Solidarietà a Charlie Hebdo: sit-in sotto il Vernacoliere per difendere la satira

Il sit-in sotto il Vernacoliere

Il direttore Cardinali: "Perché non sfottiamo l'Islam? Perché in Italia chi ci impone le cose è la chiesa cattolica"

LIVORNO. In concomitanza col presidio, sotto la sede del Vernacoliere, per la libertà di satira e di critica di pensiero organizzato spontaneamente via social network da alcuni scrittori livornesi, tra cui Luca Papini e Aldo Galeazzi, abbiamo incontrato Mario Cardinali, direttore dello storico mensile satirico livornese, riconosciuto dalla stampa nazionale come “cugino” di Charlie Hebdo.

Parte in quarta il direttore: “La domanda ricorrente che mi fanno è: ‘Cardinali, perché voi non sfottete l’Islam’? Ma scusate… In Italia, chi è che ci dice come dobbiamo nascere, come ci dobbiamo sposare, come ci si deve vestire, come si deve pensare, cosa si deve mangiare? La Chiesa Cattolica. La satira è uno sfogo contro certe oppressioni, qualora avessimo l’Islam a dire come ci dobbiamo comportare, non ci metteremmo certo il velo. La satira non è un mestiere, non è che uno si sveglia la mattina e decide di prendere in giro qualcuno a caso, la satira è un bisogno che nasce da dentro, è un voler muovere contro qualcosa che (ci) opprime. Noi non facciamo satira sulla religione, non ci prendiamo gioco del sentimento religioso: semplicemente, non ce lo devono imporre a noi. Facciamo satira, semmai, sui rappresentati del cattolicesimo, che predicano bene e razzolano male”.

Charlie Hebdo, flashmob davanti al Vernacoliere

Direttore, avete mai avuto paura? Non abbiamo mai ricevuto minacce. E se le abbiamo ricevute, non ce ne siamo accorti. Il nostro timore, semmai sono le querele. Ogni autore del Vernacoliere è libero di scrivere quello che vuole. Il mio lavoro, principalmente, è di controllare che non ci siano estremi di querela in ciò che pubblichiamo. Ma c’è libertà di stampa in Italia? In Italia il problema non è la libertà di dire: è l’essere comprati - per questo che noi non abbiamo pubblicità sul giornale. Da noi il potere ti cointeressa, si crea una sorta di schiavitù attorno: ‘Vieni con me, ti faccio guadagnà’. Sotto questo aspetto, c’è poca libertà.

In linea col direttore anche Andrea Camerini, disegnatore di punta del Vernacoliere, autore televisivo e radiofonico: “Mi ha scioccato l’assalto militarizzato in un luogo innocente come una redazione. Detto questo, non è un momento buio per la satira, anzi, è un momento di riscossa. Questo evento ci ricorda che il nostro è un mestiere potente. Mettiamo il Re in mutande, è uno strumento temuto e va usato in maniera responsabile – ma senza restrizioni. Dopo quest’orribile atto criminale io mi sento più responsabilizzato: continuare a fare satira è utile al mondo. Qualcuno si interroga: ma se la sono cercata? Ecco. Questo tipo di osservazione mi offende. E’ un principio base della civiltà: se ti senti colpito dalla mia idea al limite mi quereli, non mi ammazzi”. .