Yacht Club si ribella «Alt al porto turistico a misura di sceicchi»

Il presidente Conti: se dovesse arrivare lo sfratto ci incateneremo al Forte della Bocca e ai pontili

LIVORNO. «Se dovesse arrivare il cosiddetto sfratto da qui non ci muoveremo e ci troveranno incatenati al Forte della Bocca, alle banchine e sui pontili; e come noi faranno tutte le centinaia dei soci degli altri circoli che gravitano sul Porto Mediceo…». Gian Luca Conti, 46 anni, avvocato del Foro di Firenze e professore di Diritto Parlamentare all'Università di Pisa, nonché presidente dello Yacht Club Livorno, non si agita né alza la voce, però è fermo, deciso, motivato a frenare «la manovra in atto che potrebbe consegnare alla Stu, che è partecipata al 99% da un privato, Azimut Benetti, l'intero specchio d'acqua del Porto Mediceo per trasformare una nautica accessibile a tutti, in una nautica solo per sceicchi».

Sede dello Yacht Club, è appena terminato il concerto jazz dei Living Contrane: ricordi, coppe e foto con campioni della vela del passato e del presente: qui sono passati dal mitico ammiraglio Straulino, oro alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 (nella classe Stella in equipaggio con Rode) a Giovanni Soldini , re degli oceani che proprio qui, poco più di un anno fa, rimase affascinato dalla storia dello Yacht Club che nel 2015 taglia il traguardo dei 50 anni.

Insomma: il "popolo delle barche" del porto si mobilita, esattamente come quello delle barche nei Fossi. L'avvocato Conti rivela: «Noi dello Yacht Club abbiamo aderito all'idea partita dai vertici della Lega Navale, sottoscritta anche dagli altri otto circoli della zona, per concorrere ad avere la concessione demaniale marittima per rilanciare la nautica accessibile a tutti, non quella solo per i magnati. Però sinora non abbiamo avuto risposta».

Dieci circoli (oltre 1500 soci, più di 400 barche) sul piede di guerra, decisi a difendere il loro presente e la loro storia, ma soprattutto il loro futuro.

«Non possiamo restare in silenzio – continua Conti – mentre Livorno rischia di perdere il Porto Mediceo inteso come spazio aperto a tutti, a favore di un progetto elitario. Basti un esempio: alla spianata del Molo Mediceo andrebbero all'ormeggio solo 11 megayacht al posto di 110-120 barche tra i 10 e i 15 metri, mentre nel nostro progetto passeremmo da 400 a 800 posto barca. E questa è politica urbanistica? Vogliamo che il "lungomai" non finisca dove i livornesi prendono la loro barca per incontrare il mare, ma dove si va a guardare i super yacht degli sceicchi?».

Conti nega una ricaduta economica sulla città: «Arriveranno in aereo a Pisa, saliranno sul taxi, andranno a bordo delle loro isole galleggianti e arrivederci. Ma quali spese, quale indotto: è davvero questo che vuole la città? Dico di più: quel che sta accadendo potrebbe anche essere una scelta ragionevole e legittima, ma deve essere una scelta pubblica, affidata a un principio di maggioranza, non il risultato di accordi non sempre lineari dal punto di vista amministrativa».

Intanto la comunità dei dieci circoli che s'affacciano sulle acque del Porto Mediceo, venerdì scorso, ha messo a punto la strategia. «Nei prossimi giorni – anticipa Conti – racconteremo alla cittadinanza tutta questa storia: diventerà un caso nazionale». E prosegue: "Abbiamo fatto domanda di concessione demaniale anche noi, e non solo Vitelli, perché sapremmo come valorizzare questa zona che diventerebbe sempre più vivibile per tutta la cittadinanza; qui vorremmo che dal 1° giugno al 30 settembre diventasse una specie di Effetto Venezia, con manifestazioni culturali, spettacoli musicali, incontri. E a nessuno di noi interesserebbero i profitti. I profitti sarebbero impiegati per riqualificare e valorizzare le mura, recuperare la zona medicea della ex Lips».

Il presidente invita a riflettere sul fatto che in Italia nessuna città si apre sul suo porto come Livorno: «Neppure Genova, neppure Napoli, possono vantare una condizione così favorevole per costruire le basi per la valorizzazione di una nautica accessibile ma anche spazi godibili anche a chi vuol trascorrere una serata in una location di fascino pur non avendo una barca».

Amara la riflessione del segretario generale dello Yacht Club, Andrea Frediani, manager assai conosciuto in città: «Se penso che la nostra comunità ha impiegato oltre 400 anni per realizzare, fortificare e migliorare queste opere e che adesso tutto questo patrimonio storico, che fa parte della cultura della nostra città, deve andare al servizio di pochi e in mano a una sola persona, ho un moto di rabbia, non lo ritengo giusto. Tra l'altro a Azimut Benetti è già stato costruito un porto da 60 posti per mega-yacht al Morosini per permettere la sosta manutentiva. Tutto iniziò nel 1997 per salvare il Cantiere Orlando, e quindi trovare occupazione. Bene quindi il Cantiere e anche il Morosini, ma certamente no la storia di Livorno, di tutti coloro che amano il porto ed il mare. Adesso in città tutti ci domandiamo il perché di questa continua espansione anche sul Porto Mediceo. Chiediamo che l’area sia concessa ai circoli, solo così si otterrà un miglioramento e saràdestinata a Livorno e alla sua gente».