Il giallo della rotta e la manovra del capitano

L'avvicinamento alla costa dopo l'urto ha senz'altro salvato numerose vite. Ma resta l'interrogativo sul perché la nave si trovasse in quella posizione fuori rotta

I vecchi marinai del Giglio l’hanno detto fin da subito: la manovra effettuata dal comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, originario di Castellammare di Stabia, ha del miracoloso. Dopo l’urto che ha aperto lo squarcio nello scafo dell’enorme imbarcazione, infatti, Schettino si è avvicinato all’ingresso del porto, permettendo così un soccorso più facile per le oltre 4.200 persone a bordo. Se, infatti, il naufragio fosse avvenuto più al largo, i danni per le persone sarebbero stati sicuramente maggiori.

Ma la grande manovra del comandante non può far passare in secondo piano una domanda che sta sempre più prepotentemente prendendo il sopravvento: come mai la Concordia si trovava in quella zona, dove ci sono secche e dove - come spiega chi quel pezzo di mare lo conosce come le proprie tasche - ci sono anche scogli micidiali, come quello delle scole, fra i maggiori indiziati nell’aver causato il grande squarcio nello scafo. E - soprattutto - perché la Concordia si trovava in una zona assai lontana dalla sua rotta, come confermano anche alcune fonti delle capitanerie.


Luca Martinelli, versiliese, comandante di importanti yacht, spiega che non ci possono essere molte alternative: «I sistemi di navi di quelle dimensioni sono tecnologicamente avanzatissimi. Per intenderci, l’ecoscandaglio è in grado di indicare la profondità di un fondale con un’approssimazione di una decina di centimetri. Questo significa che l’equipaggio si è trovato di fronte a un problema tecnico, oppure a causare l’avvicinamento eccessivo alla costa è stato un errore umano». Un dilemma che terrà occupati anche gli uomini della Capitaneria, che ha aperto un’inchiesta amministrativa.