Riforma del catasto, la Lega si oppone: ecco perché le tasse sulla casa spaventano i partiti

Dai Parioli di Roma a Brera a Milano: sono migliaia le casse di lusso che il fisco considera “popolari”. A Genova il 20% degli immobili signorili di tutta Italia: sono 4.398 contro i 2.124 della Capitale

Da Brera al Duomo, dai Parioli all’Appia Antica. A Milano come a Roma sono migliaia le case di lusso per il mercato immobiliare che per il catasto continuano a essere sono “popolari” o, peggio, “ultrapopolari”. D’altra parta la riforma del catasto è uno dei tabù italiani che resistono da più tempo. Chiunque abbia provato ad approcciare il problema, anche all’insegna dell’invarianza di gettito, si è trovato di fronte un muro. L’idea di fondo è semplice: fare pagare di più chi ha case di pregio e ridurre le imposte a tutti gli altri. Anche perché negli anni sono emerse distorsioni importanti e incomprensibili. Al netto dei quartieri nel centro storico di Milano e di Roma, la situazione ha assunto contorni paradossali a livello nazionale.

Basti pensare che su un totale di 23.974 appartamenti signorili censiti in Italia, quasi il 20% si trova a Genova: il capoluogo ligure ne conta 4.398, un record di cui la Superba probabilmente farebbe a meno considerando che sì in città ci sono palazzi stupendi come quelli dei Rolli, ma è difficile immaginare che sinao più del doppio di quelli di Roma. Nella capitale le abitazioni signorili sono appena 2.124, qualcuna in meno di Torino (2.278), Milano (2.504), Napoli (2.840) e Firenze (2.926). Quasi incredibile, poi, che una città come Palemo abbia solo 178 abitazioni signorili, mentre La Spezia arrivi a 223. Confedilizia (Confederazione italiana della proprietà edilizia) ha pubblicato sul suo sito web una tabella (vedi sotto) che fornisce alcuni dati interessanti sul numero e la distribuzione nei capoluoghi italiani degli immobili di categoria A1 (abitazioni di tipo signorile), esclusi, al pari di quelli accatastati in categoria A8 e A9, dalla sospensione della rata di giugno dell’Imu (leggi tutto).
Su un totale di 23.974 case signorili, quasi il 20% si trovano a Genova (4.398), seguono Firenze (2.926), Napoli (2.840), Milano (2.504), Torino (2.278), Roma (2.124). Con ‘solo’ 178 abitazioni signorili, Palermo ne ha meno di La Spezia (223) e anche della bella, ma piccola Biella (287). Che però supera di slancio Venezia con 228 appartamenti di lusso. L’elenco dei paradossi potrebbe andare avanti all’infinito, così come le ragioni di chi della riforma neppure vuole sentir parlare: «Le ipotesi di riforma del catasto avanzate dalla stampa vedono la Lega assolutamente contraria» tuona Alberto Bagnai, responsabile economico della Lega insieme ad Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze della Camera. «La posizione della Lega e del Parlamento sul tema è chiara: nessun inasprimento delle imposte sugli immobili, né diretto né indiretto, nessuna revisione degli estimi catastali, neanche sotto la foglia di fico della “parità di gettito”. La casa in Italia è già supertassata: non possiamo permetterci che un altro aumento delle tasse stronchi la ripresa nel '22, ripetendo l’errore fatto nel 2012 con l’Imu».

L’invarianza di gettito è sicuramente una scommessa, ma permetterebbe di riequilibrare il peso delle imposte evitanto che paghi l’Imu il proprietario di una casa moderna (e quindi signorile) in periferia di una grande città e non lo versi chi abita di un immobile di lusso in centro storico, ancora classificato come popolare. 

Come ha scritto l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli, il vero ostacolo rimane politico ed è legato agli effetti redistributivi della riforma: da un lato diversi contribuenti pagherebbero di più, dall’altro alcuni comuni avrebbero meno risorse. Servirebbe, quindi, il coraggio di spiegare che maggiori pagamenti da parte di alcuni eliminerebbero le iniquità accumulatesi negli anni. Inoltre secondo il Cpi «una vera riforma del catasto avrebbe diversi vantaggi. Per tutti ci sarebbe un beneficio in termini di semplificazione normativa e di determinazione trasparente del valore degli immobili (che potrebbero anche riflettere aspetti quali la certificazione energetica, sismica, vincoli urbanistici, ecc.). Si supererebbero metodi e procedure di stima e di rilievo degli immobili non più adeguati alla strumentazione attualmente disponibile. La distribuzione del carico fiscale sarebbe più equa: fra l’altro, le famiglie povere oggi sono gravate da un onere maggiore rispetto a quelle ricche (la differenza tra il valore di mercato e quello catastale è maggiore per i ricchi). Infine, la Guardia di Finanza avrebbe uno strumento di controllo migliore sulle ricchezze di evasori e altri soggetti che operano nell’illegalità. Il mancato gettito (tax gap) per la sola IMU nel 2017 era di 4,9 miliardi su un totale di 18,9)».

(fonte: La Stampa)