A Livorno il maggior aumento della Tari di tutta la Toscana

Nel 2015 un balzo medio del 14% (era salito dell’1.5% dal 2010). In 10 anni il costo del servizio è cresciuto di quasi 10 milioni

LIVORNO. Livorno è la città in cui c’è stato l’aumento della Tari maggiore di tutta la Toscana. Una famiglia di tre persone residente in un appartamento di 100 metri quadri quest’anno ha speso 43 euro in più rispetto a quanto spendeva nel 2014, per l’esattezza 351 euro contro i 308 di un anno fa.

Un primato amaro che ci piazza al sesto posto a livello nazionale dietro a Brindisi, Ragusa, Caserta, Cambobasso e Cremona (ma in queste ultime due città, nonostante l’aumento, la stessa famiglia di tre persone continua a spendere un centinaio di euro meno che da noi).

La classifica è stata pubblicata ieri dal Sole 24 Ore su dati elaborati dal Centro Ricerche Economiche Federconsumatori. E racconta anche un’altra cosa: se l’aumento deciso dall’amministrazione Nogarin è stato violento (più 14%, riferito alla stessa famiglia standard), in Toscana c’è ancora chi paga una Tari più alta di noi: accade a Grosseto, dove per la raccolta rifiuti il nucleo familiare preso in esame sborsa 414 euro all’anno, a Pisa (407) e a Massa (352).

Stupisce, davanti ai numeri pubblicati dal Sole, anche un altro elemento: dal 2010 la Tari è cresciuta del 15.5%, il che significa che nei cinque anni del secondo governo Cosimi la tassa sui rifiuti ha fatto una progressione di appena l’1.5%, mentre nel primo anno di Nogarin è lievitata di 14 punti tutti insieme.

Attenzione a facili conclusioni, però: perché il fatto che il tributo non sia mai stato alzato nell’ultimo quinquennio Pd è una delle accuse che dal mondo Cinque Stelle piovono sulla precedente amministrazione: avrebbero dovuto alzare la tassa, soprattutto in rapporto alla crescente morosità Tia che si stava accumulando di anno in anno, è in sintesi la tesi grillina, in tal modo si sarebbe evitato un aumento clamoroso come quello di quest’anno.

Se questo è tema che appartiene al dibattito politico, va ricordato che il Pd in realtà un maxi-aumento della tassa sui rifiuti l’aveva praticato, qualche anno prima. Era il gennaio 2006 e il passaggio da Tarsu a Tia comportò una pressione fiscale cresciuta del 18.5%. Non tutti i soldi in quel caso finirono nelle casse di Aamps, visto che l’incremento a vantaggio dell’azienda fu dell'8,5%, a cui si aggiunse l'Iva del 10% (non era dovuta per la Tarsu mentre, per legge, era dovuta per la Tia).

Quell’anno il costo del servizio era di 26 milioni e 990mila euro. Progressivamente negli anni immediatamente seguenti è salito fino a raggiungere i 31 milioni e 800mila euro su cui si è attestato negli ultimi cinque anni. Fino al balzo felino di quest’anno, quando nelle casse di Aamps finiranno 35.7 milioni, con un incremento delle tasse di 3.8 milioni che sarà replicato anche nel 2016 e 2017. Che rappresentano una parte del maxi credito che Aamps vanta verso 4000 morosi: 11.4 milioni che sono stati dichiarati inesigibili, dunque che l’azienda ha dato per persi ma che mancano al suo esercizio. Per questo l’amministrazione ha deciso di recuperarli andando ad aumentare la Tari di 3.8 milioni l’anno per tre anni, quelli che hanno fatto schizzare Livorno nella hit parade dei Comuni capoluogo con la tassa e soprattutto con l’aumento più alto.