Cft si compra la Bonsignori e diventa operatore portuale

Il gruppo fiorentino consolida la sua presenza sulle banchine e rafforza la leadership nella cellulosa La controllata Mito chiuderà il 2015 con 13 milioni di fatturato e 65 dipendenti. Il rapporto con Cilp

LIVORNO. Nel risiko delle banchine è una mossa che è destinata a spostare gli equilibri: giovedì mattina nello studio del notaio Brugnoli si è perfezionata l’acquisizione da parte della Cft delle due società facenti capo alla famiglia Bonsignori, la storica agenzia Osvaldo Bonsignori e la Mediterranea Trasporti.

Si tratta di un ulteriore passo di Cft verso la conquista della leadership nel settore della cellulosa e dei prodotti forestali, ma l’operazione va letta in un’ottica ben più ampia. Perché con l’acquisto delle due società attraverso la Mito srl - controllata al cento per cento da Cft - i fiorentini consolidano la loro presenza sul nostro scalo e si portano a casa l’autorizzazione per l’articolo 16, diventando a tutti gli effetti operatori portuali. E’ un messaggio chiaro: saltato il matrimonio con la Compagnia, Cft continua la sua scalata al porto.

E’ vero, per chiudere il cerchio manca ancora una concessione ex articolo 18, cioè una banchina, ma un anno e mezzo dopo aver messo per la prima volta piede in porto, questa mossa sullo scacchiere è il suggello ad una crescita sorprendente ben raccontata da due numeri: 65 dipendenti e 13 milioni di fatturato previsti alla fine del 2015, grazie alle attività di Csc all’Interporto, grazie alla crescita esponenziale di Kambusa e grazie soprattutto al rafforzamento del rapporto privilegiato con Cilp, che ad oggi rimane il primo cliente di Mito.

«Siamo venuti a Livorno a gennaio 2014, quando tutti scappavano dal porto e non c’era neanche l’ombra del maxi finanziamento arrivato quest’anno per la Darsena Europa - ricorda Claudio Torchia, amministratore unico di Mito -. Il nostro obiettivo era creare una struttura intermodale vera e completare il nostro sistema di logistica nazionale con una base portuale. Ecco, l’operazione di acquisto della Bonsignori dà continuità a quel progetto».

Caccia a nuovi traffici. Fin troppo ovvio titolare sulla conquista del nostro scalo da parte dei grandi gruppi forestieri, in un Pacman che nell’ultimo periodo ha visto colossi come Msc, Grimaldi, Negri, mangiarsi pezzo dopo pezzo quote degli operatori storici livornesi, ma Torchia frena: «Non abbiamo nessuna intenzione di aggredire i nostri partner che poi sono anche i nostri competitor - dice riferendosi in primo luogo proprio a Cilp e al traffico della cellulosa di cui Cilp è leader -. Anzi, siamo entrati in Bonsignori per recuperare nuove fette di quel mercato. D’altra parte la stessa cosa è accaduta quando abbiamo preso Csc: mica abbiamo aggredito Reefer. Abbiamo piuttosto intercettato nuovi traffici, abbiamo convinto Del Monte a tornare a Livorno lasciando Civitavecchia. E ora proprio Reefer potrà beneficiare del rilancio di Csc». E Antonio Bonsignori, fino a due giorni fa alla guida dell’azienda di famiglia insieme al padre Paolo e al fratello Marco aggiunge: «Si tratta di un’operazione nel segno dei tempi. Fino a dodici mesi fa certe acquisizioni di grandi gruppi verso realtà medio-piccole del nostro porto erano impensabili, ora si moltiplicano. Ma non vanno lette come momenti di conquista da parte degli “stranieri”, ma come opportunità».

L’operazione Bonsignori. Tra due anni la Osvaldo Bonsignori compirà il secolo di attività. Ma la festa per il centenario la farà sotto i nuovi proprietari della Mito. L’accordo per il passaggio delle quote della Osvaldo - che nei giorni scorsi aveva incorporato l’altra società di famiglia, la Mediterranea - è stato raggiunto in un mese, anche se dell’operazione si era iniziato a parlare già un anno fa. «Dal punto di vista personale è stato difficile metabolizzare questa cessione, molto più che dal punto di vista del business», confessano i Bonsignori.

Da giovedì mattina Antonio e Marco da titolari sono diventati dipendenti della Mito. Come loro gli altri venti lavoratori delle due società di famiglia. «Il personale e gli ex amministratori ci permetteranno di acquisire esperienza e conoscenza dei regolamenti e della portualità, patrimonio di questa realtà storica. La loro esperienza e la loro professionalità sono i valori aggiunti di questa operazione», continua Torchia.

Il passaggio di quote porterà in dote a Mito un fatturato annuo di 6.5 milioni, un magazzino di 3600 metri quadrati e 7000 metri di piazzale di proprietà all’interporto, un altro magazzino di 2000 metri, in parte scoperti, in concessione al terminal Marzocco, nell'area portuale del varco Valessini. E poi c’è il famoso articolo 16, cioè l’autorizzazione ad operare in porto nelle operazioni di deposito e movimentazione merce, con risorse e mezzi funzionali anche a terminal concessi a terzi sprovvisti di tale autorizzazione.

I rapporti con Cilp. Entrambi i magazzini sono appetibili come depositi della carta e cellulosa movimentata da Cilp, che diventa cliente e concorrente. Ed è qui che si apre l’altro grande tema di questa operazione. Oggi con 840mila tonnellate di carta e legname movimentate nel primo semestre 2015 e un incremento del 21% rispetto al 2014, il traffico dei forestali risulta essere uno degli asset core del nostro porto. Il 50% di esso è movimentato da Cilp. La nuova Bonsignori controllata da Mito da oggi rappresenta un operatore, l’unico operatore, in grado di poter sviluppare da solo tutto il percorso della cellulosa, dai contratti alla logistica, dal trasporto alla dogana fino alla consegna, know-how compreso. In quale rapporto si muoverà con Cilp e con l’altro leader del settore Giorgio Neri? «Portando a Livorno nuovi traffici, grazie ad un’offerta integrata di servizi, non aprendo una guerra interna al porto in una competizione alla tariffa più bassa», è la risposta che arriva da Firenze.