La Trw chiuderà a fine anno

La vicenda Trw sta assumendo toni sempre più drammatici: chiusura entro fino anno

Livorno, tutti i dettagli del tavolo al ministero del lavoro. L'azienda cesserebbe la produzione a fine anno, per poi prendersi quattro mesi per smantellare la fabbrica (la data proposta per la chiusura definitiva è il 30 aprile). Trattativa frenetica sugli incentivi alle uscite volontarie prima di fine anno: offerti meno di 50mila euro netti ad ogni lavoratore equivalenti a circa due anni di mensilità, ma i sindacati ne chiedono tre. Rsu durissime col governo

LIVORNO. La Trw ha confermato la volontà di cessare la produzione entro il 31 dicembre, per poi chiudere definitivamente i cancelli il 30 aprile 2015, giusto il tempo di smantellare l'impianto di via Enriques. Per i lavoratori ha messo sul piatto un totale di 23 milioni di euro per gli incentivi all'esodo, che a conti fatti, considerando anche la tassazione, fanno meno di 50mila euro netti ad operaio (circa 42mila se le teste da considerare restano 412). Offerta alla quale si sono opposti i sindacati, che dopo aver tentato in tutti i modi di far continuare la produzione almeno per un altro anno, hanno chiesto di portare il monte buonuscite a 31 milioni. In altre parole, considerando che il Cud per ognuno dei 412 lavoratori vale in media tra i 20 e i 25mila euro all'anno, i sindacati chiederebbero di supportare gli operai almeno per tre anni, anziché per 24 mesi.

È quanto si legge nel verbale della riunione che era stata convocata il 2 dicembre al ministero dello sviluppo economico tra azienda, governo e sindacati, che è circolato negli stanzoni ormai vuoti di via Enriques.

I rappresentanti delle Rsu, riuniti in fabbrica, sono un fiume in piena e all’unisono, dopo un totale di 18 ore di trattative al tavolo del ministero dello Sviluppo economico, criticano anche il governo. "Il governo – sostiene Alessandro Brusadin (Rsu Fiom), col sostegno unitario dei colleghi di Fim e Uilm - non ci ha dato una mano nella trattativa. Anzi, a un certo punto, almeno fino a oggi, è stato destabilizzante". Perché? "Perché – riprende Brusadin - ha preso atto del no dell'azienda ad andare avanti con la produzione almeno per un altro anno o per dieci mesi, come avevano chiesto i sindacati, e ha proposto unilateralmente di proseguire l'attività per sei mesi. Periodo che il sindacato ha ritenuto ininfluente per intercettare altre possibilità di lavoro”. Insomma, “sei mesi non bastano per trovare soluzioni alternative e alla fine, di fronte al no secco dell'azienda e alla volontà di chiudere, la discussione sugli incentivi ha preso anche un profilo più basso”. "Se poi - si arrabbia il delegato - si considera anche il 23% che ogni operaio dovrà lasciare allo Stato con questa tassazione...".

La chiusura, quindi, è ormai scontata e la discussione si è spostata sulla buonuscita. La trattativa resta aperta. Sindacati e azienda dovrebbero incontrarsi di nuovo giovedì 4, ma per ora non sono stati comunicati luogo e ora della riunione. Il segretario della Fiom, Luciano Gabrielli, conferma che “l’azienda ha continuato a dire che non vuole proseguire l’attività a Livorno” e che “la richiesta di andare avanti per altri 10-12 mesi nasceva perché Trw si assumesse la responsabilità sociale nei confronti del territorio, dando la possibilità agli operai di stare in piedi mentre al ministero istituzioni e sindacati stanno costruendo un accordo di programma per l'area livornese”.

Per ora resta quanto riportato nel verbale dell’incontro al ministero del 2 dicembre, dove si parla di “disponibilità dell’azienda di un budget complessivo per la corresponsione degli incentivi all’esodo pari a 23 milioni”. Tre in più, viene sottolineato, rispetto a quanto messo sul piatto negli incontri del 25 e 25 novembre. “L’azienda – si legge ancora – si è altresì dichiarata disponibile alla prosecuzione di attività correlate alla chiusura fino al 30 aprile 2015, dando atto del diverso trattamento riguardo agli incentivi fra coloro che accetteranno la risoluzione del rapporto entro il 31 dicembre 2014 e i lavoratori che proseguiranno l’attività”. Appurata la “indisponibilità aziendale a proseguire l’attività fino al 30 giugno 2015”, i sindacati hanno ritenuto “insufficiente la proposta economica” e chiesto almeno 31 milioni per la buonuscita.

Intanto Brusadin fa sapere che nel corso dell’assemblea degli operai che si accesa nella notte di martedì 3 dopo l’incontro al Mise, “un centinaio di lavoratori ha chiesto alla Rsu di confrontarsi con un collegio legale per valutare ipotesi alternative, fino anche a una class action”. Nel tardo pomeriggio di mercoledì 3 l’incontro con gli avvocati. "Valuteremo anche - fa sapere infine il delegato - eventuali azioni contro la stessa Confindustria che a nostro avviso avrebbe dovuto far rispettare i precedenti accordi sindacali con l'azienda sull'attività lavorativa".