Antonio Vaglica: “Dal Papa parole belle siamo tutti umani, bisogna andare avanti”

Antonio Vaglica

Concorrente 18enne di “Italia’s Got Talent”: Ho passato l’infanzia a sentirmi sbagliato, prestavo molta attenzione ai giudizi degli altri. Ma non ha senso perdere tempo in polemiche, discriminazioni, odi. Si vive una sola volta. Almeno con questo corpo...

Elio prima è ammutolito, poi si è commosso e alla fine è corso a schiacciare il golden buzzer. Mara Maionchi si è lamentata perché l’aveva preceduta. Federica Pellegrini pare un po’ a corto di parole e persino la fragorosa risata di Matano tace. È la prima puntata dell’edizione 2022 di “Italia’s Got Talent” e lo show realizzato da Fremantle per Sky ha trovato non solo il suo primo finalista ma anche un possibile candidato alla vittoria finale.

Ad avere stupito i giudici in questo modo è Antonio Vaglica: lungo capelli mossi, aspetto da efebo, è dotato di una voce dall’incredibile estensione e dal pathos vibrante. Ha cantato “Sos d'un terrien en detresse” di Daniel Balavoine, grido d’aiuto di un essere umano che sente di non appartenere a questa Terra. Non c’era dubbio che quella non fosse solo una cover, e che fosse proprio lui quel terrestre extraterrestre di cui cantava la sofferenza. «Ho vissuto momenti di discriminazioni che mi hanno fatto stare davvero male – ha detto davanti alle telecamere –. Quando ero piccolo prestavo molta attenzione ai giudizi degli altri e mi sentivo sbagliato». Se volete rivederlo, il 2 febbraio Sky Uno invece di una nuova puntata riproporrà il “best of” delle prime due, mentre l’integrale è sempre recuperabile on demand su Sky Go o Now.

19 anni appena compiuti, di Mirto Crosia, paese calabro da neppure 10mila abitanti sulla costa ionica della provincia di Cosenza, diploma di liceo artistico, due genitori che lo supportano (la mamma lo ha accompagnato alle audizioni), due fratelli, Antonio ha un’anima da brutto anatroccolo che la passione per il canto rende libera. IGT non è il primo talent cui partecipa, e cantare è davvero lo scopo della sua vita, come ci racconta.

«La prima volta è stata a Sanremo Young nel 2019. In quell’occasione ho incontrato Gianna Martorella, che a Grosseto gestisce una accademia di canto a cui mi sono poi iscritto e che con il tempo è diventata la mia manager. Da allora mi segue con affetto e dedizione. Ed è lei ad avermi iscritto a IGT. Io ero titubante, non lei. Non credevo proprio che mi accettassero»

Ma come mai proprio IGT?

«In realtà avevo provato anche con altri. Ma non mi hanno selezionato. Penso sia stato meglio: ero troppo piccolo e la mia voce così particolare non era ancora maturata. Anche esteticamente non ero pronto, non avevo ancora una direzione».

Tra Sanremo Young e IGT, che ha fatto?

«Ho studiato. Ho finito il liceo artistico e per un po’ ho anche smesso di fare casting. C’è stata la pandemia e mi sono ammalato: è stato orribile stare per un mese e mezzo chiuso in casa. Ma intanto avevo la “mia” canzone da mettere a punto: farlo mi consolava, quella canzone mi consolava».

Già, da dove arriva “SoS”?
«Trovata per caso su YouTube, mi ha subito colpito. L’ho sentita mia: adatta alla mia voce da un punto di vista musicale e così collegata alla mia vita nelle parole».

Su un palco dove tutti si presentano vestiti in modo da essere notati, piume e paillettes verrebbe da dire, lei è arrivato in jeans e maglietta.

«Volevo che ci fosse attenzione solo per la mia voce. E volevo qualcosa di semplice per non farmi guardare strano. Gli abiti ti categorizzano: non sono solo maschili o femminili. Ma non credete che il mio guardaroba sia solo quello: se mi alzo e ho voglia di vestirmi da pirata, posso farlo. Anzi: per la finale mi sbizzarrirò».

Cosa ricorda della sua esibizione?

«Che la notte prima non ho chiuso occhio. Avevo dentro un’emozione indicibile: la voglia di cambiare la mia vita, di spaccare tutto, di farmi capire. Dell’esibizione in sé non ricordo nulla, o quasi. Ma se devo essere sincero, ero anche convinto che la mia esibizione fosse stata un flop: i social in questi giorni mi hanno dimostrato quanto mi sbagliassi»

Davvero non si sente di appartenere alla Terra?

«Un po’ terrestre e un po’ venusiano. Voglio lasciare una bella immagine di me, e dare forza a chi come me ha sofferto».

Che infanzia ha avuto, non deve essere stato sempre facile in un piccolo centro del Sud?
«Ero un bimbo un po’ stravagante e perciò preso in giro per il mio modo di essere. Mi faceva male. Fortunatamente c’era il canto. Una passione che ho sempre avuto. Mi ha dato stabilità e invece di farmi chiudere in me stesso mi ha aiutato ad essere empatico verso gli altri».

Ma amici ne ha?

«Certo, fidatissimi. E anche loro sono la mia fortuna»

E i suoi genitori?

«Da sempre mi hanno spinto a credere in me. A quanti festival mi hanno portato quando ero piccolo. E quanti soldi hanno investito per il mio sogno. Forse ci credevano più loro di me».

Che musica ascolta?

«Queens, Mariah Carrey, Ariana Grande. Adoro Dimash. Tra gli italiani Pavarotti: sentirlo mi folgora. Giorgia, Alessandra Amoroso. Ora vorrei iscrivermi al Conservatorio e perfezionare ulteriormente la mia voce. Ma anche imparare a suonare davvero il piano: da piccolo avevo iniziato. Padroneggiare uno strumento trovo che sia fondamentale se vuoi comporre canzoni tue».

Proprio oggi Papa Bergoglio ha detto «I genitori non condannino i figli per i loro orientamenti sessuali». Cosa ne pensa?

«Che i genitori devono credere nei propri figli. Dare loro amore e fiducia».

E del Papa?
«È un papa moderno. Dice cose belle, che sono importanti per cambiare le mentalità, per fare accettare certe situazioni. Il mondo deve andare avanti, non giudicare: siamo tutti umani. Non ha senso perdere tempo in polemiche, discriminazioni, odi. Si vive una sola volta. Almeno con questo corpo... Chi dà bene riceve bene».

 

(fonte: La Stampa)