“Ho ucciso io Gabby Petito”. In un diario la confessione del fidanzato della ragazza trovata morta in Wyoming

Il caso tenne l'America col fiato sospeso l’estate dello scorso anno

«Sono stato io a uccidere Gabby Petito». La confessione è di Brian Laundrie, il fidanzato della ragazza newyorchese trovata morta la scorsa estate in Wyoming. Ѐ contenuta nell'agendina scovata accanto al cadavere di Brian, i cui resti furono rinvenuti settimane dopo in una zona paludosa a migliaia di chilometri di distanza, in Florida. Tra le righe di quel block notes, fortemente danneggiato dall'acqua e dall'umidità, gli investigatori hanno trovato conferma a quella che è sempre stata la loro tesi. Brian ammette le sue responsabilità, anche se il dettaglio dei suoi appunti per ora non è stato svelato.

Il caso che per settimane e settimane ha commosso e tenuto col fiato sospeso l'America intera sembra dunque avviarsi verso la definitiva chiusura. Per l'Fbi non ci sono altre persone sospettate o coinvolte nella vicenda.

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Tutto si è consumato all'interno dei turbolenti rapporti della giovane coppia che in una tappa del suoi viaggio, in Utah, era stata anche fermata dalla polizia in seguito a una violenta lite. Brian e Gabby, 23 e 22 anni stavano girando il Paese a bordo di in un piccolo camper, passando da uno stato all'altro degli Usa e raccontando le loro avventure sui social media. Ma quel viaggio on the road che avevano sempre sognato si è presto trasformato in tragedia, frutto dei crescenti screzi e dissapori tra i due fidanzati.

Il cadavere di Gabby fu scoperto in un'area remota della Teton National Forest, in Wyoming. Per gli investigatori e i medici legali nessun dubbio: era stata strangolata. Brian invece fece perdere le sue tacce, e per settimane fu al centro di una vera e propria caccia all'uomo. Per giorni tentò di ingannare le autorità chattando tra il suo telefono e quello di Gabby, facendo credere che lei fosse ancora viva. Mentre lui, utilizzando la carta di credito della vittima, si dirigeva verso la Florida, dove vivono i suoi genitori.

La sua fuga finì in una zona della Carlton Reserve di North Port. Il corpo fu trovato in un terreno che fino a pochi giorni prima era sommerso dall'acqua, un’area paludosa abitata da diverse specie di serpenti e alligatori. Da qui la difficoltà iniziali incontrate nell'identificare la vittima, col riconoscimento avvenuto grazie al fondamentale contributo della famiglia del ragazzo che partecipò attivamente alle ricerche. Accanto al cadavere, oltre all'agendina, uno zainetto e una pistola, quella con cui Brian si è suicidato. 

(fonte: La Stampa)