Il mondo dell’arte in lutto È morto Luciano Bonetti

Testimone attento della pittura livornese si è spento a 87 anni I funerali si svolgeranno domani alle 10 nella parrocchia di San Simone

LIVORNO. Per anni, testimone attento dell’arte livornese si è spento all’età di 87 anni Luciano Bonetti, critico d’arte, giornalista ed a lungo collaboratore del nostro quotidiano, uno dei più validi testimoni della pittura livornese negli ultimi settant’anni.

«Non sono un pittore – teneva a precisare – ma amo l’arte». E così è stato lungo tutta la sua vita. Amico personale degli artisti più noti, da Romiti, a March e Voltolino Fontani, ha rappresentato la memoria storica, come discreto e competente protagonista, di un mondo che in Toscana ed in particolare a Livorno è l’asse portante di una profonda cultura. Ma è stato anche amico dei meno conosciuti, stimato, rispettato e benvoluto (“Con i pennelli ed i colori, soldi non se ne fanno”, era un suo pensiero).

Nato a Borgo San Lorenzo, ha dedicato la vita al lavoro( dipendente della Motofides e poi, nel dopoguerra, in Ferrovia fino al grado di capostazione superiore a Livorno), alla famiglia, all’arte ed alla musica lirica e sinfonica. Già segretario del Gruppo labronico, è stato fra i personaggi di spicco nel Premio Rotonda e tra i fondatori del Cenacolo di Valle Benedetta, il gruppo di artisti che dal 1971 si riunisce ogni domenica in via della Sambuca nella casa di Piero ed Umberto Monteverdi. Nell’ultima riunione, aveva illustrato da par suo le caratteristiche artistiche e culturali dell’astrattismo. Era infatti un suo pallino, quello di portare ogni volta qualcosa di nuovo e di stimolante sul piano della conoscenza.

Domenica prossima – come è tradizione – gli amici lo ricorderanno commossi brindando con il vino rigorosamente nero. L’idea, ricordava Bonetti, venne a quel buontempone di Giovanni March poche settimane prima di morire. E da allora la consuetudine è rimasta. I funerali si svolgeranno domani, alle ore 10, presso la parrocchia di San Simone all’Ardenza. Officerà don Carlo Certosino. Alle figlie, Isabella e Barbara ed ai familiari giungano le più sentite condoglianze da parte del nostro giornale.

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