Quella Livornina d’oro mai consegnata a Maradona e rimasta nella cassaforte del Comune

Era il 1987 e il consiglio comunale a sorpresa decise di non assegnare l'onorificenza al campione argentino

LIVORNO. Anno di grazia 1987. A Livorno c‘era un giovane e brillante assessore all’urbanistica, amava la città, il suo lavoro ma soprattutto il Napoli, vento nuovo del calcio italiano che stava ponendo le basi per sovvertire la tirannia dei club straricchi del nord. Quelll’amministratore rampante si chiamava Gianfranco Lamberti, e qualche anno dopo sarebbe diventato sindaco (doppio mandato) e non perdeva occasione per rivendicare con orgoglio le sue origini campane, pur dichiarandosi innamorato di Livorno.

Lamberti, soprattutto, aveva una passione smisurata per Diego Armando Maradona, il Masaniello con il numero 10 che stava incendiando il cuore di Napoli. L’uomo che l’anno prima aveva vinto un Mondiale da solo, portando in Paradiso un’Argentina poco più che dignitosa. L’uomo che aveva dribblato l’intera Inghilterra prima di toccare dentro il gol del secolo. La grande occasione si presenta il 26 agosto 1987, quando un sorteggio fatato mette il Pibe sulla strada del Livorno nello stesso girone di Coppa Italia. L’appuntamento è al Picchi, e la festa è doppia perché proprio quella sera è in programma l’inaugurazione del sistema di illuminazione del vecchio tempio di via dei Pensieri. Lamberti fiuta la grande chance e non ci pensa due volte: chiama l’assessore allo sport Antonio Bertelli, che si trova in ferie in Sardegna, e chiede il suo appoggio per la sua idea: consegnare a Maradona la Livornina d’Oro, massima onorificenza riservata a personaggi che hanno orientato la storia della città, le hanno dato prestigio o l’hanno comunque attraversata in maniera significativa. E vuole dargliela lui, la medaglia, davantio a ventimila tifosi, molti dei quali, neppure a dirlo, con il cuore azzurro.

La macchina organizzativa si mette subito in moto, la medaglia viene coniata in tempi record con tanto di dedica al Diez argentino. C’è un ultimo ostacolo da superare: il passaggio in giunta e poi la delibera del consiglio comunale. Vuoi che mettano i bastoni tra le ruote davanti a un personaggio del genere?, pensa l’assessore e futuro sindaco...Si. Bastoni tra le ruote. Incredibile ma vero. La giunta, guidata dall’allora primo cittadino Roberto Benvenuti, entra in tackle su Maradona e sulla Livornina. Un personaggio troppo discusso, controverso – è la posizione della maggioranza a Palazzo Civico – e che non ha niente a che fare con Livorno e la livornesità. Un premio del genere l’abbiamo riservato a intellettuali, a partigiani, non è il caso di darlo a un calciatore, anche se è il numero uno al mondo». Insomma, Maradona sarà anche il Dio del calcio ma la Livornina non la prenderà mai. Avessero saputo, i nostri amministratori della fronda anti-Diego, che diversi anni dopo il numero 10 sarebbe diventato il miglior amico di Fidel Castro, magari per una volta avrebbero chiuso un occhio, magari anche due...
Quella onorifcenza, comunque, morì fanciulla, e sui verbali dell’epoca si può trovare traccia di quel “niet” che magari, per molti, tra alzate di spalle e sorrisetti di sufficienza, fu soltanto una delle tante decisioni da prendere nelle lunghe sedute di giunta ma che adesso, dopo la prematura scomparsa della leggenda argentina, assume tutt’altro sapore.

A centrocampo, quella sera al Picchi, scambia un semplice mazzo di fiori con Maurizio “Maciste” Manetti, capitano di quel Livorno. Il Napoli vincerà 2-0, con assist e palo clamoroso dell’extraterrestre. Lamberti e Bertelli ci restano male, ma in democrazia la maggioranza decide. E dunque, quella medaglia con dedica sparisce. Anzi, no: da 33 anni giace nella cassaforte dell’economato, a Palazzo Civico. Impolverata e un po’ malinconica. L’unico premio, forse, che il ragazzo prodigio di villa Fiorito non ha mai preso. Adesso, magari, la città di Livorno potrebbe prendere quella medaglia, darle una lucidata e dedicarla alla memoria dell’uomo chiamato football.