Il Pil del terzo trimestre vola oltre il 16%, ma il governatore di Bankitalia avverte sui rischi della seconda ondata

Visco: nuovi rallentamenti per l’economia, bisogna proteggere i lavoratori

ROMA. «L’economia mondiale, dopo la contrazione senza precedenti registrata in primavera, ha segnato in estate un rafforzamento superiore alle attese; di conseguenza, all’inizio di questo mese il Fondo monetario internazionale ha rivisto verso l’alto le sue stime per l’anno in corso. La caduta dell’attività economica resta tuttavia la più forte dalla Grande Depressione, con una riduzione del prodotto dell’ordine del 4,5 per cento. L’intensità con la quale è ripresa nelle ultime settimane la diffusione della pandemia, in particolare in Europa, e l’elevata incertezza ad essa connessa rischiano di produrre nuovi rallentamenti dell’attività produttiva e della domanda di beni e servizi nel breve periodo, con conseguenze ancora negative per le prospettive dell’economia globale nel prossimo anno». Nel giorno in cui l’Istat certifica un rimbalzo dell’economia superiore alle attese, con il Pil in crescita di oltre il 16% nel terzo trimestre dell’anno, arriva l’avviso del governatore della Banca d’Italia. «Anche in Italia – spiega Ignazio Visco - il ritorno alla crescita nel terzo trimestre è stato ben più marcato di quanto avevamo previsto in luglio. Vi ha contribuito il netto recupero dell’industria, dove la produzione si è riportata, in agosto, sui volumi precedenti l’inizio dell’epidemia; sembra perdurare invece la debolezza nei servizi, nonostante la positiva dinamica, nell’estate, della spesa per le vacanze, prevalentemente di origine interna. Il rafforzamento dell’attività produttiva non sarebbe stato possibile in assenza di un orientamento fortemente espansivo delle politiche economiche; ne è conseguito, altresì, un deciso miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari e creditizi. La ripresa dell’epidemia minaccia tuttavia di incidere sui risultati conseguiti: vi è il rischio che l’aumento dei casi di contagio – anche qualora venisse contrastato con misure meno drastiche di quelle adottate in primavera – si ripercuota negativamente sulla fiducia e sulla spesa delle famiglie e delle imprese».

Secondo il governatore di Bankitalia «il rischio che la propensione al risparmio rimanga su livelli elevati anche nei prossimi trimestri, frenando la ripresa, appare concreto. Esso è confermato dalle indagini condotte dalla Banca d’Italia tra la fine di agosto e l’inizio di settembre; la volontà di risparmiare appare diffusa anche tra i nuclei che non si attendono cali del proprio reddito. La quota di famiglie intenzionata a ridurre gli acquisti negli esercizi commerciali di beni essenziali (quali quelli per prodotti alimentari) e non essenziali (quali quelli in alberghi e nella ristorazione) non solo è più alta tra i nuclei che hanno subito una diminuzione del reddito dall’inizio della pandemia ma tende anche a crescere con l’aumentare dei contagi nella regione di residenza». Visco spiega che «i provvedimenti presi dal governo a tutela dei posti di lavoro hanno finora limitato le conseguenze sui redditi e sull’occupazione; la sostanziale stabilità del tasso di disoccupazione dall’inizio dell’anno riflette anche, tuttavia, il fenomeno dello “scoraggiamento”, con una riduzione del numero di persone in cerca di lavoro di 300.000 unità. Pur dimezzatosi rispetto al picco raggiunto nel secondo trimestre, il numero totale di ore di cassa integrazione autorizzate rimane su un livello particolarmente elevato. L’acuirsi dell’epidemia potrebbe avere nuove, pesanti, ricadute sulle già fragili condizioni del mercato del lavoro. Se occorre evitare di ostacolare la riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori, la gravità della crisi richiede di continuare a offrire loro adeguata protezione fino a quando necessario».

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