Cave di marmo, stop ai predatori

Dopo la presentazione del maxi emendamento Pd e la minaccia di dimissioni dell'assessore Marson, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi prova a gettare acqua sul fuoco e punta a una mediazione. E annuncia che le concessioni per le cave saranno date solo a chi lavora il marmo sul posto

FIRENZE. «Queste polemiche sul piano del paesaggio sono stucchevoli. La vera novità sarà la legge sulle cave che valorizza la filiera corta: chi escava marmo deve anche lavorarlo. Dobbiamo tenere insieme lavoro e rispetto dell’ambiente», spiega il presidente della giunta regionale Enrico Rossi al Tirreno.

Prima di capire come, è necessario un passo indietro. Da quando l’ha scelta come assessore all’urbanistica il governatore ha sempre difeso Anna Marson dagli attacchi di sindaci e imprenditori. L’ha bacchettata qualche volta per certe posizioni giudicate un po’ estreme, radicali, accademiche. Ma l’ha sempre difesa, le ha parato i colpi degli avversari. Così è anche questa volta. Mentre il Pd approva emendamenti che stravolgono il piano sul paesaggio e la Marson minaccia le dimissioni, Rossi getta acqua sul fuoco. E sposta il baricentro dello scontro. Citando persino Marx in un post su Facebook: «L’uomo crea la bellezza e costruisce secondo le sue leggi».

Presidente, che ne pensa dello scontro Pd-Marson?
«Anna si agita troppo, ma entro il 10 marzo, giorno in cui sarà approvato il piano, sicuramente troveremo un punto di equilibrio».

Si agita troppo? Ma se il Pd gli ha stravolto il piano...
«Vabbè, si discute, ci sono posizioni e storie diverse. Poi una sintesi si trova. Tutte queste polemiche mi sembrano una tempesta in un bicchiere d’acqua. Anche perché il vero punto della questione è un altro».

Quale?
«La legge sulle cave che è già in commissione. Vogliamo agevolare coloro che presentano progetti industriali di coltivazione che rispettino l’ambiente e il paesaggio e nel contempo producano lavoro».

Tutti dicono così: ambiente e lavoro. Poi però...
«La legge sarà molto concreta. Parliamoci chiaro: si possono ingessare le Apuane ma poi cosa ne sarà dell’industria del marmo? E di contro no anche ad un liberismo che buca la montagna senza rispetto del paesaggio. Mentre le parlo sono in Val d'Orcia dove non c'è un lembo di terra che non sia stato plasmato dal lavoro umano. La bellezza del paesaggio, la sua salubrità, sono opera degli uomini».

Venendo alle cave?
«Io dico ai cavatori: ok, ti do una concessione sulla tua cava anche di dieci, venti anni, se vuoi. Ma ti pongo due condizioni».

Quali?
«Primo: tu il marmo che escavi lo lavori anche e quindi produci lavoro, occupazione. Oggi il problema numero uno delle Apuane è che il marmo viene imbarcato e se ne va in giro per il mondo mentre le aziende di lavorazione hanno chiuso in questi anni la saracinesca. Bisogna tornare a lavorare il marmo, non solo a escavarlo».

No ai predatori del marmo.
«I vecchi cavatori che escavavano il marmo e poi lo lavoravano non rappresentavano solo ricchezza, ma anche tutela per l’ambiente. Mio padre faceva il contadino e sapeva costruire un muro a secco o coltivare gli olivi. Chi, come dice Marx, crea bellezza la difende anche. Sì, le regole, i vincoli vanno bene, ma occorre tornare al lavoro di qualità che nasce dall’amore per la bellezza. Difendere l’ambiente è interesse anche dei lavoratori».

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