Tamponi rapidi invece di quelli molecolari, decine di cittadini restano senza certificato di guarigione

Un infermiere al drive trough di via Allende (Marzi)

Livorno, l’Asl non riconosce la validità dei suoi test rapidi per dichiarare la guarigione e i pazienti sono costretti a ripetere il tampone

LIVORNO. «I miei due figli erano positivi al Covid. Il medico di famiglia ha prescritto loro i tamponi molecolari per verificare se fossero guariti. Ma al drive trough di via Allende solo al maschio hanno fatto il test classico. A mia figlia invece hanno eseguito il test rapido, sempre con tampone. E così, quando dal laboratorio di analisi è arrivato l’esito negativo per entrambi e io l’ho girato come da prassi all’ufficio Igiene dell’Asl, quest’ultimo ha emesso il certificato di guarigione solo per il bambino, mentre per mia figlia l’ha rifiutato dicendomi che il test rapido non era valido, pur avendolo fatto l’Asl stessa».

La testimonianza della nostra lettrice Simona racconta una situazione caotica che si sta ripetendo quotidianamente per chi sta uscendo dall’incubo Covid e deve sottoporsi al tampone per ottenere il certificato di guarigione.

Raccontava ieri pomeriggio Massimo, 47 anni, al Tirreno: «Dopo 11 giorni in casa ho appena fatto il tampone al drive trough. Il mio medico mi aveva prescritto il molecolare e invece mi hanno fatto il tampone rapido. Gliel’ho detto in tutti i modi agli infermieri ma sulla provetta preparata dall’Asl c’era scritto rapido. E così quando arriverà la risposta non sarà valida».

Le telefonate e le mail al giornale sono numerose. Ci ha scritto Francesca: «Dovrò ripetere il quarto tampone in quanto l’ultimo non è stato riconosciuto dall’ufficio igiene. Il mio dottore mi aveva fatto richiesta per il test molecolare, ed invece mi hanno fatto quello rapido».

Anche i medici di famiglia e i pediatri iniziano a registrare casi su casi di questo tipo. E sono preoccupati. Spiegava ieri una dottoressa livornese: «Sebbene io abbia inviato la richiesta di tampone nasofaringeo per alcuni miei pazienti, il laboratorio che li ha elaborati (l’Azienda universitaria pisana) li ha analizzati come rapidi, rendendoli quindi non idonei a poterli utilizzare per redigere il certificato di guarigione».

Che cosa sta succedendo?

Di fatto sembra che sia in corso un vero e proprio cortocircuito che rischia di far perdere tempo a centinaia, se non migliaia di persone positive, e soldi ad Asl e Regione.

In sostanza: l’Asl effettua a molti pazienti i tamponi rapidi che poi però la stessa Asl non riconosce come validi per decretare una guarigione. Il risultato è un’operazione spesso inutile, oltreché costosa, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista del dispendio delle risorse umane e tecnologiche.

Tra i due test c'è un'importante differenza di attendibilità. Il tampone molecolare è oggi l'unico utilizzato per la diagnosi di infezione da coronavirus. È per questo che l’Ufficio Igiene e Prevenzione dell’Asl ad oggi riconosce solo quelli molecolari per dichiarare la guarigione, così come previsto dalla circolare del ministero della Salute 35324 del 30 ottobre. I test rapidi invece vengono utilizzati per il riconoscimento della positività, ma anche in questo caso, eventualmente serve poi il tampone molecolare per confermare il contagio. 

E allora, si chiedono i medici di famiglia e i tanti pazienti finiti in questo paradosso, perché l’Asl utilizza i test rapidi al posto dei molecolari? E soprattutto: perché modifica le prescrizioni di medici curanti e pediatri, trasformando le richieste di tamponi molecolari ai fini della dichiarazione di guarigione in richieste di tamponi rapidi? —

LA DIFFERENZA

Tampone molecolare
È il cosiddetto “tampone”, il test più affidabile e considerato il gold standard, utilizzato per la diagnosi di infezione da coronavirus. Viene prelevato con un lungo bastoncino simile ad un cotton-fioc un campione delle vie respiratorie del paziente, preferibilmente dalla mucosa naso-faringea. Il campione viene analizzato attraverso metodi molecolari di real-time RT-PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) per l’amplificazione dei geni virali maggiormente espressi durante l’infezione. L’analisi può essere effettuata solo in laboratori altamente specializzati, e richiede in media dalle due alle sei ore dal momento in cui il campione viene avviato alla processazione in laboratorio.

Tampone rapido antigenico
Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle dei test molecolari (tampone naso-faringeo). Questa tipologia di test è basata sulla ricerca, nei campioni respiratori del paziente, delle proteine virali (antigeni). I tempi di risposta sono molto brevi (circa 15 minuti), ma la sensibilità e specificità di questo test sono inferiori a quelle del test molecolare, quindi le diagnosi di positività ottenute con questo test devono essere confermate da un secondo tampone molecolare. Questo tampone è stato introdotto per le situazioni, per esempio nello screening dei passeggeri negli aeroporti, dove è importante avere una risposta in tempi rapidi. I test antigenici si possono effettuare al sito del prelievo, o in laboratorio.