Minorenni spaccini, padre e figlio piccolo a comprare la droga e violenze: "Ecco il sistema Livorno"

Una veduta area di piazza Garibaldi: il cuore dello spaccio livornese

Nelle carte dell'inchiesta della guardia di finanza sull'organizzazione che gestiva il flusso di stupefacenti in città emergono dettagli inquietanti sui consumatori e sui metodi di vendita 

LIVORNO. Lo spaccio a Livorno. Bambini piccoli portati nelle piazze della droga dai genitori per non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, baby spacciatori di cocaina, hashish e marijuana dislocati in vari angoli della città e pagati con una dose o con pochi spiccioli. Un quadro terrificante. Venuto alla luce grazie a una maxi operazione della guardia di finanza. L’operazione “Time Out”. Che ha svelato come funziona la vendita degli stupefacenti all’ombra dei Quattro Mori. Il “sistema Livorno”. Due anni di indagini serrate: 52 cellulari messi sotto controllo, 1.800 cessioni di droga documentate, 30 indagati. In manette sono finite 19 persone, di cui quattro finite in carcere lo scorso agosto. Sono il venticinquenne livornese Mattia Romiti, ai domiciliari col braccialetto elettronico già da luglio quando i carabinieri lo fermarono in una piantagione di marijuana in via di Popogna, e i marocchini Mohammed Hraita (32 anni) e Abderrazak e Otamane Tiabi, due fratelli rispettivamente di 33 e 28 anni. I primi si trovano alle Sughere, il quarto nel carcere di Lucca. Le altre persone arrestate - 15, sottraendo i quattro già menzionati - sono finite in manette in flagranza di reato - sempre per spaccio di droga - nel corso dell’inchiesta biennale della Prima compagnia delle fiamme gialle, che ha agito sotto il coordinamento della sostituto procuratore Sabrina Carmazzi e con il fondamentale aiuto dei cani antidroga e della sezione pronto impiego degli scali Darsena. Dove si spacciava? In piazza Garibaldi, a Livorno, ma anche nei quartieri di Shangai, Corea, Antignano e perfino a Ospedaletto, a Pisa, e a Cascina. Anche nella provincia di Lucca. La droga scorreva a fiumi. E la sorgente era Livorno. Ecco come funzionava “il sistema”.

Uno degli arresti della guardia di finanza nell'ambito dell'operazione "Time out"

I MINORENNI: PRIMA ACQUISTANO, POI DIVENTANO SPACCIATORI

Undici minorenni che acquistavano la droga. Cocaina, hashish, marijuana. Purtroppo mentre i militari della Prima compagnia della guardia di finanza, diretti dal capitano Antonio Stabile, ascoltavano le telefonate e intervenivano per arrestare gli spacciatori, scoprivano che i clienti spesso erano giovanissimi. Sotto la soglia della maggiore età. Ragazzi fra i 16 e 17 anni, nel frattempo diventati maggiorenni, che si presentavano con i soldi per comprare sempre più stupefacenti. Livornesi, ma anche sudamericani e nordafricani. Per questo li hanno tutti segnalati alla prefettura come consumatori abituali di droga, con tutto ciò che comporta, come il ritiro della patente A, quella per guidare gli scooter, e la difficoltà nel prendere, poi, quella dell’auto una volta festeggiati i 18 anni. Ma alle segnalazioni previste dalla legge per chi non supera i quantitativi penalmente rilevanti, si sono poi aggiunte due denunce per spaccio, visto che due ragazzi - in cambio di qualche stupefacente in più o pochi euro da mettere nel portafogli - si erano pure resi disponibili a entrare nella rete, diventando a loro volta spacciatori, per vendere la droga ai loro coetanei e ampliare il giro scoperto dalle fiamme gialle. Ma i numeri potrebbero anche essere perfino superiori, visto che è successo che dopo le telefonate e gli appuntamenti pattuiti al cellulare, spesso poi l’incontro non andasse in porto. È ipotizzabile, quindi, che il giro fosse più ampio e comprendesse anche più minorenni. I luoghi? I più disparati: solo a Livorno i quartieri di Antignano, Shangai (via Nino Bixio) e Corea. Fuori dalla città anche Ospedaletto, a Pisa, poi Lucca e Cascina.

Una perquisizione della guardia di finanza nell'ambito della maxi-operazione "Time out"

LO SPACCIO CON I NEONATI PER NON DARE NELL’OCCHIO

Emblematico - secondo la guardia di finanza - il caso di un giovane babbo livornese, 26 anni, che per passare inosservato ed eludere gli eventuali controlli, si è presentato a un incontro per lo scambio della droga con la figlia neonata nel passeggino. In una sola settimana, stando all’accusa, avrebbe nascosto nella sua abitazione, in diverse tranche, oltre sei chili di hashish. E in un altro caso sempre nel suo appartamento della città gli è stata trovata una borsa frigo con all’interno tre chili di hashish, suddivisi in ben 29 panetti. Stupefacenti che presto sarebbero stati piazzati, sempre attraverso la rete di spaccio, sulle piazze della città. «Persona dall’alto profilo criminale, oltre a essere stato tratto in arresto - scrive la Prima compagnia della guardia di finanza in una nota - è stato denunciato anche per evasione, avendo violato la misura cautelare successivamente disposta degli arresti domiciliari e per aver occupato arbitrariamente un appartamento di proprietà pubblica gestito da Casalp».E proprio sulle case la Prima compagnia delle fiamme gialle, diretta da Antonio Stabile, ha avviato e proseguito numerosi controlli per censire gli abitanti delle piazze calde cittadine, come piazza Garibaldi. Controlli che vengono effettuati di concerto con la polizia municipale, mentre sempre i finanzieri, gli agenti locali e le altre forze di polizia (questura e carabinieri) proseguono nel pattugliamento della piazza, di giorno e di notte, per prevenire fenomeni di questo tipo e microcriminalità in generale. Controlli che andranno avanti anche nelle prossime settimane.

Per non dare nell'occhio consumatori e spacciatori, quando possibile, si presentevano con i figli piccoli: nella foto uno scambio di droga in piazza Garibaldi

FORZE DELL’ORDINE AGGREDITE DURANTE GLI ARRESTI

Non sono mancati momenti di tensione e violenza durante la maxi-operazione, lunga due anni, della Prima compagnia della guardia di finanza contro lo spaccio di droga in città. In un’occasione un militare è stato colpito con una testata durante una delle cento perquisizioni disposte dalla magistratura. Il finanziere, ferito alla testa dopo la reazione improvvisa del presunto spacciatore, è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, mentre l’indagato è stato anche denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, reato per il quale dovrà ora rispondere davanti al giudice. È stato solo uno degli episodi che hanno visto protagonisti i 30 indagati dell’inchiesta denominata "Time out", che prende il nome proprio dal linguaggio in codice con il quale comunicavano presunti spacciatori e clienti, nell’accordarsi per acquistare e comprare le dosi di cocaina, marijuana e hashish. È stato infatti anche individuato, durante un’altra perquisizione domiciliare, nascosto nell’appartamento di uno degli spacciatori, un extracomunitario di origini marocchine, irregolare sul territorio nazionale, nei confronti del quale sono state attivate le procedure di allontanamento. Nel complesso le perquisizioni hanno permesso di sequestrare 13,5 chili di hashish, due etti di cocaina, più di due chili di marijuana, dosi di eroina, boccette di metadone, un elevato quantitativo di sostanza da taglio e 26 piante di marijuana che sono state trovate nella zona industriale del Picchianti. Al termine delle indagini, come detto, sono state arrestate il primo agosto quattro persone, ora in carcere, oltre alle 15 già finite in manette per le varie flagranze di reato. Il “sistema Livorno” è stato duramente colpito dalle fiamme gialle. Ma il lavoro da fare è ancora tanto. Perché il mercato della droga non si ferma. E non si è fermato.