Giappone, il primo ministro Suga: “Mi dimetterò a breve dalla guida partito Ldp”

Era in carica da settembre del 2020, ma i consensi per l'operato del suo governo sono scesi al 31,8% anche a causa del Covid-19 

TOKYO. Aveva da poco annunciato la sostituzione dei massimi dirigenti del partito (LDP, partito liberal democratico) nonché lo scioglimento della Camera bassa e invece a gettare la spugna è stato lui. Il premier Yoshihide Suga non si ricandiderà alla testa del partito terminando di fatto il proprio mandato di premier il 30 settembre, ovvero il giorno dopo che il partito avrà eletto un nuovo leader.

Suga è stato capo segretario di gabinetto dal 2012 nella seconda amministrazione Shinzo Abe fino al 2020 quando a metà settembre ottenne una vittoria schiacciante per la leadership dell'LDP dopo le dimissioni per motivi di salute di Abe, diventando il 99° primo ministro del Sol Levante.

Aveva iniziato il proprio mandato un anno fa col soprannome spiritoso ma grazioso di Reiwa-ojisan (il nonnetto Reiwa), perché era toccato a lui annunciare in diretta alla nazione l’inizio della nuova era (Reiwa, deliziosa armonia) diventando istantaneamente riconoscibile anche a quella fetta di popolazione giovanile allergica alla politica. 

Nonostante questo fortunato e ricco viatico Suga si è rivelato un premier debole, sbiadita copia del proprio predecessore. 

L'obiettivo strategico da quando aveva assunto l'incarico era stato puntare non solo a una rielezione a capo del partito l’anno seguente ma a una vittoria alle elezioni della camera bassa (ottobre 2021) contando di portare con sé in dote una campagna di vaccinazione di successo contro il covid e uno svolgimento senza intoppi dei Giochi Olimpici di Tokyo. La vaccinazione seppur è attualmente poco sotto ai livelli europei (46.8%) è iniziata con imperdonabili ritardi, tanto che a una settimana dall'inizio dei Giochi era addirittura sotto il 10%. Per di più a Olimpiadi ultimate i contagi nella sola Tokyo sono decuplicati con decine di persone che sono decedute in casa per mancanza di posti letto nelle strutture sanitarie. 

Ad aumentare la frustrazione popolare sono state anche le ripetute estensioni dello stato d’emergenza (ampliato poi ad altre prefetture) che non solo non è riuscito a ridurre i contagi ma ha mandato in bancarotta decine di piccole imprese di ristorazione (e non solo) della capitale che non potendo servire alcolici (scelta controversa mal digerita sia dagli esercenti che dai clienti stessi) hanno deciso di evitare una lenta dolorosa agonia e chiudere del tutto. Tanto che un sondaggio nazionale ad agosto dava un tasso di approvazione per il governo Suga al 28 percento, la più bassa da quando è diventato primo ministro.

Con Suga uomo simbolo di riferimento il partito di governo ha poi subito una tripla batosta nelle elezioni suppletive per i seggi vacanti nella Dieta e l'elezione dell'Assemblea metropolitana di Tokyo lo scorso luglio. 

L'ultimo macigno sulle spalle di un premier già logorato è stata la sconfitta del candidato sostenuto da Suga stesso alle elezioni per il sindaco di Yokohama il 22 agosto, sconfitta che brucia ancora di più considerando che è la seconda città più popolosa del Paese, lì proprio dove ha sede il collegio elettorale del seggio di Suga alla Camera dei rappresentanti. 

Gli infausti presagi che sussurravano di una fatale sconfitta alle elezioni del prossimo ottobre hanno indotto molti nella coalizione di governo a prendere le inevitabili contromisure e chiedere la sostituzione di Suga come capo del partito, dunque nessun rimpasto dell'esecutivo e si andrà dritti alla scelta del candidato che punterà a diventare il prossimo premier. 

Fumio Kishida, ex ministro degli Esteri e capo della politica del Partito Liberal Democratico, ha già annunciato la sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali del partito che inizieranno ufficialmente il 17 settembre, mentre in un sondaggio condotto a fine agosto l'ex segretario generale dell’LDP Shigeru Ishiba è risultato come il “più adatto” nelle vesti di prossimo presidente di partito.

(fonte: La Stampa)