«A Madrid era un'altra cosa»

Il fotografo Daniele Stefanini

 Il 5 giugno è volato a Madrid e ci è rimasto sette giorni: «Volevo vedere la Puerta del Sol, capire cosa fosse davvero il movimento degli indignados». Daniele Stefanini (27 anni) è livornese e nella vita fa il fotografo. Col suo obiettivo ha catturato quei giorni di protesta contro il capitalismo e le banche finiti sugli schermi di tutto il mondo. «Ero curioso - racconta - è un fatto singolare una piazza occupata per più di un mese. Mi ha colpito l'organizzazione. L'accampata aveva un ufficio comunicazione esterno e interno, un'area con gli avvocati, una cucina. Poi un accampamento con nazionalità diverse. Il servizio d'ordine è stato impeccabile». «La piazza - continua - chiedeva la fine di questo modello politico-economico, diceva basta alla classe politica europea che ha dimostrato di non essere all'altezza di gestire la crisi. L'officina prendeva contatti con tutto il mondo».  Anche ieri, con la sua macchina fotografica, ha raggiunto gli indignados. Di Roma. Ma invece del corteo si è trovato a scattare gli scontri: «Le due esperienze non sono paragonabili. Quello che ho trovato a Madrid è un movimento assolutamente pacifico. Qui ci sono due anime: un corteo fatto di gente che manifesta con gli striscioni e uno violento». «A Madrid - chiude - c'era la convinzione che un movimento, se vuole essere un'alternativa a certa politica, non deve essere violento, altrimenti la gente non lo segue». (j.g.)