Scopriamo il faro di Livorno

L'apparecchiatura luminosa del faro livornese

Entriamo dentro il "Fanale" grazie al video di De Nigris: il faro è un ambiente di grande bellezza e dal fascino straordinario

LIVORNO. Il video di Luciano De Nigris ci porta alla scoperta del “Fanale” di Livorno: è uno dei fari storici del nostro Paese al pari di quelli di Trieste e di Genova. Il disegno risale all’inizio del Trecento ma è stato minato e fatto saltare dai tedeschi in ritirata nell’estate del ‘44. Nel dopoguerra – spiega lo storico Michele Montanelli – è stato ricostruito a cavallo fra il ’53 e il ’56: nel corso dei lavori di demolizione e riedificazione del basamento sono state trovate numerose tracce di reperti antichi, a cominciare proprio da una iscrizione dei primi del Trecento.

Alla scoperta del ''fanale'' di Livorno

Renzo Fiorentini, l'pultimo farista livornese

L'interno del Fanale

Nel filmato parla anche Renzo Fiorentini, l’ultimo farista livornese, andato in pensione pochi mesi fa. Racconta degli inizi al faro dell’isola del Tino: il suo predecessore Mario Porqueddu resta in servizio per aiutarlo ad apprendere i primi rudimenti del mestiere (“si andava a calare le nasse alle orate”). Racconta di come, per una persona che viene dalla città, si modifica il ritmo dell’esistenza facendo il farista e coltivando un nuovo rapporto più intenso con la natura (“sei tu il faro, sei tu il mare”). Racconta come anche la moglie di un farista ne condivida la vita e perfino il mestiere (“la porti con te a pescare”): anche lei sa far funzionare le apparecchiature in caso di emergenza, così come potrebbe accadere se il marito si sentisse male.

Il faro livornese ha una portata luminosa di 36 miglia, dice Fiorentini. “La lente al centro – sottolinea –si chiama “occhio di bue”. I prismi sulla lente servono a concentrare la luce, a creare quella che chiamiamo la sciabolata”.

Stefano Gilli, comandante zona fari Alto Tirreno, segnala che il faro è stato restaurato di recente. Ora si vorrebbe farne una struttura visitabile dal pubblico, magari un museo. “A cosa serve un faro nell’era del Gps? Al di là dell’innegabile aspetto romantico, rispondo che vale come per il latino al liceo: serve per creare una cultura e una mentalità”.