Donne e leadership, l’Italia fra i peggiori d’Europa

Il rapporto Gender Diversity 2021 traccia la mappa della percentuale delle donne nei consigli d'amministrazione. Nel nostro Paese solo il 3% delle imprese ha un Ceo femminile

La pandemia ha esacerbato le diseguaglianze, e ha colpito in modo significativo sul lavoro femminile. A testimoniarlo non sono solo i dati Istat, che ogni mese certificano quanto sia stata pesante la situazione in Italia. Oggi il Gender Diversity Index 2021 fa notare come la percentuale di donne nei consigli d’amministrazione sia ferma al 35% e solo il 7% delle aziende è guidata da vertici donna. Allo stesso tempo, «le aziende guidate da una Ceo donna hanno il doppio delle donne in posizione apicale (38%) rispetto alla media delle aziende (19%)». Eppure, in Italia la percentuale di donne in posizione di vertice è scesa al 3 per cento, uno dei livelli più bassi della classifica.

Il soffitto di cristallo rimane ben saldo ai vertici delle aziende europee. È quanto emerge dal Gender Diversity Index 2021 (Gdi), lo studio europeo presentato da EWoB, l’associazione European Women on Boards di cui Valore D è membro, che ogni anno analizza la rappresentanza di genere nei consigli di amministrazione e nei vertici aziendali delle più grandi realtà europee. Presentato per il terzo anno consecutivo, il Gdi è il report più completo ad analizzare la rappresentanza femminile nei diversi livelli - nei Cda, a livello apicale e nei comitati - proponendo una fotografia completa della leadership femminile. Nel 2021 lo studio ha analizzato 668 società quotate di 19 paesi europei registrando che, alla velocità del cambiamento attuale, l'obiettivo del 40% di donne nei Cda entro il 2025 non sarà raggiunto. Se nel 2019 il Gdi era di 0,53, due anni dopo si assesta a 0,59, ben lontano dall’1,0 che rappresenta il 50% di donne nelle posizioni apicali.

Nel 2021 solo il 35% dei membri dei Cda erano donne, un aumento di un solo punto percentuale rispetto all'anno precedente. A livello apicale, l’assenza delle donne è ancora maggiore, con gli uomini che occupano l’81% delle posizioni. E su 668 aziende analizzate, solo il 7% (ovvero 50) è guidata da un amministratore delegato donna, un miglioramento insignificante rispetto alle 42 Ceo donna del 2020.

«Poiché le donne rappresentano la maggioranza degli studenti universitari, è stupefacente vedere che solo il 7% delle aziende in Europa sono guidate da una donna. Questo deve cambiare perché non possiamo permetterci di non impiegare una parte così importante dei nostri talenti», ha commentato Hedwige Nuyens, presidente di European Women on Boards.

Nel complesso, il rapporto Gdi rivela inoltre che le aziende guidate da una Ceo donna hanno il doppio delle donne in posizione apicale (38%) rispetto alla media delle aziende (19%), mentre nelle aziende guidate da un uomo le donne vengono selezionate solo per un 30% delle posizioni vacanti.

Le cose non vanno bene in Italia. la percentuale di donne Ceo in Italia è scesa al 3% (lo scorso anno erano il 4%), che posiziona il Paese in fondo alla classifica assieme a Germania (3%) e Svizzera (2%) e dietro a Spagna (4%) e Portogallo (6%), contro il 26% della Norvegia, il 18% della Repubblica Ceca e il 14% della Polonia. “Anche se posizionati nella parte alta classifica per Gdi, in Italia c’è ancora un tema di rappresentanza femminile. Il dato del 3% di donne ai vertici delle aziende è preoccupante e dimostra che siamo molto lontani dalla parità e che c’è ancora tanto lavoro da fare per cambiare la cultura aziendale.

Lo studio di EWoB parla chiaro: le aziende guidate da una Ceo hanno il doppio delle donne in posizione apicale rispetto alla media delle altre aziende. È quindi necessario accelerare, promuovere lo sviluppo della leadership inclusiva e creare una pipeline di talenti femminili”, commenta Paola Mascaro, presidente di Valore D. Nel 2022 è attesa l’inversione di rotta. Pandemia e incognite permettendo.

(fonte: La Stampa)