"Rifarei lo Scoglio della Regina allo stesso modo"

Adriano Podenzana, l'architetto che ha progettato il restauro e la contestata ala nuova della struttura si difende: "Capisco chi immagina Livorno come un quadro di Natali ma la città deve guardare avanti"

Sostiene Adriano Podenzana che attraversare il ponticello che divide il controviale Italia dallo Scoglio della Regina sarà un po' come uscire dalla città e per magia trovarsi d'un tratto sbarcati su un'isola. "La piazza recuperata, l'immanente presenza del cielo e l'infinità del mare, il torrino belvedere, la pavimentazione della passeggiata che si prolunga fin verso l'acqua, ricostruiranno una suggestione metafisica che non sarà nuova per i livornesi, che sensazioni simili già le provano passeggiando sulla Terrazza Mascagni, ma che farà sentire il visitatore sospeso al di là del tempo. E quella suggestione sarà in primo luogo suggerita e poi ampliata dall'insieme dei volumi, la parte vecchia e la parte nuova del Palazzo dello Scoglio".

Adriano Podenzana è l'architetto che ha pensato, disegnato, progettato il nuovo Scoglio della Regina, quello che dal prossimo dicembre diverrà polo della ricerca e della logistica, sede del centro di robotica marina, del centro inter-universitario di biologia marina, del Sant'Anna, della Capitaneria, del Lamma, ma anche quello che nelle ultime due settimane è finito nel tritacarne della critica per la nuova struttura razionale, geometrica, essenziale, glaciale, innalzata e apparentemente incollata all'originario palazzo di metà Ottocento, con i suoi colori morbidi, la linea classica, l'aspetto imponente e al contempo elegante.

VIDEO / L'ARCHITETTO PODENZANA: "RIFAREI LA STESSA SCELTA"

Non tutto è Renato Natali. "Le critiche fanno parte del mestiere, anche se ogni lavoro andrebbe giudicato alla conclusione - risponde Podenzana sorridendo mentre tra le labbra stringe il suo sigaro -. Un detto che si tramanda da generazioni di architetti recita così: "Chi in piazza vuol costruir, l'ingiuria dovrà subir". Io capisco chi continua a immaginare Livorno come un quadro di Renato Natali, ma il tempo passa, gli stili cambiano, la città deve guardare avanti. Per quanto mi riguarda, progettare significa fare chiarezza attraverso un modello, un'immagine di astrazione e rigore, escludendo ogni volontà di ornamento e organizzando lo spazio tridimensionale attraverso una pianta e un alzato sempre tra loro relazionati e geometricamente definiti".

L'OPIONIONESette milioni per lo Scoglio della Regina: è il naufragio del bello

In viaggio allo Scoglio. È Podenzana, insieme a Riccardo Maurri, dirigente dei lavori pubblici del Comune, ad accompagnarci nel primo viaggio dentro al nuovo Scoglio della Regina, unico progetto dei piani integrati di sviluppo urbano sostenibile, i famigerati Piuss, che sarà concluso nei tempi previsti e cioé entro la fine del 2014.

Sebbene sia lunedì il cantiere è fermo, "ma si tratta della normale turnazione con cui la ditta che si è aggiudicata l'appalto, la Cogedi di Afragola, ha organizzato i lavori che in realtà stanno procedendo spediti", spiega Maurri.

progettoDal ponticello che per adesso rimane interrato (e lo resterà ancora per molto perché ci sono problemi per smaltire la spiaggia che si è formata sul lato sud, quello che si affaccia sul moletto) si ammira la facciata principale tornata a nuova vita, sullo sfondo il mare, il torrino belvedere, ma anche la nuova parte dell'edificio, quella che proprio sembra non piacere alla maggiorparte dei livornesi, con le sue forme geometriche così simili al Palazzo Grande, ma anche alla nuova ala del Palazzo Granducale o alla Banca d'Italia, un angolo di Eur sul mare per molti troppo impattante sulla struttura originaria.

Due linguaggi che si uniscono. "Ma il progetto definitivo mette a mio avviso in equilibrio l'esigenza di conservazione del manufatto storico e la vocazione del luogo, destinato a diventare centro di ricerca e dunque simbolo della città del futuro ma anche piazza restituita ai cittadini - spiega Podenzana -. Il nostro lavoro si è incentrato sull'edificio esistente da restaurare e sulla nuova addizione da costruire. Questa addizione è stata espressa in maniera chiara attraverso due diversi linguaggi architettonici, dove il nuovo deriva dall'esistente. Avevamo la necessità e l'obiettivo che il volume in ampliamento e la parte esistente agissero in continuità, una continuità non necessariamente formale e non certo mimetica ma oggettivamente non scindibile, riconoscibile ad esempio, nella visione anche solo esterna nei nuovi portali che inquadrano gli archi vecchi".

"Rifarei la stessa scelta". Podenzana difende il suo disegno, frutto di un percorso professionale lungo decennni e risponde con pacatezza a critiche professionali ma anche ad offese personali che gli sono piovute addosso. "Semplicità, equilibrio armonico, evidenza, economia: nella mia attività professionale, assolta tutta all'interno dell'amministrazione pubblica, e dopo aver vinto un concorso a cui parteciparono 400 architetti e ingegneri, ho inseguito questa chiarezza affinando nel tempo il risultato. E in questa tensione non sono evidentemente solo: un importante vena nell'architettura contemporanea viene così ben rappresentata da David Chipperfield e in Italia la stessa astrazione e rigore si ritrova con declinazioni diverse in Massimo Carmassi, Adolfo Natalini e da cento altri. Si potevano fare migliaia di progetti per dare un nuovo volto allo Scoglio della Regina e magari cento sarebbero stati decenti. Io credo che il mio rientri in questi cento".

FOTO / COM'ERA, COM'È

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COME

Visto da vicino. Non si può negare che a vedere a tu per tu il nuovo Scoglio della Regina, l'effetto sia assai meno violento rispetto alla panoramica dal controviale: il porticato basso con gli archi - che cento e più anni fa ospitava i bagnetti -, è stato ristrutturato ed è attorno ad esso che la parte nuova si inserisce, quasi cavalcandolo.

E' attraversando quel nuovo porticato, formato all'interno dagli antichi archi dei bagnetti e all'esterno dai nuovi portali squadrati, che il visitatore arriva all'entrata dell'edificio: un front office collocato davanti ad una parete di vetro che si affaccia praticamente sul mare, "per estremizzare ancora di più - sottolinea Podenzana - il concetto di isola". Il pavimento è in gres porcellanato bianco e grigio chiaro, "che - spiega l'architetto - ha un che di nostalgico, formalmente vicino alla storia dei bagnetti" di cui è stata mantenuta la sfilza di porte che un tempo erano spogliatoi.

Vetrate ovunque. È la luce e dunque il sole e i riflessi del mare che la fa da padrona. A destra dell'entrata, una scala a volo e l'ascensore che avranno una struttura in vetro e metallo conducono al primo e secondo piano, dove in due open space divisi da enormi vetrate e luminosissimi grazie a 32 finestre speculari che si aprono a nord e sud, saranno collocati i laboratori del Centro di biologia marina e del Sant'Anna. "Il pavimento sarà in pvc ad alta resistenza, color blu oltremare, che con le giornate di sole si confonderà davvero col mare circostante", aggiunge Podenzana.

DENTRO

Sui tre piani della struttura originale si svilupperanno invece una sopra l'altro una stanza con una grande vasca per gli esperimenti del centro di biologia, il centro previsioni meteo del Lamma che si trasferirà qui dal nautico, collegato con una serie di strumentazioni d'avanguardia poste sul tetto, pluviometri, radar, gps, e una sala riunioni del Sant'Anna. E poi gli uffici.

Una piazza per tutti. All'esterno, davanti alla nuova costruzione sorgerà una piazza assolata che sarà una stanza all'aperto, per gli addetti ma anche per i cittadini, spiega Podenzana, "un luogo di aggregazione e di piacevole sosta restituito alla città". Pavimentata in pietra bianca, costellata da alcune panchine in travertino, sarà interrotta da un torrino belvedere, trasformazione di un vecchio fortino contraereo, a cui già si può accedere attraverso una scaletta elicoidale, "volutamente disagevole e angosciante prima di riscoprire una volta in alto la completezza del panorama e dell'orizzonte", spiega Podenzana.

@giucorsi

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