“Il nostro Lollo portato via dal Covid, un angelo che non si tirava indietro”

Il padre del bimbo morto a 10 anni al Regina Margherita di Torino: «Sentiamo l’affetto di tutti ma il dolore è troppo grande»

NUCETTO (CUNEO). C’è un silenzio innaturale a Nucetto, il paese di 400 anime, in quella parte della provincia di Cuneo che porta dritto verso la Liguria di Ponente. La morte del piccolo Lorenzo Gazzano, ucciso dal Covid a dieci anni, ha spento le luci e le voci. In una micro comunità dove tutti si conoscono e il dolore di una casa entra anche nelle altre. Come il dolore enorme, disumano, che ha squarciato le vite di Simone e Mara, il papà e la mamma di “Lollo”. Il cuore del loro bambino, l’ultimo dei tre figli, si è fermato martedì mattina, dopo una lunga notte in cui i medici dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino (dov’era stato trasferito dalla struttura di Mondovì) hanno cercato, in modo disperato, ma invano, di strapparlo al virus che lo aveva attaccato con una violenza troppo forte. Difficile da sopportare anche per un adulto. Immaginiamo per una creatura di soli dieci anni.

Lorenzo non aveva ancora fatto il vaccino contro il coronavirus. Gli altri componenti della famiglia, loro sì. Ma nessuna vicenda “No Vax”. Si trattava soltanto di aspettare, d’intesa con i consigli dei medici, perché il bimbo doveva ancora terminare una cura per alcuni problemi di salute. In modo molto sereno. Perché lui era sereno, non aveva problemi. «Voglio che il nostro Lorenzo sia ricordato da tutti per il bambino straordinario che era», dice adesso papà Simone. Che rompe il silenzio straziato in cui si sono chiusi genitori, fratelli e nonni, soltanto per rivolgere un’accorata richiesta: «Non create nessuna polemica su Lollo. Perché niente lo farà tornare indietro e ce lo restituirà. Rispettate il nostro dolore e il suo ricordo».

Simone, allora ci racconta com’era il vostro Lorenzo?

«Non perché fosse il nostro bambino, ma era una persona speciale. Come lo era il suo carattere. Solare, vivace ed espansivo. Tutto dove andava, riusciva a portare la sua allegria. Ecco, soltanto con un sorriso. Il suo bellissimo sorriso».

Nel paese dove abitate lo conoscevano proprio tutti. Lui e la sua bicicletta.
«A Lorenzo piaceva fermarsi a parlare con le persone, sia con quelle adulte, sia con gli amici della sua età. E sapeva esprimersi con le parole giuste, non fuori luogo. Le maestre ci hanno sempre detto che era un bimbo dall’intelligenza acuta e pronta. Anche alle battute simpatiche. Ed era educato: salutava sempre, in modo allegro, quelli che incontrava, tutti. A volte, anzi, tornava indietro a risalutare se gli era sfuggito prima».

Sui social sono centinaia i messaggi di partecipazione e vicinanza. Lo chiamano “il piccolo angelo”.
«Grazie a tutti. Ma è ancora troppo presto. Siamo distrutti e svuotati. Magari leggeremo ogni cosa dopo».

Che cosa piaceva fare a Lorenzo?
«In realtà voleva fare di tutto. Aveva tanta energia e non si tirava mai indietro, perché era davvero un bambino curioso. A scuola e nelle cose di tutti i giorni».

Tutti i bimbi hanno un sogno, per quando saranno grandi. Qual era il suo? La sua maestra Mary ha raccontato che avrebbe voluto dedicarsi all’agricoltura biologica e all’ecologia.
«Aveva tante idee. E rispettava molto la natura».

Aveva qualche abitudine speciale?
«Andava spesso da sua madrina e tornava sempre a casa con qualche cosa di buono da mangiare. Passava sempre a salutare la mamma al bar. E aveva un rapporto unico con mia madre, nonna Laura. Diceva che sarebbe stato il bastone della sua vecchiaia. Ma il destino… Adesso lei è molto malata. E lui non c’è più».

Un nipotino legatissimo ai quattro nonni, raccontano in paese.
«Certamente. Sia ai miei genitori, sia a quelli di mia moglie, i nonni di Perlo che i ragazzi chiamavano i “nonni Gigetti”. Ripeto: era una creatura unica, che andava d’accordo con tutti e riusciva in tutto quello che faceva. Disponibile ad aiutare i compagni e gli amici che ne avevano bisogno. Penso, sono sicuro che le persone gli volevano bene. Adesso sentiamo l’affetto intorno a noi. Ma il dolore è troppo grande».

Il vostro parroco, don Roberto, ha descritto Lollo come una “luce entrata nel cuore di tutti, con il volto raggiante e allegro”. Con parole commoventi, come “Siamo orfani della tua solarità”.
«Don Roberto è stato qui, a casa nostra. Abbiamo parlato di Lorenzo, che andava sempre a fare il chierichetto con entusiasmo e l’anno scorso aveva fatto la Prima Comunione. Sapete, era il tassello che mancava alla nostra famiglia, a completarla davvero, profondamente. Ovviamente ciascuno dei figli miei e di Mara è speciale, ma Lorenzo era il nostro piccolo».

Simone, c’è qualcosa che desiderate chiedere?
«Sì. A tutti. Ringraziamo per la vicinanza, ma chiediamo per favore di non parlare di Lorenzo per la tragedia che è accaduta, anche se lo comprendiamo. Di non creare polemiche, che non servono. Ma di raccontare di lui per le cose belle che ci ha regalato, anche se la sua vita è stata così breve. Troppo breve».

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(fonte: La Stampa)