Omicido nel bosco: arrestato a 24 anni dal delitto, il cognato della vittima incastrato dal dna

La scena del delitto. Nella foto in bianco e nero la vittima e nella foto a colori il presunto omicida

Livorno, i carabinieri nella mattinata di martedì 30 giugno hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Ernesto Fiumicello, 60 anni. Nell'inchiesta sulla morte di Francesco Della Volpe è indagata anche la moglie della vittima come mandante 

LIVORNO. Per 24 anni esatti, era la sera del 30 giugno 1991,  l’omicidio di Francesco Della Volpe, il muratore di 45 anni massacrato e ucciso a martellate nel bosco di Casagiustri, tra Cecina e Montescudaio, è rimasto un delitto irrisolto, sepolto dal tempo, dai silenzi di un paese intero e dai limiti delle tecniche investigative. Questa mattina, martedì 30 giugno 2015,  a quasi tre anni dalla riapertura dell’inchiesta bis, i carabinieri del reparto operativo di Livorno hanno arrestato uno dei due presunti assassini: il cognato della vittima, considerato l’esecutore materiale del delitto, mentre la moglie di Della Volpe, Carmela Granata, 58 anni, risulta ancora indagata come mandate morale dell’omicidio.

All’alba i militari coordinati dal pubblico ministero Fiorenza Marrara si sono presentati a Borgo San Lorenzo, nel fiorentino, dove vive Ernesto Fiumicello, 60 anni, nato a Trentola Ducenta, con in mano l’ordinanza di custodia cautelare (resterà ai domiciliari) firmata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno. Ad incastrare il sessantenne i risultati degli esami del Ris richiesti dal giudice in sede di incidente probatorio e quelli eseguiti dal consulente della Procura all’indomani della riapertura dell’inchiesta comparando le tracce trovate sul luogo del delitto con i profili dei parenti della vittima.

La relazione definitiva depositata dal comandante del Ris Filippo Barni, ha confermato la presenza dell’indagato sul luogo del delitto assieme ad un altro complice, ribattezzato “Ignoto 2”, e per il momento rimasto ancora senza nome.   Due le verità che sono emerse dai test genetici: la prima riguarda il cappellino che secondo gli inquirenti è stato indossato da uno degli assassini. Bene, dai campionamenti effettuati, è emerso che il dna trovato all’interno del tessuto, misto a quello della vittima, è compatibile con quello di Ernesto Fiumicello. Una prova – che secondo gli investigatori – è un macigno probatorio  per le indagini.

Discorso diverso, invece, per la seconda certezza emersa dai test: dai capelli trovati sul luogo del delitto gli investigatori hanno sì isolato il dna ottenendo un profilo genetico, ma non sono riusciti a trovare, almeno per adesso, una corrispondenza tra il profilo di “Ignoto 2” e uno tra quelli analizzati tra i sospettati, in particolare tra i parenti della vittima.

 “Si tratta di un successo investigativo importante – spiegano dalla Procura e dal comando provinciale dei carabinieri – ma l’obiettivo è quello di chiudere il cerchio e di dare un nome anche ad “Ignoto 2””. Il movente del delitto sarebbe da ricercare nei dissidi familiari, in particolare nel comportamento violento della vittima nei confornti della moglie  che - secondo gli investigatori - avrebbe chiesto al cognato di dare una lezione al marito. Un pestaggio finito in tragedia in una notte d'estate del 1991 e rimasta nel silenzio per 24 lunghissimi anni.