Un livornese al timone di Radio Vaticana

Luca Collodi (Radio Vaticana)

Luca Collodi: ci ascoltano anche i non cattolici, ci preferiscono alla Rai

 LIVORNO. E' un livornese il nuovo direttore del canale italiano di Radio Vaticana: si chiama Luca Collodi, 50 anni compiuti a maggio. I livornesi lo hanno conosciuto tanti anni fa sia sulla carta stampata (ha collaborato con Il Tirreno e con La Nazione) ma soprattutto come voce di Radio Livorno Città Aperta, l'emittente diocesana, e come volto del tg di TeleGranducato. Poi ha spiccato il volo a Roma.  Già da tempo era nello staff al vertice della radio del Papa, adesso gli è stata affidata la responsabilità di quel che il Vaticano - che ha una radio con un'infinità di lingue - chiama il "canale locale".  Sarà Collodi a guidare la nuova stagione sperimentale della Radio Vaticana in Dab+, il nuovo standard che rappresenta per le emittenti radiofoniche un po' quello che è il digitale terrestre per le tv. Senza dimenticare il canale web-radio all'indirizzo www.radiovaticana.org/105. Dal 1º gennaio partirà il nuovo palinsesto messo a punto da Collodi insieme al suo staff.  «Mi capita di incontrare molte persone - spiega il giornalista livornese - che mi dicono di ascoltarci al posto della Rai come una radio di servizio pubblico. Certo, abbiamo una identità che sicuramente non nascondiamo eppure veniamo visti come più obiettiva rispetto ai canali Rai. Una delle novità è proprio il fatto che fra i nostri ascoltatori cresce la quota di non cattolici che però trovano nei nostri programmi quel grado di obiettività che apprezzano».  «Sono partito da un territorio di provincia e sono arrivato ad occuparmi di dar voce all'universalità della Chiesa», dice Collodi: «E' una storia professionale personale che rappresenta in qualche modo lo specchio dell'atteggiamento che troviamo nel mondo ecclesiale: parla dell'universalità ma deve avere le radici ben piantate nel territorio, perché è nei quartieri e nei paesi che ci si fa prossimo della gente».  Poche settimane fa Collodi, che ha mantenuto un forte legame non solo affettivo con la nostra città, era tornato in quel vescovado in cui aveva lavorato a lungo come giovane volontario ai tempi di monsignor Ablondi. L'ha fatto per farsi intervistare da tre giovani colleghi come testimone della "Giornata" che la Chiesa dedica alle comunicazioni sociali. Al centro dell'operato professionale di Collodi c'è un'idea di fondo, quella di lavorare per «una Chiesa che non si rintani nelle sacrestie o nel chiuso del proprio linguaggio, ma sappia affrontare a viso aperto il mondo facendo opinione».  In quell'occasione, anche negli ambienti di curia lo spirito labronico ha preso il sopravvento: senza peli sulla lingua, ha detto che è stato un «gravissimo errore della diocesi aver chiuso la propria radio». Comunque, se ha taciuto la voce dell'emittente diocesana, non si sono zittiti i protagonisti di quell'esperienza, visto che - come ha rilevato Collodi - «da quell'esperienza è nata una leva di operatori dell'informazione che ora lavorano in varie testate, adesso si sente la mancanza di qualcosa del genere».