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Annegato a 29 anni alla cala del Leone: l'allarme, i soccorsi, le testimonianze

L'uomo, dopo essersi immerso per fare il bagno, è stato trascinato lontano dalla costa senza più riuscire a tornare indietro

LIVORNO. Hanno continuato a fargli il massaggio cardiaco anche a bordo del gommone, durante l'ultimo, disperato viaggio della speranza: dalla cala del Leone fino al moletto di Antignano. In mezzo alle onde i soccorritori hanno provato e riprovato. Ma il cuore di Ilie, che avrebbe compiuto trent'anni il 2 agosto, non ha più ripreso a battere. Si è fermato per sempre in uno dei tratti più affascinanti del Romito, la strada panoramica a sud di Livorno. Un'insenatura suggestiva e selvaggia che il trentenne aveva raggiunto di prima mattina attraversando la macchia mediterranea fino alla spiaggia di ciottoli a pochi passi da Castel Sonnino.

Il racconto
Secondo le testimonianze di alcuni bagnanti, Ilie Ungur, origini moldave e da alcuni anni residente nel milanese dove aveva lavorato per un'azienda di pavimentazione, si sarebbe tuffato in acqua intorno alle undici. Non è chiaro se alla cala del Leone fosse arrivato da solo o in compagnia. Fatto sta che sulla spiaggia, a quell'ora, c'erano anche altri bagnanti. Il mare a quell'ora - raccontano i testimoni - era molto agitato a causa del forte vento di Libeccio. «Purtroppo in quel punto della costa - spiegano i frequentatori - quando c'è maltempo si formano onde abbastanza grandi e una corrente che ti impedisce di rientrare a riva». E in effetti da come sono stati ricostruiti quei momenti, il trentenne dopo essersi immerso per fare il bagno è stato trascinato lontano dalla costa senza più riuscire a tornare indietro. È dopo alcuni minuti che gli altri bagnanti, vedendolo in difficoltà, hanno lanciato l'allarme. 

I soccorsi
Dal porto di Livorno è partito un gommone del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco e una motovedetta della capitaneria. In dieci minuti entrambe le imbarcazioni erano nello specchio di mare davanti alla cala del Leone. «Quando siamo arrivati - spiegano - la situazione era disperata». Molto probabilmente il trentenne non riuscendo più a rientrare a riva si è fatto prendere dal panico e ha cominciato a ingerire acqua. «In situazioni simili - spiega chi fa servizio lungo il Romito - l'unica cosa da fare è quella di andare al largo, restare il più calmi possibili senza consumare energie e aspettare l'arrivo dei soccorsi». Ovviamente se questa è la teoria, nella pratica è molto più complicato, anche se negli anni scorsi, lungo la costa sono state sistemate della boe proprio per aiutare eventuali bagnanti in difficoltà.

La procura
Quando il gommone dei sommozzatori è arrivato al moletto di Antignano, ad aspettare c'erano due ambulanze: la Svs e la Misericordia. Purtroppo, sia i volontari che il medico, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del trentenne.Sono stati i militari della capitaneria di porto a informare la pubblico ministero di turno Ezia Mancusi. La magistrato ha ascoltato la ricostruzione della tragedia da parte della polizia giudiziaria: la decisione della vittima di fare il bagno nonostante le condizioni meteo, nessun coinvolgimento da parte di altre persone, il racconto dei bagnanti che lo hanno visto in difficoltà in mezzo alle onde e il tentativo di salvataggio. Per questo la pubblico ministero ha deciso di restituire la salma ai familiari della vittima senza disporre l'autopsia. Una decisione che conferma come causa del decesso una tragica fatalità in quello che per Ilie doveva essere la vigilia di un giorno di festa.