Costa Concordia. De Falco: "Trasferito in un ufficio, potrei lasciare la divisa". L'ammiraglio Faraone: "Non è una bocciatura"

Il capitano che gestì l’emergenza il 13 gennaio 2012 si sfoga dopo il trasferimento e critica le lezioni di Schettino: "Rimosso per il lavoro che ho fatto quella notte". Faraone: "Il trasferimento rientra nell'ambito di avvicendamenti di ufficiali delle capitanerie, non è una diminutio"

LIVORNO. Il capitano Gregorio De Falco pensa perfino «di lasciare la divisa» dopo aver saputo di dover abbandonare a fine mese la sala operativa della Capitaneria di Porto per un incarico amministrativo. È questo uno dei passaggi più significativi che l’ufficiale eroe nella notte della Costa Concordia racconta durante l’intervista rilasciata a Repubblica. E poi su Schettino e sulle sue lezioni all’università: «Questo Paese è storto, privo di riferimenti corretti in cui le persone rispondono per il ruolo e la responsabilità che hanno». Infine un passaggio sulle cause del trasferimento: «Può esserci un collegamento con il lavoro che ho fatto per il soccorso e forse per le indagini».

«Le interrogazioni parlamentari che mi sostengono sono per me inaspettate ma vanno nella giusta
direzione di fare chiarezza su questa vicenda», ha aggiunto De Falco.  «Quello che mi è capitato mi amareggia ed è l'ultimo tassello  di un percorso che parte da lontano - aggiunge - e che riguarda tutta la sezione operativa che dopo la notte della Concordia è stata tenuta costantemente ai margini di qualunque ricorrenza o celebrazione». L'ufficiale non lo dice esplicitamente perchè «nella mia posizione non servono le deduzioni o dubbi, ma fatti e certezze», ma il riferimento potrebbe essere alle sue 'assenzè in celebrazioni pubbliche come la consegna della medaglia d'oro al Giglio o alle manovre di rimozione del relitto.

Ai sospetti di un trasferimento che profuma di bocciatura, risponde stizzito l’ammiraglio Arturo Faraone che guida dal 2013 la Capitaneria di porto di Livorno. «Si tratta di un normale avvicendamento come ce ne sono decine nei diversi comandi e non certo di una deminutio. Ecco perché non si deve parlare né di punizione né tantomeno di strumentalizzazione. De Falco ha fatto molto bene durante la sua permanenza alla sala operativa e nella notte della tragedia della Concordia ha reso onore alla Capitaneria».

Lo stesso afferma il Comando generale delle Capitanerie di Porto: «Il cambio di incarico del Comandante De Falco, da Capo del Servizio Operativo a Capo dell'Ufficio Studi, sempre nell'ambito della Direzione Marittima di Livorno, rientra nelle ordinarie dinamiche di impiego degli Ufficiali delle Capitanerie di Porto e risponde, in primo luogo, alla migliore organizzazione funzionale proprio di quella Direzione Marittima». Secondo il Comando generale si è fatto «molto rumore per nulla».

«Va chiarito, in primis - sottolinea il comando generale delle Capitanerie di Porto - che si tratta di un normale avvicendamento, comune a tutti coloro i quali, come il Comandante De Falco, hanno assolto ai propri obblighi di comando ed aspirano, poi, all'avanzamento al grado superiore. Ciò significa, in estrema sintesi - e senza avventurarsi in complicate argomentazioni sulla disciplina dell'impiego degli Ufficiali delle Capitanerie - che far permanere 'sine die' il Comandante De Falco nell'attuale posizione impedirebbe ai suoi stessi colleghi di maturare le stesse esperienze e, soprattutto, le stesse condizioni giuridiche, per poter essere promossi».

«Va poi aggiunto - continua il comando della Guardia costiera - che il nuovo incarico riservato a De Falco quale capo dell'Ufficio Studi consentirà all'Ufficiale di evidenziare, ancora una volta, le proprie qualità nello svolgimento dei compiti di controllo di gestione, di addetto alle relazioni esterne e di assistente del Direttore marittimo, che il nuovo ruolo, appunto, gli riserva. Ed è proprio in considerazione delle pregresse e specifiche esperienze maturate dal Comandante De Falco, che si è ritenuto di farlo permanere nella sede di Livorno (destinazione, peraltro, da lui stesso richiesta), anche per il contributo che egli saprà senz'altro fornire a supporto dell'attività giudiziaria ed amministrativa relativa alla sciagura della Nave Concordia». «Si ritiene che l'elementare e trasparente rappresentazione dei fatti, scevra delle dietrologie e dei complottismi da più parti sollevati - conclude il comando generale - possa servire a fare chiarezza su questa vicenda che, dispiace dirlo, sembra rientrare a pieno titolo nel 'molto rumore per nulla'».

ECCO COME HA COMMENTATO L'AMMIRAGLIO FARAONE