Muore a 20 anni per una malattia

Vicarello dà l’addio a Naomi Conforti: l’anno scorso si era diplomata in ospedale

VICARELLO. Naomi Conforti aveva vent'anni e un sorriso che - raccontano gli amici - non l'ha mai abbandonata.Mai, nonostante gli ultimi sette, un terzo della sua vita, li abbia passati combattendo contro un tumore che tra le altri cose le aveva danneggiato la vista al punto da renderla quasi non vedente. Domenica è morta, nella sua casa di Mortaiolo, vicino a Vicarello.

Due giorni prima sua sorella Giada aveva sostenuto l'esame di maturità al liceo Dini di Pisa. «È stato come se avesse voluto aspettarla» dicono gli amici che ieri mattina alle 10.30 hanno gremito la chiesa del paese per la cerimonia funebre. Il lutto ha coinvolto l’intero paese .

C'erano gli ex compagni di classe dell'istituto Santoni di Pisa, dove Naomi Conforti si era diplomata la scorsa estate, c'erano gli amici di una vita, quelli del paese con cui la ragazza aveva fatto le elementari e le medie e aveva passato sere e sere d'estate a giocare e parlare, c'erano i colleghi finanzieri del padre Claudio (comandante della tenenza di Volterra) e quelli della mamma Brunella, commessa. E soprattutto c'era una famiglia distrutta dal dolore. A Mortaiolo, nella palazzina di famiglia, abitavano quasi tutti insieme: i nonni, gli zii, i cugini.

«Naomi era speciale nella sua semplicità, bella dentro e fuori», ricorda la zia, Nolita Vigliotta mentre sta tornando da Arezzo, dove il corpo della giovane è stato cremato prima di essere tumulato nel cimitero di Vicarello.Tutti ieri hanno sottolineato un aspetto del carattere di Naomi Conforti: la grande forza d'animo. «Ha sempre portato avanti le sue passioni, la scuola innanzitutto», continua la zia. «E nonostante la malattia il sorriso non l’ha mai abbandonata. Spesso era lei che ci confortava».

Dal 2007, quando le fu scoperto il tumore, la sua vita è stata stravolta. Aveva iniziato a viaggiare tanto, ma non come gli altri ragazzini della sua età. No, Naomi viaggiava di ospedale in ospedale, accompagnata dai genitori e dalla sorella, alla ricerca di una cura in grado di guarirla. Era riuscita ad unire le terapie, le visite, la vita con i medicinali sempre a fianco, allo studio, andando ogni giorno o quasi a Pisa e cercando di fare una vita più normale possibile.Nell'ultimo anno però le sue condizioni erano peggiorate. Al punto che proprio in una camera del Meyer di Firenze, la scorsa estate, aveva ottenuto il diploma.