Il comandante vagava nel panico generale

Gli ufficiali raccontano il naufragio: troppa gente in plancia durante l’inchino lo squarcio,l’acqua a bordo inarrestabile e la certezza che la nave era persa

Così tante persone sul ponte di comando da disturbare le manovre; la certezza, già prima delle 22, che la nave non avrebbe retto; ancore buttate giù con la Concordia già ferma e un comandante che cammina da una parte all’altra nel panico generale.

Questo hanno raccontato alla Procura ufficiali, guardie di macchina e comandante in seconda l’indomani del naufragio della Concordia. Nel verbale delle cosiddette “sommarie informazioni” registrato il 14 gennaio scorso parlano Alberto Fiorito, 26 anni, addetto alla guardia in macchina, colui che fornisce la potenza ai motori necessaria per raggiungere la velocità richiesta;Giuseppe Pilon; 57 anni, direttore di macchina; Silvia Coronica, 29 anni, terzo ufficiale in sottordine di guardia in coperta, “custode” dell’anticollisione; e Roberto Bosio, 46 anni, comandante in seconda da tabella.

Ore 21: verso l'isola.La Concordia sta viaggiando a 16 nodi. «Verso le 21 - spiega Fiorito - sono stato chiamato dalla plancia da Ciro Ambrosio, il quale mi informava che avrebbero ridotto la velocità per fare l’inchino all'isola del Giglio». Sulla plancia, secondo la deposizione di Silvia Coronica, ci sono «il timoniere Jacob Rusli, il 1° ufficiale di guardia Ciro Ambrosio, il 2° ufficiale di coperta Salvatore Ursino, io stessa e l’allievo di coperta Stefano Iannelli». Ma non c’è il comandante. Coronica dice che alle 21.30 circa sale in plancia il maître, Antonello Tievoli. «Dopo pochi minuti - prosegue la ragazza - ci ha raggiunto anche il comandante Schettino e subito dopo l’hotel director Manrico Giampedroni». Sempre la ragazza racconta che a 4-5 miglia dal Giglio Schettino dispone l’inserimento della navigazione manuale, per cambiare rotta.

La rotta dell’inchino.«L’accostata - spiega Coronica al pm - era stata prevista dal comandante Schettino sin da prima della partenza da Civitavechia, annotata sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato». Coronica riferisce che Schettino avrebbe detto a Canessa (addetto alla cartografia): «Vieni qua che dobbiamo tracciare una rotta per passare vicino al Giglio e fare un inchino».

La tradizione dell’inchino.Alberto Fiorito: «L’inchino non viene fatto sempre, ma parecchie volte. Sicuramente le ultime tre volte nella tratta Civitavecchia-Savona». Quanto doveva essere vicina, stavolta, la nave? «Canessa ha chiesto al comandante se andasse bene una distanza di 0,5 miglia dal Giglio - spiega Coronica - il comandante ha risposto positivamente». «Seppur prevista - aggiunge Coronica - una rotta così vicina alla costa del Giglio non era mai stata effettuata». Eppure, nessuno solleva obiezioni quando la Concordia si avvicina così tanto: «D’altra parte - spiega Coronica - tutto è avvenuto in un attimo».

La collisione. «Verso le 21.30 - racconta Fiorito - fatta la riduzione a circa 15 nodi, ho avvertito una sbandata a dritta, poi tutta a sinistra istantaneamente, poi ancora tutta a dritta. Tutto mi volava dalla consolle. In un istante ho sentito la botta sotto la centrale. Tutto tremava. Ho capito che avevamo preso qualcosa». Fiorito chiama in macchina per evacuare, poi scende alla rampa del ponte B nel locale generatori di prora. «Ho aperto la porta e ho visto lo squarcio nella fiancata della nave e l’acqua che entrava... Avevano messo la propulsione a zero e i pannelli della propulsione erano spenti... Nel giro di due minuti era già tutto allagato». Nel locale dei generatori ci sono quasi due metri d’acqua.

Diesel d’emergenza ko. Segue il black out, poi parte il diesel di emergenza ma non si attacca automaticamente al quadro elettrico generale. Pilon racconta che «l’acqua era già a ponte 0, è arrivata subito al quadro elettrico e sono saltate le unità di potenza di riserva che consentono di far partire il diesel». Serve un intervento manuale, «con un cacciavite», cosa che fanno Petrov e Iosso, mandati da Pilon. Con loro Fiorito controlla i locali: «Cinque erano allagati - spiega Fiorito - e sappiamo che la nave può reggere fino a 3 locali allagati».

Intanto sul ponte. Mentre Fiorito controlla in sala macchine, sul ponte di comando salgono tutti gli ufficiali. «Martino Pellegrini, Ciro Ambrosio, Andrea Bongiovanni, Simone Canessa, Diego Scarpato, Giovanni Iaccarino, Dimitrios Christidus», riferisce Roberto Bosio. «Al timone vi era Gustavo». Schettino dà ordine di “accostare” (significa dirigere la prua a sinistra o a destra per far cambiare direzione alla nave). Questa la sequenza degli ordini ricordata da Coronica: «10 gradi barra a dritta, 20 gradi barra a dritta e tutta a dritta; subito dopo, credo, 10 gradi barra a sinistra e tutto a sinistra». Questa manovra serve prima per scostarsi dallo scoglio delle Scole (virata a dritta) poi per riavvicinarsi all’isola in modo da rimanere sotto costa, dove il fondale è più basso.

Gli annunci ai passeggeri. «Dopo circa 2 minuti - spiega Coronica - il comandante ha fatto chiamare le hostess per effettuare gli annunci all’equipaggio e ai passeggeri per rassicurarli perché la situazione era sotto controllo e di stare tranquilli». Ma la situazione è grave. Le urla si sentono fin sul ponte di comando. Pilon riferisce la situazione a Schettino: «Gli ho detto che avevamo perso il controllo della nave... che eravamo allagati». Il clima, racconta Coronica, è «di caos, arrivavano le telefonate alle persone presenti per dire del peggioramento della situazione». Dunque poco prima delle 22 è già chiaro che la nave affonderà, ma il segnale di emergenza generale è stato dato «dopo circa mezz’ora», spiega Fiorito.

La confusione di Schettino. Coronica ricorda lo scambio di telefonate tra Capitaneria di Civitavecchia e Schettino. «Alla domanda se avessimo bisogno di assistenza diceva “al momento no” - ricorda Coronica -. Solo successivamente il comandante discuteva con il Canessa e i presenti sul fatto che gli servivano dei rimorchiatori. Non spiegava il perché». Quando da Livorno chiedono di parlare con Schettino, Coronica non ricorda se il comandante abbia dato ordini. «Andava da una parte all’altra della plancia - spiega - per la situazione concitata di panico che c’era in tutti noi».

La manovra con l’ancora.Coronica spiega che il comandante dà ordine al nostromo Vincenzo Scalfani e al primo ufficiale di coperta Giovanni Iaccarino di andare a prua e buttare l’ancora di dritta «per evitare che la nave si allontanasse dalla costa». «Mi è stato ordinato dal comandante di procedere per dar fondo alle ancore - spiega Bosio - prima quelle di destra e dopo qualche minuto quelle di sinistra, con la nave ormai completamente ferma». La posizione con la prua verso il porto del Giglio e l’inclinazione verso destra «la nave l’ha assunta senza che io sentissi ordini del comandante, forse automaticamente», spiega Coronica.

La gestione dei passeggeri.Dopo circa mezz’ora (20’ per Coronica) viene dato il segnale di emergenza generale e dopo altri 20’ l’ordine di abbandono. La nave è sbandata di 30 gradi, sul lato dritto non è più possibile tirare giù scialuppe. A dritta, nella parte che guarda l'isola, la gente comincia a buttarsi in mare per cercare salvezza. La stessa Coronica finisce in acqua, con altre 20-30 persone, e raggiunge uno scoglio. «C’erano altre persone - riferisce - tra cui Ambrosio, Christidis e, asciutti su uno scoglio in alto, Ursino e Iannelli che mi riferivano di aver guadagnato terra con una scialuppa».

Dov’era il comandante. Fiorito: «Non so cosa abbia fatto il comandante, le voci che ho sentito è che si sia buttato in acqua, presumo prima che tutti i passeggeri venissero evacuati». Pilon: «L’ho informato della situazione grave... non so cosa facesse di preciso in quegli istanti... L’ho incontrato a terra dopo molto tempo».

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