L’incredibile caso della casa pignorata per 4mila euro di debito

Livorno: la loro casa (valore 300mila euro) è stata venduta all’asta per un mini-debito e adesso, dopo un rinvio per un malore, giovedì è previsto lo sfratto definitivo

LIVORNO. «Giovedì 11 torneranno a buttarmi fuori dalla mia casa, venduta all'asta per un debito di poche migliaia di euro: lo sfratto di una famiglia onesta sbattuta in mezzo a una strada è il trionfo dell'ingiustizia». Francesca Mancini torna in extremis con una lettera personale al procuratore capo Francesco De Leo un intervento per fermare all'ultimo istante la procedura che rischia di portarle definitivamente via l'abitazione che ritiene ingiustamente pignorata («non doveva essere inserita nelle vendite giudiziarie, ho dimostrato che il mio debito nei riguardi del condominio è stato ampiamente saldato presentando ricevute per oltre 30mila euro»). Lo sfratto con l’intervento della forza pubblica era stato già annunciato la settimana scorsa, poi era slittato perché la donna era stata ricoverata per un malore. A quanto è dato sapere, nei precedenti passaggi era stata trasmessa alla Procura la segnalazione relativa a quanto afferma la donna in merito al mancato riconoscimento formale del fatto che nei confronti del condominio era stato saldata ogni pendenza.

A tal riguardo la famiglia Mancini, nel calvario giudiziario degli ultimi due anni, aveva presentato querela contro un grosso studio di amministrazione condominiale e ha denunciato a più riprese tuttoi quel che non quadrava «facendo nomi, cognomi e indirizzi». La casa in zona Calzabigi – stimata dal perito circa 300mila euro e poi aggiudicata a quasi 200mila – è stata pignorata e venduta all'asta nel settembre di due anni fa per il mancato pagamento di un debito di circa 4mila euro, poi più che raddoppiati in virtù di spese legali e interessi.

È una storia che fa da specchio ad altri drammi annunciati ai quattro angoli del Paese: la vicenda del muratore siciliano che si è ucciso con il fuoco dopo esser stato privato della propria casa è solo l’ennesimo episodio di una sequenza di tragedie esistenziali, spesso con un comune denominatore: persone non più giovanissime che si sono sacrificate una vita per mettere da parte il gruzzolo per comprare casa, poi arriva la crisi e fa saltare tutto, compreso il senso stesso dell’esistenza. E adesso per il caso livornese arriva l’epilogo dello sfratto: paradossalmente a poche settimane di distanza dal provvedimento con cui il governo stabilisce che, per debiti fiscali assai più alti di quello della famiglia Mancini, non si potrà pignorare la prima casa.

Bisogna aggiungere che la famiglia Mancini ha continuato a pagare il mutuo su quell’abitazione. Di più: «Mentre tutti sparano a zero su Equitalia – aggiunge Francesca Mancini – io non posso che ringraziarli per il senso di umanità che hanno dimostrato nei nostri confronti accettando di rateizzare il debito».

«Mi è stato detto – afferma – che la giustizia deve fare il suo corso e ora portarmi via la casa, salvo poi eventualmente darmi un indennizzo qualora sia riconosciuto che avevo ragione e che la casa non doveva essere venduta. Ma io dico: è giustizia esser costretti, come fossimo malfattori, ad abbandonare la nostra casa per veder casomai riconosciuto in seguito un diritto al risarcimento? Non voglio un risarcimento postumo, voglio solo che ci lascino in pace fra le quattro mura che abbiamo sudato una vita per avere".