Dogana d'Acqua e Scoglio della Regina, lavori finiti

Lo Scoglio della Regina (Marzi Pentafoto)

Livorno. Le due strutture ospiteranno l'eccellenza della robotica marina e della logistica. Entro giugno i collaudi

LIVORNO. Il grosso è fatto: nella reinventata Dogana d’Acqua i lavori sono conclusi e gli operai stanno ritoccando gli ultimi dettagli. Allo Scoglio della Regina, invece, la fine dei lavori è annunciata per la prossima settimana. In entrambi i casi il collaudo delle strutture dovrà essere fatto entro la fine di giugno, per arrivare alla piena operatività degli spazi entro il 31 dicembre 2015. Iniziano così a prendere vita, dopo l’intervento di restauro e costruzione reso possibile negli ultimi anni dal pacchetto dei Piuss, i due angoli di Livorno che si affacciano sui fossi e sul mare e che, nei prossimi mesi, saranno legati dal filo hi-tech della ricerca: da una parte, tra Torretta, San Marco e la Venezia, nascerà il Polo delle alte tecnologie per la logistica; dall’altra, tra l’ingresso del porto e gli scivoli degli stabilimenti balneari, si consoliderà il Polo della logistica e della robotica marina. Sempre con la mano dell’università e con gli occhi puntati verso il mare. Entro giugno il collaudo.

La Dogana d'Acqua (Marzi Pentafoto)

I TEMPI. A scandire i tempi tecnici è il dirigente del Comune, Riccardo Maurri. «I lavori alla Dogana – conferma – sono conclusi, mentre allo Scoglio si concluderanno entro il mese di marzo». Salvo, sottolinea, gli interventi di piccola entità, con i tempi previsti dal codice dei contratti. I lavori in dirittura d’arrivo fanno parte del pacchetto dei Piuss (i Piani integrati di sviluppo urbano sostenibile) chiamato “Livorno città delle opportunità”, che era stato avviato qualche anno fa e che comprendeva anche l’apertura di cantieri come quelli dei Bottini dell’Olio e del Piano dei borghi. Inizialmente la fine dei lavori doveva essere certificata entro il dicembre scorso, pena la perdita di parte dei soldi che arrivano dall’Europa e dalla Regione. Ma Maurri spiega che Firenze «ha concesso una proroga circa un anno fa» e il cronoprogramma dice che «il collaudo dovrà essere fatto entro il 30 giugno e, sia la Dogana che lo Scoglio della Regina, dovranno entrare in funzione entro il 31 dicembre 2015». In altre parole, entro quella data dovranno essere sottoscritti gli atti con cui il Comune affida la gestione ad altri soggetti, dal Sant’Anna all’Università di Pisa. «I tempi – ripete il dirigente – sono scanditi dalla Regione e stiamo lavorando per rispettarli». I beni sono demaniali, il Comune li ha già in consegna per fare i lavori e sta preparando gli atti necessari per il passaggio successivo: si sa che l’assessore Francesca Martini, che sta seguendo da vicino i Piuss insieme a Gianni Lemmetti, proprio stamani dovrebbe incontrare in via informale i rappresentanti delle realtà che si trasferiranno tra lo Scoglio e la Dogana.

LO SCOGLIO DELLA REGINA E DELLA ROBOTICA.  Con quali attività? Il nuovo Scoglio, dalla regina alla robotica marina. Su quella penisola dove faceva il bagno Maria Luisa di Borbone, tra il viale Italia e il mare, i lavori di recupero sono partiti nel dicembre del 2012 (costo preventivato circa 7 milioni, con una richiesta di 4,2 alla Regione). Lungo il percorso non è mancato qualche intoppo. Come quando, nel gennaio del 2014, un blitz dei carabinieri e dell’ispettorato del lavoro all’interno del cantiere edile, ha portato alla denuncia di quattro persone. O come quando una dura critica al progetto (in particolare alla moderna ricostruzione della parte mancante dell’edificio originario) è entrata a gamba tesa nell’ultima campagna elettorale. Nel merito, è stato l’ex assessore Giovanna Colombini a spingere per prima perché un pezzo del Sant’Anna di Pisa portasse i suoi cervelli e la sua ricerca nei bagnetti dello Scoglio, dove di fatto è cresciuto il gruppo dell’istituto di biorobotica (guidato dal prof Paolo Dario) che ha lavorato sul progetto del polpo-robot. Appena ultimati i lavori, la sede e i laboratori della robotica marina si sposteranno nell’edificio principale insieme al Centro interuniversitario di biologia marina (Cibm) e ad alcuni uffici della capitaneria di porto e del Lamma. «Qui è cresciuta la robotica soft». «Il gruppo di robotica marina – spiega Cecilia Laschi (professore dell’istituto di biorobotica della scuola Sant’Anna, che si è occupata da vicino del progetto livornese) – occuperà tutto l’ultimo piano: qui trasferiremo le attività di ricerca, con la “soft robotics” che, di fatto, è cresciuta proprio ai bagnetti, con una ventina di persone. Aspettiamo i collaudi e la firma degli atti, siamo pronti a trasferirci»..

 

LA DOGANA DEGLI... INGEGNERI. Capitolo a parte per la Dogana d’Acqua. Tra l’ex caserma Lamarmora e via della Cinta esterna sono stati costruiti due edifici: nel blocco più grande, davanti all’ingresso dell’ex caserma, troveranno spazio le attività collegate ai dipartimenti di ingegneria dell’università di Pisa e al Sant’Anna, con un occhio alla logistica e alle sturt-up; nella palazzina più piccola, ricostruita sulle volte del ponte, lavorerà invece l’équipe vicina a Massimo Bergamasco, fondatore del laboratorio Percro dell’istituto Tecip del Sant’Anna. Il laboratorio Percro da qualche anno ha fondato un'altra piccola realtà che si chiama Percro-Sees, che si trasferirà al piano superiore della struttura: nove persone, tra dottorandi, tecnici, collaboratori e ricercatori. «In sostanza questo gruppo – spiega Marco Fontana – si occupa di applicare la conoscenze di robotica e meccatronica a temi che riguardano le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico». Un esempio è Polywec, progetto coordinato da Fontana, che, in sostanza, punta a ricavare energia dalle onde del mare (ma nella nuova Dogana il gruppo si occuperà anche di eolico d'alta quota ed efficientamento energetico dei mezzi portuali, in collaborazione con l'Authority e altre realtà del territorio). Al piano terra della palazzina, invece, un’altra decina di studiosi di Percro lavoreranno ad altre collaborazioni: ad esempio con realtà come Enel Ricerca, con progetti per rilevare i danni all'interno delle caldaie degli impianti di produzione, ispezionandole anche con i droni.