Gorgona da sei mesi senza traghetto

Il promontorio dell'isola di Gorgona (foto Lara Loreti)

Il direttore del carcere Carlo Mazzerbo: «Aprirsi all’esterno con visite guidate e ristorante». A vuoto la gara svolta a marzo per ripristinare i collegamenti, si aspetta quella nuova

LIVORNO. C’era una volta l’isola che non c’è. Ci abita un sognatore che si chiama Peter Pan che, tra indiani, sirene e pirati, vive una vita di avventure, a capo di una banda di “bimbi sperduti”. Un’isola immaginaria, che nel suo fascino e nel suo essere un po’ fuori dal mondo, evoca La Gorgona. Uno spicchio di paradiso, a 37 chilometri dalla costa di Livorno, lungo 3 chilometri e largo circa 2, che esiste davvero, con i suoi 70 detenuti e 40 agenti della polizia penitenziaria. Ma che rischia di diventare un’isola che non c’è, o meglio che c’è solo per poche decine di persone, sognatori e non, lontani da tutto e tutti. Da aprile, l’isola è priva di collegamenti. La nave Toremar, che fino alla scorsa primavera garantiva uno sbarco sull’isola (ma senza trasbordo, seguito invece dalla penitenziaria), tre volte a settimana, sulla rotta per Capraia, non fa più tappa lì. Gli unici mezzi che garantiscono alla Gorgona un filo di connessione con la terraferma sono le motovedette della polizia penitenziaria, diventate dei mini traghetti ad uso non solo degli agenti della polizia penitenziaria, ma anche dei loro familiari e di chiunque altro abbia necessità, per lavoro, piacere o curiosità, di approdare sull’isola.

È la prima cosa che evidenzia il direttore del carcere, Carlo Mazzerbo, 30 anni di esperienza in istituti penitenziari, una passione speciale per la Gorgona, di cui tutti lo riconoscono come “primus inter pares”, capo non solo nella carica, ma soprattutto nell’autorevolezza. «L’amministrazione del carcere insieme al Comune sta lavorando per trovare un vettore in grado di garantire 3/4 viaggi a settimana, per tutto l’anno, che colleghino Livorno con la Gorgona - spiega Mazzerbo - A marzo c’è stata una gara per individuare una compagnia di navigazione, ma è stata deserta: nessuno s’è presentato perché le imprese hanno valutato non conveniente investire in un progetto del genere. Viaggiare da e per Gorgona tutto l’anno non è remunerativo». Ma potrebbe diventarlo. Come? Risponde ancora Mazzerbo: «Il nostro interesse è far conoscere a più persone possibile l’esperienza virtuosa di questa isola-carcere, dove da anni si sperimenta un reinserimento importante del detenuto, che vive qui gli anni finali della sua pena. Sull’isola il detenuto entra in contatto totale con la natura, ne apprezza ogni sfumatura, impara un mestiere e si rieduca anche attraverso il contatto con gli animali».

La delegazione in visita venerdì 31 ottobre 2014 in Gorgona

È da questa riflessione, come conferma anche il sindaco Filippo Nogarin, che nasce il progetto a cui Mazzerbo sta lavorando con l’amministrazione: «L’isola può accogliere massimo 70 persone al giorno. C’è una foresteria che ne può ospitare una cinquantina, ma che può essere ampliata o integrata con un’altra struttura. L’idea sarebbe quella di creare un piccolo ristorante dove accogliere i turisti, che potrebbero degustare le prelibatezze dell’isola, fatte dagli stessi detenuti. Visite guidate, insomma, nel rispetto assoluto dell’ambiente». Per far ciò però è necessario risolvere il nodo dei collegamenti. Del caso Mazzerbo ha interessato anche Vincenzo Ceccarelli, assessore regionale ai Trasporti. E a questo punto entra in gioco la consigliera regionale Marta Gazzarri, esperta di sociale e sensibile ai temi delle carceri, che venerdì ha visitato l’isola insieme a Giovanni De Peppo, presidente dell’associazione Confronto ed esperto di servizi sociali. «Farò un’interrogazione in consiglio regionale - dice la Gazzarri - per capire a che punto è l’iter della gara».

Intanto chi deve raggiungere la Gorgona continua a viaggiare sulla motovedetta della penitenziaria. Come Sonia Citti. Mentre la barca solca il mare aperto, tra le onde increspate, e la sagoma sospirata dell’isola si avvicina sempre di più, è lei a parlare di quanto, tra fascino isolano e disagi legati ai collegamenti, sia il primo a prevalere sui secondi.
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