Quirinale, notte di trattative tra i partiti: il quorum scende, i leader scoprono le carte

Il centrodestra valuta Casini, smentito l’incontro con Cassese. Letta: venerdì votiamo il Presidente

Ora si fa sul serio. Basta giochetti, rose e bandiere. Dalla quarta votazione, che scatta questa mattina alle 11, per eleggere il presidente della Repubblica è sufficiente la maggioranza assoluta dei grandi elettori: con 505 voti in mano la partita del Quirinale è chiusa. Quindi, i leader di partiti devono iniziare a fare i conti e a guardarsi le spalle. Nessuno di loro, la scorsa notte, ha dormito molto, riunioni e contatti si sono accavallati fino a tardi.

Il bivio davanti a Matteo Salvini è chiaro. O segue Giorgia Meloni, che spinge per una prova di forza del centrodestra, con un candidato “di area” da portare in aula anche senza l’accordo delle altre forze politiche. Ben sapendo che questo significherebbe «far saltare tutto», a cominciare dal governo Draghi, come ha avvertito Enrico Letta, a proposito della possibile candidatura della presidente del Senato Casellati. Oppure Salvini deve sforzarsi di trovare un percorso condiviso con il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, proponendo un nome votabile da tutti. Ieri, per tutto il giorno, è rimbalzato con insistenza quello di Pierferdinando Casini, che prenderebbe sicuramente i voti di Italia Viva e di parte del Pd e di Forza Italia. Resta saldamente in campo, anche se fonti parlamentari della Lega hanno smentito che si possa puntare sull’ex presidente della Camera. E da Fratelli d’Italia hanno manifestato netta contrarietà. Inoltre, fonti 5 stelle hanno fatto trapelare la minaccia che, se gli altri votassero per Casini, il Movimento andrebbe all’opposizione. «Stiamo cercando di convincere le forze politiche a evitare esibizioni muscolari», ha detto Giuseppe Conte, dopo l’ennesimo vertice con Letta e Roberto Speranza. Esattamente l’esibizione a cui pensa Giorgia Meloni, che ieri ha sparigliato avanzando il nome di Guido Crosetto: candidatura di bandiera, ma ha raccolto quasi il doppio dei voti rispetto ai grandi elettori fedeli a Giorgia Meloni. Forte di questo risultato, la leader di FdI insiste con gli alleati per indicare al quarto scrutinio uno dei tre nomi della rosa già sfiorita (Pera, Moratti o Nordio) oppure un altro candidato di centrodestra.

Una decisione verrà presa questa mattina, nel vertice convocato prima dell’inizio della seduta alla Camera. «Si deve restare nel perimetro della maggioranza che sostiene il governo», è, invece, la linea di Letta, espressa ieri sera davanti ai grandi elettori del Pd. Per il segretario, «legare l’elezione del presidente con la tenuta dell’esecutivo non è una sgrammaticatura istituzionale», e ha rivendicato una prima vittoria, come fosse già acquisita: «Qualunque presidente voteremo venerdì, non sarà di destra, si negozierà un nome non di parte». Dunque si guarda a domani, perché oggi, «senza novità, confermeremo scheda bianca», ha anticipato Letta. La palla è in mano a Salvini ed è improbabile che decida di far saltare la maggioranza di governo: anche Silvio Berlusconi, con cui ieri ha parlato al telefono, gli avrà sconsigliato lo strappo. La ricerca di un altro nome super partes, del resto, non è semplice: ieri il leader della Lega ha smentito la notizia di un suo incontro con il costituzionalista Sabino Cassese. «Restiamo calmi – ha detto ai suoi – non dobbiamo farci prendere dall’ansia, c’è tempo». Lo stesso tempo che gioca a favore di Mario Draghi: se tra oggi e domani Salvini, Letta e gli altri non risolvono il rebus, il trasferimento del premier al Quirinale tornerà ad essere la prima via d’uscita.

(fonte: La Stampa)