Addio all’ammiraglio Ugo Foschini, lo skipper dei record

Aveva 96 anni: nel 1968 risalì il Tamigi nel centro di Londra al comando dell’Amerigo Vespucci, della quale poi divenne comandante

Quando sei anni fa, a 90 anni, si muoveva tra cime e vele con l’agilità di un ventenne, vinse a Napoli la Velalonga ed aveva già l’agenda piena di gare da disputare l’anno successivo. L’ammiraglio Ugo Foschini, lo skipper più anziano del mondo, pezzo di storia e di orgoglio italiano, a un mese dai 96 anni si è arreso ed è morto a Roma. Tra gli appuntamenti da non perdere di Foschini c’era la Barcolana di Trieste. Personaggio storico ed eroico Foschini: nel 1964, capitano di fregata, stupì il mondo al comando del mitico ’Corsaro IÌ, vincendo la regata Lisbona-Bermuda di 3.464 miglia: arrivò al traguardo in anticipo di un giorno rispetto alle attese (il secondo classificato arrivò il giorno dopo), spiazzando il cerimoniale di accoglienza non ancora pronto all’evento.

Quattro anni dopo, nel 1968, Foschini tornò a stupire il globo quando, al comando dell’ “Amerigo Vespucci”, risalì e ridiscese a vela il Tamigi fino a Londra mandando in visibilio i londinesi e regalando loro uno spettacolo che non si vedeva dai tempi di Nelson. «Quel comandante o è un pazzo, o è un grande marinaio», titolarono i giornali inglesi che, ovviamente, optarono entusiasticamente per la seconda ipotesi. «Avevamo un bel vento di poppa - spiegò all’epoca Foschini - così esclusi l’idea dei motori e feci tirare su le vele, lasciando ammainate quelle basse per permettermi di vedere meglio davanti, e feci anche posizionare le ancore in maniera da calarle subito in caso di necessità di arresto. Ovviamente, resomi conto del successo della manovra e della folla sulle rive, feci issare il tricolore più grande che avevamo a bordo». Sul “Vespucci” l’ammiraglio non aveva dubbi: «È la più bella nave del mondo». Su quella nave-scuola di cui divenne poi comandante, d’altra parte, Foschini era stato anche allievo dopo il suo ingresso nella Regia Accademia Navale nel 1935, non troppo disciplinato. «Rischiai di essere radiato - raccontava - dopo essermi lanciato in un tuffo carpiato dal pennone dell’albero di maestra della nave. La tentazione, per me che avevo fatto tuffi da piattaforma fin da ragazzino, era troppo forte».

A salvarlo fu l’intervento della principessa Pallavicini che casualmente aveva assistito all’episodio«. Poi la guerra, tra affondamenti subiti e inferti, e tante decorazioni. Nominato nel 1970 addetto navale, militare, aeronautico e per la Difesa per la fascia dell’ America centrale, l’ ammiraglio non perse occasione per imprese anche in quella parte di mondo. Nel 1972, al comando del ’Boomerang’, vinse il campionato venezuelano di vela d’altura. L’anno successivo, esplorate in barca le Galapagos sulle orme di Darwin, tornò sul continente e risalì l’ Orinoco in piroga segnando ancora una tappa nell’avventura. Fino a poco tempo fa, ogni settimana era in mare e in ogni stagione, con un obiettivo preciso: trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mare e per la vela. Anche per questo, nel 2003, lo Stato Maggiore della Marina lo nominò “Commodoro dello sport velico della Marina Militare”.