere autonoma dal punto di vista finanziario, economico, ma anche del rifornimento idrico, e l’acqua o ce l'hai o non ce l'hai.

Asa non ce l’ha, Gaia sì: perché dovrebbe accettare di essere mangiata dai livornesi?

Qui nessuno vuole mangiarsi nessuno. Io ho parlato di fusione. Detto questo, credo che una sinergia con chi ha una dimensione patrimoniale abbastanza consolidata come noi possa essere utile a Gaia.

La quale in effetti, oltre ad avere le Apuane, ha anche una situazione debitoria critica.

Anche noi avevamo tanti problemi, forse non li abbiamo ancora superati del tutto, ma ci stiamo riuscendo. I metodi sono tanti. Lavorare assieme non è mai un fatto negativo, quando soprattutto c'è una dimensione di partecipazione pubblica molto elevata anche in Asa.

Già, la quota pubblica (che in Asa, è al 60% e in Gaia al 100%): è questo uno degli elementi chiave che vi spinge nell’operazione?

Sì, è l’elemento chiave.

Volete abbassare la quota di Iren ed escluderla dalla governance?

E’ chiaro che se si alza la quota pubblica, Iren deve decidere se mettere capitale oppure ridurre la propria partecipazione. Detto questo, finora Iren l’abbiamo valorizzata e utilizzata nella maniera giusta. Basta vedere la nostra dimensione patrimoniale oggi.

Dunque Gaia secondo lei avrebbe interesse a questa fusione...

Penso che potrebbe esserle utile anche nei rapporti con le banche. Badate bene, io non sono qui a fare i conti in tasca a nessuno. Ripeto, l’operazione va letta come un’idea positiva, non da conquistadores, ma per far fronte comune nello sviluppo del settore acqua sulla costa, lo stesso fronte che è in corso per i rifiuti. Le economie di scala sono sempre positive, oltretutto finalizzando il tutto all’innalzamento della quota pubblica, pur non essendo io uno che si straccia le vesti per il “tutto pubblico”. Se poi ognuno vuole rimanere nel suo splendido isolamento, va bene, noi non forziamo nessuno...

Si riferisce al no secco nei confronti dell’operazione pronunciato dal sindaco di Camaiore Del Dotto?

Del Dotto può pensare cosa gli pare, ma un’uscita così tranchant non mi piace. Le proposte di collaborazione si valutano sul piano economico e finanziario ma anche operativo. Se si chiamava Del Dubbio, probabilmente una minima riflessione l'avrebbe fatta...

In realtà il sindaco di Camaiore snocciola anche una serie di motivazioni. A partire dal rischio di scomparsa delle tutele che Gaia oggi garantisce alle famiglie indigenti.

Ma non è vero, prova ne è lo stanziamento di 200mila euro all'anno che l’Asa ha deciso per le famiglie in difficoltà. Non mi risulta l’abbiano fatto in tanti in Toscana.

Sul piatto Del Dotto mette anche le tariffe: unendosi con Asa, dice in sostanza, sarebbero a rischio le politiche tariffarie sociali...

Vogliamo fare un confronto con le critiche piovute addosso a Gaia per gli aumenti in bolletta in questi anni? L’ultimo che ha fatto Gaia è stato il più alto di tutta la Toscana. Se essere pubblici significa praticare incrementi tariffari più alti, ne prendo atto. Stanno facendo così gli interessi dei cittadini?

Secondo lei la presenza del privato non comporta per forza la necessità del profitto da parte dell’azienda e dunque tariffe peggiori per l’utenza?

Io ne faccio un discorso anche di carattere industriale, non solo un confronto pubblico-privato. Non è in discussione chi è più bravo e chi meno. Devono capire che prima o poi il loro splendido isolamento finirà, perché si va verso aziende che guardano a bacini più grossi. Questo è il futuro. Se non lo capiscono...

Il sindaco di Livorno invece ha reagito diversamente. Si dice che sia molto interessato alla proposta. E d’altra parte il tema dell’acqua pubblica è un cavallo di battaglia dei Cinque Stelle...

Questo è giusto che lo chiediate a Nogarin.

Ma qualcosa le avrà detto dopo che gli ha illustrato l’ipotesi di fusione...

Credo che sia un’idea che non gli dispiace affatto...

Conferma quanto abbiamo scritto, cioè che una proposta simile l’aveva fatta anche ad Alessandro Cosimi?

Sì.

Non pensa che se l’avesse spinta Cosimi, sarebbe stata un’operazione politicamente più facile, visto che era presidente dell’Ait e dell’Anci toscana? Che successe invece?

Probabilmente sì, sarebbe stata più semplice ma eravamo troppo a ridosso del periodo elettorale e non c’erano i margini per spingere. Non per questo però non si può fare ora.

Senta ma i livornesi - che sono padroni per il 36% di Asa - cosa ci guadagnano?

Una volta tanto non saranno loro ad essere acquisiti, ma a proporre una logica di unione. E’ una cosa che non è mai stata fatta finora, né con Aamps sull’Ato costa ovest, né con l’Atl col Ctt Nord. Saremmo noi a sviluppare il discorso sinergico, la differenza non è da poco.

Ma non è che ci troveremo ad accollarci anche i debiti di altri?

E’ chiaro che questo discorso va visto in un quadro di compatibilità economica. Ora io non sono in grado di dire l’assetto economico-finanziario-patrimoniale di Gaia. So solo che è tutta pubblica e che ha un bacino idrografico che la rende appetibile. E’ chiaro che ogni cosa ha un suo prezzo, bisogna lavorarci sopra. Ce l'avrebbe fatta una scommessa sul recupero di Asa in 7 anni, 7 anni fa? No. Noi ce l'abbiamo fatta.

E il socio privato di Asa che ne pensa?

Ah, saperlo...

Ma lei è il presidente...

Fermo restando l’alta professionalità dell’amministratore delegato e del consigliere delegato, la proprietà Iren mi sembra latitante ultimamente.

Insieme avete concluso da poco la super-vendita di Asa Trade ad Eni...

Beh, anche in quell’occasione non li ho visti.

Ora c’è la privatizzazione delle reti del gas: abbiamo scritto che la partita-Gaia potrebbe essere il modo per stanare Iren. E’ vero?

Diciamo che avrei piacere che facessero una proposta per far partecipare anche Asa a questa gara e mantenere le reti sotto la nostra gestione.

La spinta - e il capitale di Iren - potrebbero essere decisive in questa partita...

Non li sento e non li vedo, quindi vuol dire che non sono interessati a far partecipare qualcuna delle loro aziende a questo business.

Eppure con Asa finora hanno guadagnato: sono entrati con 9 milioni e se uscissero il loro 40% vale oggi tra i 30 e i 35 milioni...

Finora divedendi non ne hanno ricevuti. Ma guadagnerebbero bei soldini se vendessero le loro quote.

Ed Acea potrebbe esser lì, pronta a subentrare per allargarsi anche sulla costa...

Ha capito perché dobbiamo farla questa unione con Gaia? Acea avrebbe più difficoltà a chiudere l’operazione se si trovasse davanti una maxi-società, quasi completamente pubblica.

E’ un sms ai versiliesi?

Io credo che il sindaco Del Dotto un briciolo di prudenza nell'interesse dei propri cittadini e del proprio patrimonio, dovrebbe averla. Questa è l’unica operazione che si può fare oggi in Toscana per evitare di essere tutti mangiati - questa volta il termine calza alla perfezione - da Acea.