Segre: l’onorificenza dalla Germania mi onora e colpisce nel profondo

«Per lo straordinario impegno per ricordare la Shoah e l'instancabile lotta contro l'odio e l'intolleranza»

«Sono molto onorata ma anche colpita nel profondo. È un'occasione per meditare sul mio lungo e doloroso percorso di riconciliazione con la Germania. Rivedo lo storico gesto del Cancelliere Willy Brandt, che nel 1970 nella sorpresa generale si inginocchiò a Varsavia davanti al monumento ai caduti del Ghetto. Ripenso alle migliaia di intellettuali e di insegnanti tedeschi che, nel corso dei decenni, ribellandosi al precedente oblio, hanno fatto un lavoro straordinario affinché le nuove generazioni, nate dopo la guerra, facessero i conti con il passato della nazione, con un impegno che è d'esempio per molti paesi europei, compresa l'Italia. Il mio pensiero va anche al Presidente Steinmeier ed alla Cancelliera Merkel, che oggi guidano con saggezza una Germania baluardo della democrazia e messaggera di pace nel mondo, così come alla Presidente Ursula von der Leyen - che ho avuto il piacere di conoscere personalmente - vera paladina di un'Europa sempre più unita e solidale, contro nazionalismi e oscurantismi. Ringrazio le amiche Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, e Noemi Di Segni, presidente del l'UCEI, che hanno voluto essere al mio fianco in una giornata per me così particolare e colma di significati. Dedico questa onorificenza alla memoria dei miei cari Alberto, Olga e Giuseppe Segre». Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre dopo la consegna, da parte dell'ambasciatore Viktor Elbing dell'onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania. La cerimonia di consegna dell'alta onorificenza, già conferita nel 2020 dal Presidente Frank-Walter Steinmeier «per lo straordinario impegno per ricordare la Shoah e l'instancabile lotta contro l'odio e l'intolleranza», era stata differita a causa dell'emergenza Covid. L'evento si è tenuto nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani presso il Senato della Repubblica. 

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(fonte: La Stampa)