La Superlega agita anche la politica. Draghi: preservare le competizioni nazionali

Mario Draghi

Una stroncatura all'idea nata da alcuni dei maggiori club europei (per l'Italia Juventus, Inter e Milan) simile a quella già espressa da Bruxelles, ma anche da Madrid, Parigi e Londra

La politica italiana si unisce contro l'ipotesi della nascita della Superlega di calcio, trovando una sponda anche nei vertici delle istituzioni europee e nei governi degli altri Paesi coinvolti. "Il Governo segue con attenzione il dibattito", sottolinea il premier, Mario Draghi, che lancia un monito: "Sosteniamo con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport". Una stroncatura all'idea nata da alcuni dei maggiori club europei (per l'Italia Juventus, Inter e Milan) che è simile a quella già espressa da Bruxelles, ma anche da Madrid, Parigi, Londra. Emmanuel Macron e Boris Johnson si sono subito detti contrari, con il presidente francese che plaude alla scelta dei club transalpini di non aver aderito. La Superlega "minaccia il principio del merito sportivo", ha detto Macron. Stesso parere per il primo ministro britannico Johnson, che ha sottolineato come la creazione di una Superlega sarebbe "molto dannosa per il calcio".

"Dobbiamo difendere un modello di sport europeo basato sui valori, sulla diversità e sull'inclusione. Non c'è spazio per riservarlo ai pochi club ricchi e potenti che vogliono tagliare i legami con tutto ciò che le associazioni rappresentano: campionati nazionali, promozione e retrocessione e sostegno al calcio dilettantistico di base. Universalità, inclusione e diversità sono elementi chiave dello sport europeo e del nostro stile di vita europeo", tuona il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, mentre il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sottolinea: "Dobbiamo difendere il modello di sport europeo. Sono contrario al fatto che il calcio diventi appannaggio di pochi ricchi".

Anche in Italia, la contrarietà al 'super campionato' unisce tutto l'arco politico, da destra a sinistra. Tra i primi a far sentire la propria voce il segretario del Pd, Enrico Letta: "L'idea di una Superlega per i più ricchi club europei di calcio? Sbagliata e decisamente intempestiva. Nel calcio e nello sport la forza sta nella diffusione, non nella concentrazione. E nelle belle storie tipo Atalanta, Ajax, Leicester". Per il leader della Lega, Matteo Salvini, "il denaro non è tutto: da tifoso milanista, dovrei essere contento che la mia squadra possa partecipare a una Superlega europea, incassando un sacco di soldi, a prescindere da merito, impegno e risultati. Ma, da sportivo e da italiano, dico che il denaro non è tutto, e i milioni non sono sufficienti per azzerare simboli, storia, merito, cuore e passione".

"Si trovi un punto di incontro tra Uefa e grandi club europei", è l'auspicio del coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Che aggiunge: "È impensabile, però, pregiudicare campionati nazionali e Champions League". Per il Movimento 5 Stelle, "da tifosi e da appassionati sportivi non si può che restare attoniti di fronte a questo progetto delle maggiori squadre europee, tra cui tre italiane. Vogliono crearsi il proprio campionato a propria immagine e somiglianza, senza possibilità di retrocedere e limitando per gli altri club la possibilità di partecipare. Una non-competizione in cui lo sport c'entra poco o nulla, ma è tutto incentrato sul business e sul denaro". "Questa vicenda di una Superlega di un manipolo di squadre di calcio - chiosa Nicola Fratoianni, di Leu - è inquietante ed è il riflesso del mondo in cui viviamo. E racconta molto bene cosa intendiamo quando parliamo di disuguaglianza".