Mps ancora in rosso: nuove svalutazioni e redditività in calo

Al Tesoro verranno chiesti 1,5 miliardi di Monti Bond L’ad Viola e i due vicepresidenti rinunciano all’indennità

SIENA. A giugno, presentando il piano industriale, l’amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola coniò una metafora marinaresca per spiegare l’impatto delle nuove misure approvate dal Cda. «Un piano per navigare controvento», disse. Misure particolarmente pesanti, ma tali da garantire la navigazione della banca in qualsiasi condizione di mare. Purtroppo, il vento si è alzato davvero e non poco e soffia in faccia al Monte che presenta una semestrale durissima, con una raffica di svalutazioni che completa l’opera di pulizia dei bilanci, ma anche con numeri che dicono che la reddività, in questa difficile situazione di mercato, è molto ridotta.

Dal punto più basso si può solo risalire ed è incoraggiante la notizia che una società di investimenti (vedi altro pezzo, ndr) abbia deciso di consigliare ai propri clienti di aumentare l’investimento nel Monte. Così come è significativo l’aumento del numero di clienti della banca che evidentemente continua ad avere un buon appeal. Detto questo, comunque, il Monte naviga in mezzo alla burrasca: il cda ha infatti deciso una nuova svalutazione dell'avviamento per 1,52 miliardi, che contribuisce a determinare un risultato netto negativo per 1,61 miliardi, rispetto a un utile di 261,4 milioni registrato nel primo semestre del 2011. Alla svalutazione dell'avviamento si aggiunge la svalutazione integrale del marchio Banca Antonveneta.

Ma anche la gestione ordinaria accusa le difficoltà della congiuntura: il risultato operativo netto semestrale cala a 182,5 milioni, con una riduzione del 69,1%. In compenso, migliorano i fondamentali della banca senese, anche prima dell’arrivo di 1,5 miliardi di Monti Bond che si andranno ad aggiungere a 1,9 miliardi di Tremonti Bond. Il core tier1, infatti, sale di mezzo punto al 10,8%. Stabili gli impieghi, in calo sia la raccolta dalla clientela che quella indiretta, in aumento i crediti incagliati e in lieve riduzione anche la percentuale dei crediti a rischio coperti, i conti del Monte dei Paschi risentono, oltre che dei propri guai, anche delle avverse condizioni di mercato. Per questo, ha detto l’ad Fabrizio Viola, la semestrale conferma «l'impossibilità di differire il piano industriale» e anzi impone «probabilmente anche di accelerare determinate azioni che sono ricomprese nel piano». A deprimere i conti del Monte è anche il margine di interesse di Mps in linea con l’anno precedente, ma con una dinamica in forte riduzione nel secondo trimestre «a causa dell’effetto congiunto - ha chiarito Viola - del calo dei tassi di mercato, della riduzione del portafoglio titoli, del forte aumento degli spread creditizi e della sostanziale stazionarietà delle masse intermediate con la clientela». In questa situazione, diminuiscono anche le commissioni nette. E in attesa che il cambio di pelle imposto dal duo Viola-Profumo al Monte cominci a materializzarsi, la navigazione continua a essere faticosa. Anche per dare un segnale di consapevolezza, l’ad Viola e i vicepresidenti Marco Turchi e Turiddo Campaini hanno deciso di rinunciare ai compensi deliberati dal consiglio di amministrazione. In particolare, Fabrizio Viola ha rinunciato all’indennità di posizione per la carica di amministratore delegato pari a 400mila euro lordi annui, Marco Turchi a 85mila euro, Campaini a 65mila euro. La scelta dell’ad e dei due vicepresidenti segue quella del presidente Alessandro Profumo che ha rinunciato all’emolumento annuo di 440mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA